Il problema del riscaldamento globale esiste, ormai si potrebbe parlare addirittura di negazionismo per coloro che ancora si appellano al processo naturale. Certo non possiamo fermare il corso della natura, ma almeno rimediamo ai nostri errori, dettati dall'ignoranza in passato e dall'avidità oggi.

La proposta dell'Unione Europea sulla riduzione dei gas serra sta facendo parlare molto in questi giorni, soprattutto per l'impatto economico che avrebbe in questo periodo di crisi su quei paesi basati sulla piccola e media industria e quella automobilistica.

Non a caso, oltre ai paesi dell'est meno industrializzati, a alzare proteste sono state l'Italia e, in minor parte, la Germania.

Tralasciando queste proteste basate soprattutto su dettagli tecnici del decreto, dobbiamo ammettere che ci avviciniamo sempre più verso una "conversione verde". Basterebbe guardare alle nuove politiche mondiali in proposito.

Dopo l'era di George Bush, un uomo che faceva finta di non vedere, ci troviamo di fronte a politici di nuova generazione come Sarkozy, che ha già fatto legge le proposte per ridurre le emissioni di CO2 addirittura del 40% (quando si dice politica estemporanea, in Italia non sappiamo neanche di cosa si parli).

Oppure proprio del nuovo presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che ha già promesso lo stanziamento di 150 miliardi di dollari per lo sviluppo di un'economia basata sulle energie rinnovabili. Senza dimenticare, infine, il protocollo di Kyoto, punto cardine della svolta verso quello che potremmo chiamare pensiero ecologista. E ancora, gli esempi non finiscono qui, se pensiamo al Giappone che ha sempre mostrato una grande attività sotto questi punti di vista.

 

Ma è davvero fattibile per l'economia dei nostri giorni, così debole e così sensibile alle minime variazioni, un cambiamento così drastico? Certo, le paure sono tante: infatti, secondo l'agenzia delle entrate per l'energia ridurre del 50% le emissioni di CO2 entro il 2050 costerà, in questo tempo, circa 45 mila miliardi di dollari.

Un investimento che fa storcere il naso ora che le borse mondiali sono in terapia intensiva, soprattutto per quei paesi in cui già prima della crisi non si respirava un aria del tutto salutare.

Ma ad oggi, molti governi come quello francese, impegnato sotto questo fronte anche per via della presidenza dell'Unione Europea, sono convinti che questo tipo di investimenti porterà, a lungo termine, a enormi effetti positivi sull'economia di tutto il paese grazie all'abbattimento delle spese di alcuni settori come quello dello smaltimento dei rifiuti, la produzione di energia e molti altri, nonché l'aumento dell'occupazione grazie alla creazione di settori totalmente nuovi nell'economia.

A questo punto dobbiamo solo sperare che parole e propositi non si perdano nel vento.


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