Col vento in poppa
Scritto da Rosalba Barbato Di Giuseppe e Marco Spallone Mercoledì 17 Febbraio 2010 20:30
"La Dea possente ci spedì un amico Vento di vela gonfiator, che fido per l'ondoso cammin ne accompagnava...". Omero, nella sua Odissea, parlava di un "amico Vento di vela gonfiator", che spingeva Ulisse e i suoi compagni nella difficile navigazione verso la tanto sospirata patria Itaca.
Quello stesso vento fa sognare milioni di persone nel mondo che seguono lo sport della vela. L’arte dell'andare per mare; antica - oserei dire -, da quando esiste il mondo.
Il mare, landa sconfinata che ha sempre affascinato l'uomo, ispirandolo, mettendolo di fronte a sfide che sembravano impossibili, obbligandolo ad affinare le proprie capacità per costruire barche sempre più sofisticate con le quali addomesticare il vento e i flutti, in modo da raggiungere e abbattere limiti considerati invalicabili fino a quel momento.
Italiani, popolo di navigatori; certo, praticamente da sempre il nostro paese si è imposto, almeno a livello mediterraneo, come una potenza marittima. Erano quattro le repubbliche marinare che detenevano il possesso delle rotte commerciali all'interno del Mediterraneo e che imposero la loro potenza fino al loro declino, segnato dalla scoperta dell'America e quindi dall'apertura delle rotte commerciali oceaniche; guarda caso proprio da parte di grandi navigatori italiani, come Cristoforo Colombo e Amerigo Vespucci.
Grazie al talento cartografico e al coraggio esplorativo di James Cook, le nuove isole a cui il mare faceva da unica guardia furono scoperte. La sua curiosità e il grande fascino che il mare esercitava in lui lo portarono a raggiungere più volte il circolo polare antartico e a circumnavigare la grande barriera corallina. La sete di sapere, la voglia di andare oltre spinsero Marco Polo in Cina e Ferdinando Magellano verso le Indie. Gettando via l'ancora dell'esitazione, i più grandi navigatori portarono alla luce nuovi tesori, tesori materiali e interiori.
Roald Amudsen aveva perso fiducia in se stesso; abbandonò gli studi di medicina, ma riuscì a dimostrare ai suoi genitori quel che valeva, navigando verso il polo sud.
Vela come competizione
Se prima l’unico motivo per partire era la conquista di nuove terre e nuove risorse e in alcuni casi (quasi tutti) il loro saccheggio, con l'avvento dei motori, che garantivano maggiore velocità, meno pericoli e più affidabilità, la navigazione si trasformò in un piacevole passatempo, per poi crescere diventando vera gara e trovando maggiore espressione nella Coppa America.
Era il lontano 22 agosto 1851 quando il Royal yacht squadron britannico con quattordici imbarcazioni sfidò il New York yacht club che si presentò con una sola imbarcazione, lo Schooner America, in un percorso attorno all'isola di Wight. America vinse con un distacco di 8 minuti sulla prima imbarcazione britannica, e quella che fino ad allora era la "Coppa delle cento ghinee" (tanto era il suo valore) o "Queen's cup", fu ribattezzata America's cup in onore della barca vincitrice. Punti nell'orgoglio, gli inglesi videro il possesso della Coppa in mano agli americani per ben 132 anni, nonostante i ripetuti tentavi di strappargliela di mano, anche da parte di altri sindacati non inglesi.
Fu così che si giunse al 1983, quando venne creata la Louis Vuitton cup, una serie di sfide tra i sindacati in gara che doveva decidere quale di questi sarebbe stato lo sfidante del defender della Coppa.
Con questo anno coincise la prima partecipazione della prima barca italiana, Azzurra, che fu affidata a Cino Ricci e Mauro Pelaschier e che si classificò terza tra gli sfidanti, contribuendo a far conoscere a milioni di italiani quello che è uno sport da sempre nel dna delle popolazioni marinare d'Italia. Un entusiasmo, quello italiano, che non si spense negli anni a seguire, con le partecipazioni del Moro di Venezia, fino a giungere ai giorni nostri con Luna rossa, Mascalzone latino e +39.
Indiscusso protagonista italiano: il velista milanese Giovanni Soldini, divenuto famoso per la sua solitaria travesata durante Baule-Dakar del '91 e premiato nel 2004 dall’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, che lo ha nominato ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana. Considerato da molti il migliore navigatore solitario di tutti i tempi, ispiratore per molti giovani velisti, contraddistinto da grande spirito di solidarietà e lealtà verso il mare e verso i suoi "avversari".
Sfida: Oracle vs Alinghi
Dopo una parentesi in Nuova Zelanda, la Coppa è tornata in Europa, nelle mani del sindacato svizzero Alinghi, di proprietà di un italiano, Ernesto Bertarelli. Ora, dopo due anni di diatribe legali, la Coppa è tornata di nuovo in mare, con Alinghi che ha raccolto la sfida degli americani di Oracle.
Si tratta però di una Coppa stravolta nel suo regolamento, che ha abbandonato i tradizionali classe Coppa America per fare spazio ai multiscafi, vere e proprie macchine da guerra ipertecnologiche. Una decisione, questa, che ha fatto storcere il naso ai puristi del genere, che hanno visto ridursi sensibilmente il numero dei componenti dell'equipaggio a scapito della più avanzata ed esasperata ricerca tecnologica.
Una decisione che fa perdere alla sfida la sua natura romantica, basata soprattutto sulle capacità degli equipaggi di governare l'imbarcazione e di riuscire a domare il vento.
La guerra fredda che vede fronteggiarsi due giganti marini da duecentomila euro l’uno viene combattuta attraverso tonnellate di citazioni giudiziarie, vignette satiriche distribuite a mò di sbeffeggiamento (qui quella incriminata, che vede un Coutts in versione Pinocchio che, continuando a pronunciare la sua frase di riferimento - "non è niente di personale" -, infila un'ago nella pancia di una statuetta a forma di Bertarelli, in pieno stile woodoo) e gommoni neri spia.
Una guerra che assume un profilo comico quando dei maligni affermano che il sound check di una rock band voluta da una parte è partito intenzionalmente per disturbare il discorso ufficiale dell’altra; ma anche un contorno triste quando si vede il padron Alinghi seduto da solo, con una sedia vuota accanto, per il boicottaggio della conferenza stampa da parte di Ellison.
In attesa che le condizioni meteo si rivelino ideali o perlomeno soddisfacenti, ci auguriamo che la diatriba si risolva lealmente e non degeneri in acque torbide.
Veliste:la leggerezza della prua.
È noto che le donne non erano ammesse a bordo delle navi pirata. L’origine della scelta risale nella convinzione medioevale che le donne potessero essere delle streghe. Pare che le tempeste venissero scatenate dalle streghe quando il diavolo era occupato a fare i coperchi per le minestre di rane, che le donne avevano preparato in precedenza.
Con il passare del tempo la superstizione è caduta, ma è cresciuto lo stereotipo che vede la donna corteggiata o da corteggiare in ogni occasione, per cui il motivo del rifiuto di donne a bordo divenne materiale. Le donne potevano non solo distrarre i marinai dal loro dovere, ma anche generare risse, pur non intenzionalmente.
Ma la prima donna a regatare in solitario, Isabelle Autissier, non è il tipo che sogna di cadere nelle braccia del marinaio muscoloso. A lei basta nutrirsi di avventure indipendenti, confortata dalla voce marina che le è amica, compagna, ma anche avversaria.
Isabelle può vantare nel suo curriculum la vittoria a la New York-San Francisco (stabilendo pure un record: 62 giorni, 5 ore e 55 minuti) e la doppietta a Capo Horn.
Anche se nel '99 la sua barca Prb si rovescia in mezzo all’Oceano Pacifico durante la Around Alone, non si perde d'animo, aspetta con coraggio gli aiuti. È il velista italiano, Giovanni Soldini, con grande spirito di generosità, a lanciarsi in suo soccorso, raggiungendola in meno di un giorno, vincendo comunque la traversata. Si vede che la solidarietà paga.
Da questo evento drammatico nacque una grande amicizia che li portò a vincere nel 1996 la Roma per due.
E Soldini a distanza di anni rinnoverà la collaborazione con l'universo velistico femminile, per assicurarsi qualche brivido in più - scritto senza malizia o ironia - e la vittoria a bordo.
In coppia con Karine Fauconnier vince l’edizione 2009 della regata in doppio dalla Francia alle Azzorre e ritorno, lunga 2450 miglia.
Del resto le vicende di Maud Fontenoy, la prima donna ad attraversare l’Atlantico Nord a remi in 117 giorni nel 2003 (da sola e senza assistenza) e della giovane skipper Jeanne Grégoire fanno ben sperare.
Per quando riguarda la vela italiana femminile, è stata onorata dalla magnifica presenza di Nucci Novi, genovese dal forte carattere, prima donna a raggiungere la carica di presidente della Federazione internazionale della vela. Signora della vela mondiale e grande protagonista della vita sportiva, culturale e politica della sua Genova.
Nucci Novi è stata anche responsabile del Women’s commitee dell’Isaf. Impegnata non solo a favore della vela femminile, ma in generale per la diffusione dello sport velico, impegno per cui ricevette nel 2004 la medaglia d’oro Isaf. Innamorata profondamente del mare e del marito, con il quale regatò nel loro Chaplin, lo yatch di famiglia.
Morì nel febbraio del 2008, lottando sino all'ultimo con la stessa forza e la stessa dignità che l'aveva sempre contraddistinta.
Le giovani donne che si accostano a questo splendido sport sono moltissime. Un esempio eccellente è rappresentato dalla giovanissima (appena sedicenne) australiana Jessica Watson, che ha intrapreso la sua battaglia solitaria a bordo del suo catamarano rosa alla fine di ottobre, sfuggendo ad ogni raccomandazione, sfidando se stessa in primis.
La Federazione italiana della vela, per avvicinare i giovani a questo sport, ha dato inizio ad un corso online introduttivo, da accompagnare il più presto possibile all’esperienza sul campo marino. Certo, non tutti potranno fare traversare in solitario in pieno stile soldiniano, ma è pur sempre un'ottima opportunità di crescita.
La vela richiede pazienza, impegno, rafforzare lo spirito di collaborazione, favorisce una migliore predisposizione ad affrontare i problemi della vita quotidiana. Se riesci a virare in prua, a cambiare mure o - in altre parole - a cambiare il lato della barca colpito prima dal vento passando con la prua all'interno dell'angolo morto, è fatta. Inoltre la vela stimola alla ricerca, al rispetto e all'amore per la natura, per il mare e le sue creature.
Non ci resta che augurare a chiunque di tentare, qualunque sia il proprio sogno, virando e controvirando continuamente per risalire il proprio vento.
''Le onde invidiose si gonfiano ai lati per sommergere la mia traccia: facciano, ma prima io passo'' (il Capitan Achab, tratto da Moby Dick, di Herman Melville)


