Cristianesimo scaramantico ed enalotto
Scritto da Alessandro Natale Giovedì 11 Dicembre 2008 02:34
La crisi mangia la domanda aggregata, la deflazione è all'orizzonte e i cittadini cominciano a convertirsi all'irrazionalismo. Aumenta del 230% la spesa per le giocate al superenalotto e diminuisce del 2,1% il consumo per alimentari, abbigliamento, scarpe, alberghi, ristoranti, elettrodomestici (dati Confcommercio).
Lo studio di Pippa Norris e Ronald Inglehart (cfr. Sacro e secolare, il Mulino 2007) rivela l'aumento della religiosità in periodi di alta insicurezza e soprattutto di crisi economica.
È una storia vecchia quella della religione come risposta all'insensatezza, e questa crisi per la maggior parte della popolazione è insensata: basata sulla finanza e non sull'economia reale, sulla moneta e non sui beni e servizi tangibili.
La risposta della popolazione in questa circostanza è stata più profana che religiosa. Non aumentano le presenze domenicali nelle chiese di periferia, ma le giocate al superenalotto: più del triplo delle persone rispetto a tempi di normalità economica invocano l'aiuto della dea bendata. L'idea che molte persone entrino quotidianamente nel vortice della disoccupazione o in cassa integrazione, e appena dopo essere stati liquidati vadano in tabaccheria a tentare la sorte, potrebbe far pensare ad un parziale allontanamento della popolazione dalla religiosità.
In realtà la scaramanzia, soprattutto nelle regioni meridionali, è sempre stata una seconda religione. In tutte le campagne e le periferie vigeva quasi un accordo non detto tra parroco di campagna e popolazione, che permetteva a tutti,le azioni che definiamo scaramantiche.
Probabilmente anche la caccia alle streghe fu un primo accordo di questo tipo, fra sacro e profano: da una parte la Chiesa che, interpretando il famoso verso del Vangelo di Giovanni (15,6) - "chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi viene raccolto per essere gettato via e bruciato" -, avallava il rogo, e dall'altro il potere civile che aizzava le folle, utilizzando le sfortunate donne come capro espiatorio di ogni minima questione cittadina.
Il paragone sembra esagerato, ma questa concessione ai gesti scaramantici della gente, puramente cristiana, ha permesso alla Chiesa di essere un punto di riferimento per ogni singola persona, credente o non credente che sia.
Per questi motivi credo che questo aumento dell'affidamento alla fortuna non sia affatto, come hanno esposto alcuni sociologi, un allontanamento dalla religiosità, proprio perché il Cattolicesimo ha effettivamente incluso la scaramanzia dentro di sé.


