Si è definitivamente concluso il giugno elettorale nella penisola italica: dopo le europee e le amministrative, nell'ultimo week-end si è proceduto alle votazioni per il referendum abrogativo sulla legge elettorale e ai ballottaggi per le amministrative.
Ci eravamo lasciati con la disfatta continentale delle socialdemocrazie, un leggero rallentamento del Pdl e un crollo del Pd nelle amministrative, sconfitto in diversi collegi e ridotto ai ballottaggi in molte delle sue roccaforti (tra cui Bologna, Prato e Firenze).
Punto primo: il referendum.
Sulle sue modalità c'era già stato modo di parlarne in un articolo precedente. Ora occorre analizzarne il risultato.
L'affluenza è stata tra le più basse di sempre, se non addirittura la più bassa (intorno al 23% per i tre quesiti), e questo è un dato tutto sommato positivo: la legge truffa che avrebbe trasformato il Porcellum in qualcosa di ancora peggiore non è passata. Il fallimento del referendum rappresenta l'ennesimo fallimento del Pd: da quando esiste, il partito di Dario Franceschini ha partecipato alle elezioni politiche, alle regionali in Abruzzo, alle regionali in Sardegna, alle elezioni europee, alle amministrative 2009 e ha appoggiato il "sì" al referendum 2009, venendo sempre sconfitto. Di logica, un partito del genere sarebbe già un progetto fallito, ma in Italia continuiamo a definirlo il partito del futuro.
Ma anche a destra c'è poco da gioire: è pur vero che Silvio Berlusconi non aveva dato alcuna indicazione di voto (dopo l'iniziale "sì", aveva dovuto virare su posizioni più anonime per non indispettire la Lega, rafforzatasi ulteriormente dopo i risultati delle europee), ma aveva annunciato che personalmente avrebbe sostenuto il referendum. In un partito letteralmente fondato su di lui e che fa del culto della personalità una sorta di religione, il parere di Berlusconi è il parere del partito, e quindi anche il parere dei suoi elettori.
Eppure i dati sull'affluenza alle urne ci dicono che in pochi hanno ascoltato le velate indicazioni del Cavaliere, forse a causa degli ultimi scandali che stanno minando la sua figura in ambito nazionale ed internazionale. Può essere, questa, considerata una piccola crepa nel sistema berlusconiano, che finora era parso imbattibile.
Punto secondo: le amministrative.
Sui giornali di oggi si legge di una grande vittoria del Pd. Sarebbe forse il caso di sottolineare che il centrosinistra - che non è solo il Pd, per fortuna - si è limitato a tenere nelle proprie mani i comuni e le provincie "rosse", ovvero ha fatto solo il suo dovere, senza conquistare praticamente nulla. Anzi: la provincia di Milano è passata (per pochissimi voti) al centrodestra, ma qua la partita sembra persa nettamente e - onestamente - era difficile prevedere che Filippo Penati avrebbe saputo ripetersi.
Ma perse sono pure Venezia e, soprattutto, Prato, passata al centrodestra dopo 63 anni.
Davvero poco da festeggiare, se aggiungiamo i risultati dei ballottaggi a quelli del primo turno di amministrative, tutt'altro che positivi per il centrosinistra.
Inoltre, in molti centri, tra cui Bari e Torino, il Pd per vincere è arrivato all'alleanza con l'Udc, allontanandosi sempre più da quello che ipocritamente dice di voler essere - un partito di centrosinistra - e ponendo le basi per quella che molti profetizzano come la nuova alleanza su territorio nazionale per contrastare Berlusconi alle prossime politiche.
Cosa si evince, in conclusione, da questo mese di votazioni?
Sebbene nelle amministrative Berlusconi non sia affatto stato sconfitto e, anzi, abbia guadagnato voti e abbracciato nuovi feudi sotto l'ala del suo regno, i suoi candidati hanno faticato ad imporsi (vedi la "sua" Milano) e, nei casi di Firenze e Bologna, hanno subito sconfitte che difficilmente si potevano ipotizzare dopo il primo turno. E al referendum la sua dichiarazione di voto ha avuto un'insolita, scarsa presa sul suo elettorato.
Crepe nella forza del Premier, ma crepe che l'opposizione capeggiata dal Pd fatica a sfruttare, uscita da queste votazioni sicuramente non vincente, ma neppure completamente sconfitta.
In attesa di ulteriori sviluppi sull'ultimo caso Berlusconi e sull'imminente G8 in Abruzzo, la situazione Italia sembra vicina ad un punto di svolta. Illusione o realtà?


