L'uomo in fuga è ancora in fuga. Ma non finisce qui: perché l'uomo in fuga fugge almeno da quindici anni a questa parte, o almeno da quindici anni nelle vesti alternate del politico e dello statista, ogni volta da un nemico diverso, ma in fondo in fondo sempre dagli stessi nemici; ma questa volta l'uomo in fuga si è perso all'interno di un labirinto, e non tutti i suoi alleati sono più disposti a dargli filo da torcere per farlo giungere sino all'uscita. Ironia del destino, quel labirinto l'ha tirato su proprio lui, è il frutto del suo impegno politico, proprio nella certezza se non nella speranza di poter fuggire dai suoi nemici.
E di fatti c'è riuscito: non si ha più memoria dell'ultimo avvistamento della sinistra fuori da quelle mura - giorni? Mesi? Anni? Epoche o repubbliche?
Il problema è che si è perso anche lui, tanto preoccupato a imbrigliare la matassa al punto da essersi legato le mani in quegli stessi nodi.

Ricorda molto il mito del labirinto di Cnosso - quello del Minotauro, per intenderci - e dell'architetto Dedalo che ne fu il costruttore.
Ora, da buon Icaro quale è, tenta l'ultima, disperata via per la salvezza. Ma sussiste il timore che la cera possa non essere sufficiente. Spiccare il volo potrebbe stare a significare battere le ali per l'ultima volta.
Ma non temete: la sinistra non è da meno, ha gli stessi problemi. Vive il dilemma del gabbiano ipotetico, quello raccontato da Giorgio Gaber.


Silvio Berlusconi sta male, comincia a perdere colpi. L'ha detto Veronica Lario, sua moglie. L'ha capito anche il popolo, il suo amante. Quando, contestato da alcuni fischi levatisi da una folla di devoti plaudenti, afferma che i suoi contestatori sono "percentualmente irrilevanti", allora è in quel momento che ha capito che la contestazione non solo è quantitativamente rilevante, ma potrebbe persino diventare qualitativamente dolorosa.
Noi lo sappiamo, loro lo sanno, persino lui lo sa, forse è anche il primo a saperlo.
Ma, nonostante tutto, consuma le ultime forze rimaste per portare avanti il suo elegante teatrino, quello che conosciamo a partire dal '94. Sempre a spalle larghe, ovviamente. E con un blister di viagra in tasca.

La sua malattia, intanto, continua il suo corso, inarrestata - contento lui.

Gli aquilani hanno superato il tempo dell'incanto. Lasciato nella tenda il tracollo emotivo iniziale, hanno preso coscienza dei fatti: lì stanno, e lì resteranno almeno per un bel po'.
Mister B. non può aiutarli, perché mister B. è malato e ha perso il contatto con il mondo reale. Li invita a prendere l'abbronzatura al mare, propone loro di partire in crociera, organizza feste tra palloncini, clown e barzellette.
È malato e ha perso il contatto con il mondo reale - dicevo. Ormai ha assimilato il terremoto abruzzese al disastro di Cernobyl: non riesce a realizzare come questa gente non voglia andare in villeggiatura in una zona non contaminata, in un posto che non gli appartiene, per respirare un po' d'aria pulita. E semmai, sviscera goffamente dal loro desiderio di rientrare nelle proprie case. Ma dove fugge? Finché si continua a umiliarli, gli italiani si lamentano nelle "proteste alla giornata", lasciando il tempo trovato. Quando perdono affetti, casa, lavoro, a quel punto cominciano ad incazzarsi. E la degenerazione del fenomeno attende già dietro l'angolo.
Ha smarrito qualsiasi accenno di logica: a suo modo di vedere, la prova del non aver avuto rapporti "piccanti" con Noemi Letizia consiste nel non essersi già dimesso. Le dimissioni dovrebbero essere la conseguenza di un ipotetico scandalo, mentre per lui lo scandalo conseguirebbe dalle sue dimissioni.
Divertente.
Accusa la stampa di sinistra di violare la sua vita privata e contemporaneamente Libero pubblica la sua biografia a puntate, in allegato al giornale. Fascicoli settimanali "da raccogliere nell'apposito contenitore, in uscita col primo numero" - proprio come direbbe la migliore delle pubblicità. Roba da far impallidire le dispense di Impara l'uncinetto anche tu.
Intanto il tappeto napoletano non è più sufficiente per nascondere la polvere, che torna a infestare l'aria. Anche a Roma la spazzatura prende d'assedio le strade, e se nel primo caso la Iervolino prodiana fece da buon capro espiatorio, bisognerà vedere come non imputare le medesime accuse all'Alemanno berlusconiano - oppure si andrà a ripescare il buon Walter, sempre utile in questi momenti di bisogno?
Stesso problema, altra città: Palermo. Anche lì, non essendo abituati alla neve, ora sono stupiti vedendo cadere sacchetti di plastica sull'asfalto come fossero fiocchi. L'amministrazione è del centro-destra, il sindaco Diego Cammarata, di Forza Italia, è al suo secondo mandato.
Si scoprono anche gli ultimi altarini: la vita mondana, le feste in villa, tanti bei culi e tante belle tette. Sperando siano culi e siano tette di almeno un certa età. Le poltrone sanno di sudore umano, è quella che Paolo Guzzanti ha definito "la mignottocrazia".
Sembra che l'unico argomento caro al potere sia quello sessuale. Noemi Letizia: "ma Vladimir Luxuria è papi o mami?".
C'è poi il processo Mills: un corrotto senza un corruttore, quando la fantascienza supera la giustizia. Da qui si creano nuovi, grotteschi precedenti: è giusto essere innocenti fino a prova contraria, ovvero innocenti finché non colpevoli, ma sento dei dubbi non indifferenti se passa l'idea per cui ci si sente comunque proclamati innocenti se proprio non si è stati proclamati colpevoli.

Non sufficientemente paghi, si rispediscono indietro i barconi degli immigrati con tanto ricevuta di ritorno. Se le Nazioni Unite hanno di che lamentarsi, allora per il governo è presto chiara l'inutilità di quell'istituzione. In poche parole: come mettersi contro la comunità internazionale.

Accusava Clemente Mastella di fare un uso personale dei voli di Stato. La mossa del nostro è stata formidabile: candidare Mastella e fare un uso improprio dei voli di Stato. A buon rendere.

Intanto, mentre le ormai unificate reti Rai e Mediaset proclamano la propria unanimità silenziosa, la stampa estera infila il dito nella piaga: riporta, racconta, critica, commenta. Soprattutto, si esprime e pone dubbi contestuali, infine lancia la sua sfida al potere, dimostra persino come sia possibile ancora indignarsi di fronte a tutto questo.
Penso che almeno su questo potremmo dirci tutti concordi. L'eterogeneità delle posizioni viene a manifestarsi nel momento in cui si ritiene questa attività giornalistica o come un necessario adempimento al proprio dovere - per alcuni - oppure come un'offesa, se non una delegittimazione delle istituzioni, un abuso d'ufficio - per gli altri.
Bisognerebbe chiedere al popolo, a questo punto, quali sono i motivi per i quali è possibile giustifica l'esistenza e le persistenza dell'informazione, e soprattutto quali sono i compiti che gli si vorrebbe assegnare. In virtù del neo-relativismo imperante, nessuna delle due posizioni è falsa a priori, e lo stesso dicasi per il contrario, semplicemente bisogna solo individuare le aspettative e i bisogni per i quali è possibile identificare la figura del giornalista: giornalisti in quanto giornalisti o giornalisti per mantenere un microfono?

In questa grande bolgia la sinistra italiana è sorpresa in fragrante con le dita nel naso. Nelle narici va cercando il senso sotteso alla propria esistenza: non sa governare, non sa fare opposizione, non sa fare nemmeno i propri interessi. Sa solo fare - e lo sa fare discretamente - la sinistra.
L'unico a uscirne vincente è Di Pietro. È il migliore senza dover fare nulla; ma non perché davvero il migliore, bensì il meno peggiore tra il peggio. Questo è il miracolo della sinistra di oggi, nonché l'unica cosa riuscita, con buona pace della sinistra di un tempo.
C'è chi dorme e c'è chi urla in piazza. Ma se chi dorme non piglia pesci, allora meglio urlare in piazza, prendendo pesci in faccia?


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