Rinvio a giudizio per il Ministro per i rapporti con le regioni e le autonomie locali, Raffaele Fitto. Accusato di concorso in turbativa d'asta e d'interesse privato, nell'ambito dell'inchiesta riguardante la vendita della società di supermercati pugliesi Cedis alla Sviluppo alimentare di Brizio Montinari. I fatti sono riconducibili al periodo in cui Fitto era presidente della regione Puglia.
Rinvio a giudizio pure per i tre commissari straordinari della Cedis: Antonio Di Feo, Giuseppe Rochira e Cesare Lopasso (quest'ultimo con rito abbreviato).
Ma il Ministro Fitto non è l'unico componente della squadra di governo ad avere in corso beghe con la giustizia.
Il Ministro per la semplificazione legislativa, Roberto Calderoli, è sotto indagine dall'11 giugno 2007 presso la Procura della Repubblica di Lodi per appropriazione indebita, nell'ambito dell'inchiesta sul banchiere Giampiero Fiorani e Antonveneta.
Dal 17 gennaio 2009 è invece sotto indagine il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, Maurizio Sacconi, con l'accusa di violenza privata ed intimidazioni nell'affare "Eluana Englaro", dopo la denuncia alla Procura di Roma da parte di alcuni dirigenti del Partito Radicale.
Ci sono poi casi di vere e proprie condanne definitive: come quella del Ministro dell'Intero Roberto Maroni, condannato a quattro mesi e venti giorni di reclusione (poi ridotti ad una multa) per resistenza a pubblico ufficiale durante la perquisizione di una sede della Lega Nord. Sempre nello stesso partito, il Ministro per le riforme federaliste Umberto Bossi è stato condannato a otto mesi di reclusione per violazione della legge sul finanziamento illecito ai partiti, nell'ambito del processo Enimont - anche se restituì la somma contestata - e due volte per vilipendio della bandiera italiana.
Curioso il caso riguardante il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, che nel 1993 ammise una violazione alla legge sul finanziamento ai partiti commessa nel 1988 (all'epoca Letta era vicepresidente della Fininvest), ma che non poté essere condannato a causa dell'amnistia per detto reato risalente al 1989.
Non mancano sospetti (per ora soltanto quelli) sulle frequentazione del Ministro della giustizia Angelino Alfano, ripreso in occasione del matrimonio di Gabriella Napoli, figlia del presunto boss mafioso Croce Napoli, avvenuto a Palma di Montechiaro nel 1996. Nel video si vede l'attuale Ministro salutare affettuosamente Croce, nonostante in seguito Alfano affermò di non conoscerlo nemmeno e di non aver mai presenziato alle nozze.
Dulcis in fundo, le arcinote vicende che hanno tormentato gli ultimi anni di vita del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, sulle quali esistono libri di autorevoli giornalisti italiani e stranieri.
Chi vuol capire, capisca.


