altDopo le elezioni abruzzesi e l'arresto dello stimato sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso, il Partito Democratico si trova davanti ad un precipizio. Le frizioni interne che stanno lacerando i rapporti tra i dirigenti, le diverse inchieste in tutta Italia che hanno scatenato una questione morale vera e propria e l'incapacità di fare opposizione in maniera efficace, rendono il PD vulnerabile da tutti i fronti.

A tutti i livelli, la parola chiave è rinnovamento, ma lo era già dalle primarie del 14 ottobre 2007 e di novità in questo anno se ne son viste poche.

Il segretario Walter Veltroni, nel libro tratto dal suo storico discorso del Lingotto dice: "con la nascita del Partito Democratico, il prossimo 14 ottobre, può finalmente cominciare anche per la politica italiana il ventunesimo secolo".

I metodi di amministrazione che hanno portato all'esplosione della nuova questione morale sono tra i più antichi e novecenteschi. Veltroni faceva l'apologia del partito nuovo in contrapposizione al nuovo partito, ma le differenze non si sono viste: la diversità e la novità del PD sono ancora tutte da costruire e dimostrare. La retorica veltroniana della bella politica non ha avuto riscontro nel reale comportamento della dirigenza.

C'è uno scollamento notevole tra classe dirigente e base. Le linee politiche calate dall'alto non sono recepite dai militanti che, nella maggior parte dei casi, volevano questo partito solo parzialmente. I militanti storici non sono disposti ad accettare un partito senza "ismi" e una parte della dirigenza preme per tornare ad un partito radicato sul territorio "capace di parlare alle questioni reali della popolazione". Praticamente tornare un partito dei militanti, delle persone che si impegnano notte e giorno per l'affermazione del partito stesso.

Qualcuno dice "il nostro popolo non può essere quello delle primarie, dobbiamo avere un'identità storica, una base solida, in fin dei conti dobbiamo tornare ad essere il Partito". In realtà, secondo Veltroni, questo doveva essere un partito post-identitario, ma soprattutto una risorsa dei cittadini. Ne La nuova stagione, continuava dicendo che "il Partito Democratico non dovrà pensarsi come un bene privato, di proprietà della comunità chiusa, per quanto larga possa essere, dei suoi fondatori, dei suoi dirigenti, dei suoi militanti. Ma al contrario come una istituzione civile, che svolge una funzione pubblica e come tale appartiene a tutti i cittadini che intendono abitarlo".

Queste visioni diverse di forma partito si trasformano in discussioni di dubbio interesse: Pantheon, Pd del nord, partito leggero o partito pesante, leaderismo o base, primarie o congressi, collocazione europea, eccetera.

In pratica, a 14 mesi dalla nascita, il Pd, elezioni a parte, non ha dato una sua visione del paese fossilizzandosi su discussioni interne non parlando di questioni reali e allontanandosi dai cittadini. In piena crisi economica, i leader democratici parlano di Pse e non di deflazione. Da iscritto al Partito Democratico, questo è un problema di primo piano. Si discute di come avvicinarsi alla società, mentre ce ne allontaniamo sempre di più. È come una barca che continua a remare in una direzione sperando di raggiungere la terra, senza rendersi conto che la terra è a pochi metri dietro di lei.

Probabilmente è un problema che la sinistra italiana ha sempre avuto: giustamente, ogni decisione va analizzata e discussa, ma questo tipo di processo non funziona più nella società liquida in cui viviamo. Un partito moderno dovrebbe riuscire ad anticipare la direzione verso cui la società si dirige, e non adeguarcisi dieci anni dopo. In poche parole, se i partiti novecenteschi potevano inseguire la società, sfruttandone la lentezza, oggi un grande partito riformista ha la necessità di anticiparne il cammino.

 

Probabilmente questo articolo rischia di accrescere la mole di lavoro giornalistico sul tema "Partito Democratico", senza arrivare al punto. Personalmente, credo che il punto reale sia la necessità di riallinearsi alla società. Ad oggi sembra evidente che, tra tutte le forze dell'arco costituzionale, l'unico politico che ha capito la società italiana e riesce a creare, anticipare e soddisfarne le necessità sia Silvio Berlusconi.

Fin quando il PD continuerà a pensare a come deve costruire se stesso e non a quale idea di società prospettare, Berlusconi continuerà a rappresentare la pancia degli italiani.


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