Addio servizi sociali
Scritto da Mirko Pagliai e Rita Staniscia* Martedì 02 Giugno 2009 23:48
Fino al 2000 l'Abruzzo poteva vantare una posizione di avanguardia nelle politiche sociali, il famoso terzo settore. La regione è stata una delle prime ad adottare il Piano sociale regionale, per di più ha anticipato l'applicazione della legge quadro in materia di politiche sociali.
Dopo lo scandalo sulla sanità che ha decretato la fine della giunta guidata da Ottaviano Del Turco, alla giunta regionale è subentrato il centro-destra di Gianni Chiodi.
In brevissimo tempo questa situazione, questo primato si è completamente ribaltato: l'Abruzzo è velocemente passato dalla testa alla coda della classifica.
Questa violenza inversione di tendenza è stata causata da più di un motivo:
- mancata approvazione di una legge quadro regionale sulle politiche sociali, a dispetto di quanto fatto dalle altre regioni;
- mancata attuazione della riforma che avrebbe permesso la trasformazione delle Ipab (istituzioni di pubblica assistenza e beneficenza) in aziende pubbliche di servizio alle persone, con la possibilità di fornire ai comuni della zona un nuovo strumento di intervento nel sociale;
- mancata attuazione dell'accreditamento dei servizi sociali;
- mancato aggiornamento della legge in materia del nucleo famigliare;
- blocco dei finanziamenti stanziati per l'Abruzzo dal precedente governo Prodi in materia di tutela della famiglia e dei cittadini non-autosufficienti e per gli asili nido.
A questo elenco, di per sé già drammatico e catastrofico, vanno ad aggiungersi tutta una serie di tagli applicati al bilancio del 2009, disposti dall'attuale Giunta regionale nella seduta dello scorso 24 aprile. Generalmente, questi tagli alla spesa sociale riguardano tutte le singoli voci di spesa, e comportano un quasi-azzeramento di molti servizi e persino l'annullamento totale di alcuni di questi, che invece figuravano tra le voci fino al bilancio dello scorso anno.
Complessivamente, si è passati da un finanziamento superiore ai venti milioni di euro a meno di cinque, per una riduzione stimabile intorno al 76%.
Guardando alle macro-aree che hanno subito tagli - e il sociale è, appunto, una di queste -, il settore in discussione risulta essere di gran lunga quello che è stato più limitato, e di molto rispetto a qualsiasi altro, a dimostrazione di una riduzione della spesa che non può che definirsi irrazionale e non omogenea e dell'insufficiente rilevanza che la Regione ha voluto riconoscere ai servizi sociali, che diversamente dovrebbero essere uno dei parametri principali per valutare il livello di civiltà e di sensibilità che le istituzioni mostrano rispetto a quelle parti della società che si rivelano più deboli e più esposte.
Basta valutare i dettagli dell'operazione complessiva per acquisire coscienza della dimensione del dramma che la Giunta che creato consapevolmente:
| Voce di spesa | 2008 | 2009 | Differenza |
| Fondo sociale regionale per l'espletamento di servizi ed interventi in materia sociale e socio-assistenziale | 15.000.000€ | 2.000.000€ | -13.000.000€ |
| Provvidenze in favore della famiglia | 525.000€ | 425.000€ | -100.000€ |
| Servizio civile | 50.000€ | (eliminato) | -50.000€ |
| Contributi a favore di ciechi e sordomuti | 400.000€ | 300.000€ | -100.000€ |
| Contributo alla Unione italiana ciechi | 270.000€ | 230.000€ | -40.000€ |
| Contributo all'Ente nazionale sordomuti | 270.000€ | 230.000€ | -40.000€ |
| Contributo all'Associazione nazionale invalidi | 270.000€ | 230.000€ | -40.000€ |
| Contributi a favore di associazioni di disabili varie | 500.000€ | 350.000€ | -150.000€ |
| Sostegno per gli immigrati (l.r. 46) | 300.000€ | 200.000€ | -100.000€ |
| Sostegno per gli emigrati | 1.250.000€ | (eliminato) | -1.250.000€ |
| Scuola a domicilio per disabili | 100.000€ | (eliminato) | -100.000€ |
| Trasporto disabili verso scuole superiori e università | 1.400.000€ | 700.000€ | -700.000€ |
| Diritto allo studio | 6.000.000€ | 1.000.000€ | -5.000.000€ |
| Totale: | 26.335.000€ | 5.665.000€ | -20.670.000 |
A questo punto sorgono spontanee delle domande:
- innanzitutto, con quali criteri sono stati applicati questi tagli, considerando che non c'è nessuna proporzione nei singoli tagli alle singole voci (ovvero: alcune sono state "leggermente" tagliate - come i contributi a favore delle varie associazioni per disabili -, altre ridotte al midollo - come l'assistenza sociale, la prima voce, e gli interventi in favore del diritto alla studio, l'ultima -, altre ancora del tutto eliminate)?
- anche accettando in buona fede una giustificazione a questi tagli, che potrebbero anche non compromettere l'erogazione dei servizi e sopratutto la loro qualità, come giustificare invece l'eliminazione di ben tre voci, che porterà inevitabilmente all'assenza di quei servizi?
- anche accettando la necessità di "risparmiare" in vista della crisi economica e di altre esigenze per le quali non sono normalmente previsti fondi e per le quali questi fondi sono necessari con urgenza (il terremoto, ad esempio), quali sono le strategie per fare in modo che - anche con finanziamenti minori - vengano comunque erogati questi servizi nella misura in cui sono necessari, visto che si possono considerare appunto come servizi insostituibili nonché garantiti dallo Stato attraverso la sua Costituzione e anche dalla legislatura internazionale?
Ovviamente il problema non è qui concluso. La Giunta regionale aveva contratto degli accordi con i comuni abruzzesi affinché il Piano di zona dei servizi sociali potesse avere una copertura finanziaria per tutto il triennio 2007-2009, ma i tagli verranno applicati già nell'ultimo di questi tre anni. I comuni, ovviamente, hanno già provveduto ad appaltare questi servizi, spesso anticipando i fondi, visto che generalmente questi finanziamenti vengono concessi effettivamente nella stessa forma dei rimborsi, anche a distanza di tempi considerevoli.
Di conseguenza, automaticamente, quasi tutti saranno costretti a cessare i servizi - eccezion fatta per quei pochi che potranno accollarsi interamente la differenza -, molti persino avranno dei debiti considerevoli.
Ci sarà poi il disagio delle famiglie, anche questo non evitabile: prendendo come esempio la cancellazione della scuola a domicilio per i disabili, come dovranno rimediare? Soprattutto: qual ora per non si trattasse di una "questione di comodità", bensì di una scelta obbligata, più che "dovere rimediare", come "poter fare" - semmai - per rimediare? E ancora: in questo caso non viene meno il diritto allo studio, che si pensava uguale per tutti?
Lo stesso esempio, chiaramente, può essere esteso anche alle altre voci: grazie ai finanziamenti in favore del diritto allo studio, è possibile garantire i libri di testo anche agli alunni provenienti da famiglie economicamente disagiate. Tenendo presente che, in molti casi, chi ieri era già economicamente disagiato, oggi - probabilmente - è in cassa integrazione, non viene meno il diritto allo studio per questi ragazzi?
E proprio a proposito di economia e cassa integrazione: per quanto riguarda chi lavora nei servizi sociali? Ricordiamo, a questo proposito, che Gianni Chiodi aveva promesso nuovi posti di lavoro durante la campagna elettorale, per di più tramite dubbia maniera.
C'è, infine, un'ultima, aggiuntiva tragedia: oltre ai tagli della Giunta regionale, bisogna sommare a questi il taglio del ministro Giulio Tremonti sul Fondo nazionale delle politiche sociali (Fnps), pari a circa il 30%.
Tutto fa brodo, insomma. Peccato il sapore del piatto servito non sia certamente dei migliori.
*presidente Cooperativa sociale Futura di Atessa (CH)


