La storia della Grecia è sempre stata in qualche modo legata a quella dell'Italia, fin da quando le legioni romane discesero nel Peloponneso e appresero le conoscenze e la cultura che fecero di Roma la civiltà delle civiltà.

Per secoli terra di conquista e di cultura antica, conobbe l'occupazione nazi-fascista durante la seconda guerra mondiale e la guerra civile dalla quale emersero le forze partigiane comuniste, appoggiate dalla maggioranza della popolazione.

Negli anni sessanta, atti terroristici dietro ai quali si nascondeva la mano della Cia destabilizzarono il paese e prepararono il terreno al colpo di stato militare del 1967. Due anni dopo eventi simili avvennero in Italia, culminando nella strage di Piazza Fontana e nella strategia della tensione (vedi articolo L'effetto Watchmen).


Nel dicembre 2008, l'omicidio di un giovane studente da parte della polizia nel quartiere Exarchia di Atene ha causato violente proteste e rivolte in tutto il paese. Solo l'intervento del premier Kostas Karamanlis (Nuova Democrazia, partito conservatore di destra) e l'arresto dei due colpevoli hanno fermato l'escalation.

Oggi la Grecia è quotata come la prima nazione candidata alla bancarotta, travolta dalla crisi economica, appena davanti all'Italia. Il tutto avviene in un paese flagellato da un pesantissimo debito pubblico, privo di materie prime, e indebolito dalla corruzione (lo scorso 10 marzo sono stati rinviati a giudizio 354 funzionari pubblici per corruzione, mentre 200 sono ancora sotto indagine).

Il crescente divario tra ricchi e poveri, aggravato dalla crisi, alimenta i movimenti di estrema sinistra, relegati nei sobborghi cittadini, e con essi le relative proteste.

Il 5 marzo un'autobomba ha lasciato gravemente ferito un imprenditore nel quartiere ateniese di Voula; l'8 marzo un'altra bomba è esplosa davanti agli uffici di CitiBank senza causare feriti; il 9 marzo un ennesimo ordigno ha colpito la succursale di AspisBank, senza fare vittime; il 12 marzo un commando di cinquanta uomini ha devastato banche e negozi del centro di Atene; il 18 marzo, un altro attentato dinamitardo ad Atene.

Con una crisi economica non ancora entrata nella sua fase più difficile, si teme in un peggioramento della situazione in Grecia, con i sempre più frequenti attentati dei gruppi rivoluzionari anarchici. La risposta della politica è muta: nessun provvedimento del governo contro la crisi economica, immobilità assoluta della maggioranza, e un'opposizione (i socialisti del Pasok di George Papandreu) sempre più frammentata e lontana dai consensi della gente, con l'apatia verso la politica in crescita.


Chi vuol capire, capisca.


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