Prima sono arrivati i gruppi razzisti, a stock chiaramente preconfezionati da una chiara parte politica, poi quelli a favore di chi guida in stato di ebrezza, da parte dei soliti idioti, la settimana scorsa sono state censurate foto che raffiguravano madri mentre allattano i propri figli. Oggi, il dibattito ruota intorno ai gruppi dedicati ai boss mafiosi, Riina e Provenzano in testa.
Il 2008, nel bene - sopratutto - ma anche nel male, è stato l'anno del social network più famoso: Facebook. Vuoi per un motivo insensato,  vuoi per un altro certamente più fondato, è stato costantemente al centro dell'attenzione mediatica, e credo che le cose difficilmente andranno diversamente nel corso del nuovo anno, visto il fenomeno sociale che ha innescato.


Nell'ultimo caso, indubbiamente il più grave, c'è stata una considerevole mobilitazione da parte dell'utenza del servizio, dei mass media - molto mass, poco media -, del mondo politico e infine anche della procura. Da parte di un po' tutti, insomma. Mobilitazione di massa, quindi.

Molti sono stati i gruppi nati contro -  e che sono riusciti a contare una considerevole partecipazione, credo più di quelli a favore -, i riflettori costantemente puntati sulla vicenda, le critiche sono piovute da tutte le parti, due gli appelli lanciati - uno rivolto a Pisanu, a capo della commissione parlamentare antimafia, e l'altra al ministero delle telecomunicazioni -, e con buon probabilità ci sarà anche l'apertura di un'indagine per approfondire l'origine e le finalità dell'accaduto.
La famiglia Borsellino l'ha presa sul personale - è forse stata la prima a intervenire -, gridando allo scandalo di qua e di là, e qualcuno è già arrivato ad ipotizzare l'esistenza di un piano che, attraverso Facebook, possa ridare dignità e potere alla mafia - "la mano della mafia!".

Ora, intendiamoci. E intendiamoci fra di noi, e con sincera franchezza.

I Borsellino fanno bene a sentirsi offesi, anche la procura farebbe bene ad aprire un'indagine, così come è giusto che il mondo politico si dica indignato. Tutto questo è doveroso e quindi - in parte - anche un po' scontato.

Quello che non capisco, piuttosto, è perché questa polemica - polemica giusta. Voglio ribadirlo, sia mai qualcuno volesse fraintendermi - è indirizzata,  erroneamente, contro Facebook, e in particolare contro questi gruppi.


Mi rispondo che forse non è stato pienamente compreso il senso intrinseco di Facebook, e pari modo la sua funzione all'interno della società. Altrimenti, fosse diversamente, non riuscirei a spiegarmi un simile comportamento.
Il social network - questo così come qualsiasi altro - vuol essere semplicemente uno specchio della realtà, nuda e cruda così come la viviamo o così come si pensa di viverla. Se poi andiamo ad analizzare con attenzione la realtà riflessa in un simile contesto, se ne deduce necessariamente che è una discarica a cielo aperto.
Una discarica dove i rifiuti vengono ammassati uno sopra l'altro senza una loro reale differenziazione,  senza un preciso criterio che li volesse suddividere in categorie, mettendoli così tutti sullo stesso livello - ovvero, quello del peggiore -. Non esistono il serio e il surreale su Facebook, mi spiace; così come non esistono né il grave né l'innocente. Per fare un esempio forse sciocco ma certamente delucidante, è come se si mettessero tutti i pensieri della gente su di un grande libro - ci sarà mica qualche analogia con il nome? -, e poi si incolpasse l'autore.

Di quale reato, dico io? Rappresentazione della realtà?

Quello che scandalizza me, piuttosto, è ben altro: come mai, in tutta questa scenografica polemica, nessuno si è chiesto come sia possibile, nonostante tutti possano godere del diritto allo studio, nonostante si sia sviluppata una minima morale condivisa, che ci sia ancora qualcuno inneggiante a valori poco ortodossi - meglio dire non-valori - quali mafia, fascismo, xenofobia e via dicendo? Perché voler vedere a priori - cioè, poi magari è davvero così, ma non si dovrebbe agire "certezze in mano"? - la mafia dietro questo fenomeno, quando in maniera più semplicistica lo si potrebbe ricondurre alla beneamata ignoranza all'italiana?


Questo non è forse ben più grave?

Fossero i miei figli a dire certe cose, più che accusare chi va a raccontale in giro, condannerei me stesso per latitanza educativa.

Ma sopratutto, mi si spieghi cosa si vuol fare! Chiudere questi gruppi, censurarli, sopprimerli e poi, con briosa allegria, pensare  che non sia mai successo e che, semmai, questo è un paese diverso?


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