Sul caso di Eluana Englaro, sull'inestricabile questione che riguarda l'etica e la morale di tutti noi, oltre all'idea della stessa libertà e laicità nello e dello Stato, si sono sprecati litri d'inchiostro. Ma vi è, soprattutto nella giornata decisiva di ieri, un dato politico ineludibile: Berlusconi è il più bravo.


Mi riferisco, ovviamente, alla mossa a sorpresa con cui, dopo giorni di silenzio sulla questione - silenzio che d'altronde aveva meravigliato -, in cui il Mministro del welfare, Roberto Sacconi, si è salvato l'anima, issandosi un'improbabile scudo crociato sulle spalle e caricando su di sé il peso delle pressioni del Vaticano e di quella parte d'Italia che a sentire "eutanasia, o cose che anche solo lontanamente l'avvicinino, scuote la testa e vota democristiano".

Ebbene, Berlusconi ieri è sceso in campo - ancora - e l'ha fatto come suo solito, ossia con l'equilibrio e la grazia di un elefante ubriaco in un negozio di porcellana. Decreto legge immediato, apertamente contro le indicazioni preventive ed informali date dal capo dello stato; quindi l'ovvio diniego da parte di Napolitano ad apporre la firma presidenziale su un clamoroso atto anticostituzionale, oltre che improprio.

E infine, l'ancora più scontato colpo di mano del Presidente del Consiglio dei ministri, che  convoca il parlamento, presenta un disegno di legge e pretende di vederselo approvato in due giorni, in barba ai regolamenti parlamentari e al buon senso.


Questa la cronaca. Ora si può disquisire per settimane, mesi, forse anni sulla questione Eluana in sé. E d'altronde, il numero di puntate di Porta a porta sul tema, che quasi ha raggiunto quello delle puntante sul delitto Meredith, è indicativo di quanto esso sia di vivo interesse nella società. Vorrei invece concentrarmi su un altro punto, a metà tra l'istituzionale e il prettamente politico, e quindi sulle reali ragioni che hanno portato Berlusconi a un cambiamento di atteggiamento così radicale.


Che l'attuale Presidente del consiglio non sia un imprenditore sprovveduto, arrivato casualmente in politica, è ormai chiaro da una decina d'anni, e nessuno può farci credere che l'irruenza di ieri sia stata dettata dal nobile ed eroico gesto di "salvare la vita di Eluana", come lui ha opportunamente propagandato a mezzo stampa.

Le ragioni erano e sono prettamente politiche: Berlusconi sa - come tutti i politici degni di questo nome - che in Italia si vincono le elezioni e si governa soltanto con il consenso di una cospicua fetta di quello che definiamo come mondo cattolico, ossia quella massa più o meno indistinta di cittadini-elettori che, più che ascoltare i precetti teologici della Chiesa cattolica, ne seguono le direttive in materia politica e sociale.

La Democrazia Cristiana ha governato questo paese per quarant'anni, tenendo unito il mondo cattolico. Berlusconi brama quell'elettorato cattolico che può dargli le chiavi per lunghissime stagioni di governo. E in tal senso, all'atto di fondazione di Forza Italia, si era proclamato erede dei consensi di quel 45-50% di elettori che si sentono e si definiscono politicamente cattolici.


Non si può negare che finora Berlusconi si sia preso una buona parte di quella torta crociata. Certo, non tutta, lasciandone - diciamo - circa un quarto all'UdC (cui lo scudo crociato nel simbolo porta di diritto il voto cattolico-radicale) e un altro buon quarto alla Margherita, prima, e all'ala centrista-popolare dell'attuale Partito Democratico, ora.

Forza Italia e PdL hanno preso il resto dei voti dalla destra del paese, dagli ex-missini ai liberali conservatori, dagli industriali ai qualunquisti sparsi qua e là. L'elemento disturbatore del consenso e dell'elettorato berlusconiano si è presentato, recentemente, quando per correre dietro ad una Lega Nord in netta espansione di consenso, il Cavaliere e il suo governo hanno dovuto concedere atti e leggi gravemente xenofobe, per non dire razziste.

Alla Chiesa, che comunque ha un'anima umanitaria e deve averla per definizione,  tutto questo non è piaciuto, e la sua delusione sul governo l'aveva palesata più volte.


Ecco, allora, che era balenata nelle menti di Palazzo Grazioli l'idea che l'elettorato cattolico-moderato potesse voltare le spalle al polo berlusconiano.

In tutto questo, la vicenda di Eluana Englaro deve essere sembrata inviata dalla Provvidenza. Con l'atto di forza di ieri e delle prossime ore, il Presidente del consiglio riaffermerà l'idea di essere l'unico, vero interprete delle istanze della Chiesa e del mondo cattolico, l'unico portatore di quelle idee, forse dogmatiche e antimoderne, che però in un paese semilaico come il nostro vanno di moda, da sempre.


E quindi, "chapeau" a Berlusconi, alla sua mossa politica perfetta e tempestiva che l'ha posto nella condizione di guardare il panorama politico dall'alto di un consenso che tornerà a crescere. Magari a scapito della stessa Lega, raggiungendo anche l'obiettivo (parallelo) di uno scontro istituzionale con la Presidenza della Repubblica  e con Napolitano che, arroccato sul Colle e sostenuto appena da parte dell'opposizione (Pd) e a malavoglia dall'altra (IdV), non potrà reggere in popolarità e credibilità all'onda d'urto di una macchina mediatica possente, già messa in moto.


Berlusconi sarà il paladino della vita oltre che della libertà, potrà porsi come unico interprete della pancia cattolica del paese, buttando alle ortiche il lavoro che alcuni Democratici stavano portando avanti con l'Udc in vista di future alleanze. E getterà sulla testa del Presidente della Repubblica e dello Partito Democratico la croce di essere cinici, laicisti e insensibili ai temi più sentiti dalle persone perbene: sacralità della vita e libertà.


In questo senso - bisogna ammetterlo - Berlusconi è il più bravo di tutti.


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