Come riportato da Adnkronos, un giovane militante di Rifondazione Comunista ha criticato l'approvazione delle ronde padane e l'operato delle forze dell'ordine sul social network. È stato convocato in questura.
Nino Randisi, giornalista siciliano, ha utilizzato il suo account per pubblicare contenuti contro la mafia: bannato (ndr, account non più disponibile). Lui stesso ha raccontato a Repubblica: "avevo 500 amici. Ogni giorno pubblicavo video di YouTube sui latitanti più pericolosi. Mettevo materiali che scottano, tutta documentazione seria su argomenti importanti. E mi seguivano in molti. Adesso tutto quello che ho pubblicato finora è andato perso. Ma io non mi arrendo, mi sono rifatto l’account con altri dati e ho ripreso a pubblicare. Voglio proprio vedere cosa succede adesso. Pensa un po’, hanno tolto qualche pagina su Riina, ma ne hanno lasciato altre dove si parla di mafia in tono elogiativo, e il mio spazio, che è una pagina contro la mafia, me lo disabilitano?".
La gestione di Facebook si è giustificata alludendo a problemi tecnici. Ma come per il mio stesso caso (censurata un'immagine contro la xenofobia, bannato in seguito ad un articolo di denuncia), anche qui c'è da domandarsi: come mai questi problemi si verificano solo per contenuti contro la mafia, contro la xenofobia, contro la violenza, mentre contenuti di opposta materia (a favore di mafia, xenofobia, violenza) rimangono intoccati?


