Nella negatività del terremoto de L'Aquila, l'Abruzzo ha trovato un nuovo amor di sé. Prima l'orgoglio per il pianto trattenuto del vecchio pastore abruzzese - immagine che ripeto sempre, ma quei funerali, con il nostro Premier che piangeva ed il pastore abruzzese che pur di non far trapelare emozioni tratteneva tutte le sue lacrime, erano un insegnamento all'Italia delle urla e dei pianti pubblicizzati in televisione.

Poi l'inizio della ricostruzione con una parte delle persone che hanno già una nuova vita,  completamente dimenticate dalle televisioni - rimando alla lettura del mio articolo Lega e Abruzzo: questione di stile -. Si tratta di persone che hanno già trovato una nuova casa ed un nuovo lavoro, perché scappate in tempo da quella città che continua a tremare, ma con il sogno sempre vivo di tornare nell'amato capoluogo. Sono persone che in silenzio, senza urlare alle istituzioni ciò che spetta loro, hanno già una nuova vita.


La tendopoli a Roma, ancora una volta, ha dimostrato la dignità di un popolo, anche a chi viene da regioni limitrofe ed in piazza ci va per motivi meno gravi e con toni diversi (vedi Antonio di Pietro e i suoi). Pescara al centro del Mediterraneo per l'organizzazione dei giochi. Gli artisti riuniti che hanno cantato per l'Abruzzo per raccogliere fondi.


Parlo del mio partito: il Partito Democratico. Il pensiero va a Michele Fina, segretario provinciale del Pd de L'Aquila, che  il 27 giugno al Lingotto ha parlato di questo Abruzzo, e di questo pezzo d'Italia. Michele mi ha reso orgoglioso di essere abruzzese e democratico, anche perché ha citato Ignazio Silone ed è riuscito a raccontare la mia regione come pochi hanno fatto in questi mesi.


Quest'Abruzzo, quest'Italia è quella di cui bisogna parlare, perché è l'Italia reale. Nell'articolo La nazionale di calcio come specchio del paese si parlava di quella rappresentata da Fabio Grosso e dal suo modo di giocare senza troppe parole, ma con tanti fatti.

Michele ha raccontato quest'Italia al Lingotto, e ha rappresentato benissimo il pensiero di molti abruzzesi, democratici e non. Il Partito Democratico deve parlare a quest'Italia, nella quale si è insinuato il berlusconismo. Il segretario aquilano richiama all'attenzione su questo punto: quella che vediamo in televisione non è l'Aquila, ma una telenovella creata dalle televisioni.


Alcuni leader parlano ancora di classi sociali, mentre Michele indica la giusta direzione: parlare ai cittadini d'Abruzzo per parlare all'Italia che rappresentano. Questa è la sfida del Partito Democratico che si prepara al congresso di ottobre.


La speranza - da abruzzese e democratico - è che Michele Fina (lo stesso che con un grande atto di dignità ritirò la propria candidatura a segretario regionale, proprio il giorno prima del terremoto) lanci la sfida alla segreteria del Pd Abruzzo, con la certezza di essere abruzzese e democratico.


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