Errori del passato ancora perpetuati
Scritto da Massimo Chiriatti Giovedì 04 Febbraio 2010 21:40
Oggi i governi e le banche centrali devono gestire situazioni che vanno dall'eccesso di fiducia irrazionale al panico dilagante (mancanza di fiducia).
La frequenza di questi avvenimenti è sempre più ravvicinata.
Nel lungo periodo si è sempre ritrovato un certo equilibrio, ma proprio per questo deve intervenire lo Stato, con gli stimoli fiscali, per velocizzare la ripresa. Anche per dare una spinta al tasso d'occupazione - che è sempre l'ultimo a riprendersi -, altrimenti la montante disoccupazione erode la residua fiducia, aggravando così la situazione.
Chi invoca questo modello è sempre stato chiamato "statalista", a torto o a ragione. Che sia meglio avviare subito nuove costruzioni, imprese, portare quanti più cittadini a collaborare verso gli obiettivi concreti è chiaro. Chi contesta tale modello pone, giustamente, almeno tre ordini di problemi:
- sono impegni gravosi per le casse dello Stato (aumenta subito il deficit e si fa crescere il debito pubblico);
- disincentiva il capitale privato dall'investimento;
- grandi rischi di inefficienza e corruzione.
È giusto menzionare che anche un taglio delle tasse comporta più o meno lo stesso debito, non ottenendo però lo stesso risultato. I critici di questo modello spiegano che si rende ineguale il trattamento tra coloro che possono evaderle e coloro invece che sono costretti a pagarle tutte. Spesso i redditi più bassi sono stati i più penalizzati da queste politiche fiscali.
La strategia è spostare gli investimenti da passivi (i fondi che le persone mettono in banca per mancanza di fiducia nei ritorni dei propri investimenti) in attivi (come produzione di beni e servizi che hanno un valore nel mercato); insomma, sulle cose concrete. Così si fa circolare la moneta, i redditi aumentano (più persone occupate) e quindi anche il consumo per effetto moltiplicatore. In altre parole, l'effetto secondario della spesa sulla domanda aggregata genera altro reddito.
I bassi tassi d'interesse hanno una forza determinante in questo spostamento di preferenze. In entrambi i casi è comunque un costo, ma il suo rientro deve essere differito e il recupero deve avvenire nei momenti prosperi. Ciò non è successo.
Il grafico sottostante dimostra che abbiamo aumentato il debito in misura criminale negli anni '80.

Fonte: http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/quest_ecofin_2/qef_31/QEF_31.pdf
Non era proprio un periodo di magra e non l'abbiamo neanche più abbassato nei vent'anni successivi. Per questo paghiamo in termini di mancata crescita, alta tassazione e scarsi investimenti. Proprio un atteggiamento criminale che non è stato ancora sanzionato.
È ancora qualcuno della vecchia guardia ci vuol far credere che questo è il migliore dei mondi possibili, ma siamo noi che, alla luce dei fatti, non abbiamo scelto i migliori candidati possibili.


