Titolo ricorrente per un evento ricorrente. Lo sa bene Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera, che per un titolo così passò diversi problemi.
Ed è di nuovo il Corriere della Sera il punto di partenza del nuovo scandalo della Repubblica italiana: il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è indagato a Bari per induzione alla prostituzione.
E ci sono testimoni.
Patrizia D'Addario, candidata alle europee e poi degradata a candidata alle amministrative baresi nella lista di Raffaele Fitto (Pdl, Ministro per i rapporti con le regioni), afferma di aver preso 1000 euro per andare ad una festa a Palazzo Grazioli; ne avrebbe presi 2000 se si fosse fermata per la notte.
Intermediario il giovane imprenditore Giampaolo Tarantini, che secondo la teste procurava ragazze per le feste tenute da Berlusconi a Villa Certosa e Palazzo Grazioli. Le stesse feste che finirono impresse nelle fotografie di Antonello Zappadu, successivamente sequestrate dalla Procura.
E laddove le testimonianze possono essere confutate (vedi caso Mills), la signora D'Addario ha provveduto a prendere appunti molto precisi e a registrare i suddetti incontri.
Il Premier, come al solito, respinge le accuse al mittente, bollandole come "spazzatura", sia per bocca sua, sia per quella del suo fedele avvocato, l'onorevole Nicolò Ghedini.
Da quel che per ora si può leggere sui giornali e che invece è più difficile vedere in televisione (vedi Tg1, che ha quasi completamente censurato la notizia dell'indagine della Procura di Bari), ci si potrebbe innanzitutto chiedere il motivo per cui Patrizia D'Addario fosse così meticolosa nei suoi appunti, e addirittura registrasse i suoi incontri. Dubbi, questi, che potrebbero essere farina nel sacco di chi sostiene l'ipotesi di un complotto mondiale ai danni di Berlusconi.
Ma le particolarità della testimone principale non intaccano quello che è presente nei nastri e nelle pagine dei suoi "diari".
Secondo punto d'interesse: già qualche giorno fa, l'onorevole Massimo D'Alema (Pd) parlò di possibili guai in vista per il Cavaliere, e fu accusato di essere a conoscenza di cose "che ai comuni mortali sono precluse". Ora il Pdl attacca il parlamentare Pd apertamente, e lui minaccia querele.
Innanzitutto occorre sottolineare come un problema di Berlusconi rappresenti specularmente un problema del Pdl - si tratta di questioni di giustizia, non politiche -, di fatti non è Berlusconi ad attaccare D'Alema, ma il suo partito; proprio come quando Luttazzi e Travaglio in televisione accusarono il Cavaliere di essere legato alla mafia, e furono querelati non dall'accusato, ma da Fininvest.
Se anche D'Alema avesse saputo in anticipo delle indagini, ciò non le delegittima affatto.
Inoltre, D'Alema parlò solo superficialmente di possibili guai giudiziari per il Premier, fu dalla parte di quest'ultimo che per la prima volta venne citata la Procura di Bari: evidentemente Berlusconi sapeva che a Bari avevano qualcosa in mano contro di lui.
Proprio come avvenuto sul Tg1 - e non solo - è già partita la controinformazione, in puro stile berlusconiano: il fatto, la notizia, è che il Presidente del Consiglio è indagato per induzione alla prostituzione; quello che invece si sta cercando di fare è concentrare l'attenzione dell'opinione pubblica sulla domanda "chi è Patrizia D'Addario e perché registrava i suoi incontri con Berlusconi?".
Patrizia D'Addario verrà probabilmente identificata con un agente dei servizi segreti deviati, magari al soldo di Rupert Murdock, e magari stretta collaboratrice del superspione Gioacchino Genchi.
Mentre tv e giornali cercheranno di ribaltare la situazione, così che gli accusatori diventino gli accusati e nessuno possa venire a conoscenza dei misfatti del Cavaliere, dobbiamo continuare a tenere ben presente quali sono i fatti, nonostante le leggi bavaglio - che, tra l'altro, si sono subito dimostrate inefficaci in questo caso - e il lodo Alfano: Berlusconi è indagato dalla Procura di Bari per induzione alla prostituzione.


