In queste poche righe tenteremo di esaminare gli effetti positivi che un simulatore di stupri può arrecare a questa nostra vecchia e intristita società. In particolare, il gioco si rivela più utile al progresso della società italiana dei politici che l’hanno criticato, dell'associazione dei telespettatori cattolici che lo hanno segnalato e della Chiesa romana, che sta dietro a entrambi. La disamina della questione tenterà di essere la più pacata e obiettiva possibile.

Durante la scorsa settimana, il Ministro per la gioventù (sic) Giorgia Meloni ha puntato il dito, su indicazione dell'Aiart (un'associazione di telespettatori cattolica), sul videogioco Rapelay, della giapponese Illusion software. Il gioco è stato definito dalla Ministro suddetta di facile accesso per i minori, diseducativo e offensivo.

 

Per tutti questi tre motivi ho deciso di acquistarlo.

 

Con mio sommo dispiacere, tuttavia, una volta su internet ho scoperto che procurarsi una simile meraviglia è quasi impossibile: introvabile presso diversi siti specializzati, è sparito anche su Amazon.com, il bookstore online più grande del mondo. In cambio però, mi sono stati offerti Tsuki possession adult (non chiedetemi cosa sia "tsuki"), Idols galore pc game e soprattutto Sailor Moon e le 7 palle, un interessante tentativo di crossover con Dragon ball.

Insomma, il gioco è tutt'altro che reperibile. Inoltre, qualora dovesse essere acquistato via internet, richiederebbe quanto meno una carta di credito, poiché diversi siti specializzati non effettuano pagamento in contrassegno. Non è proprio una cosa da bambini.

Indubbiamente manca nella mia ricerca la galassia del peer-to-peer, ma viste le posizioni del governo in tema di file-sharing preferisco non connettermi. In soldoni, quindi, anche un utente esperto della rete ha difficoltà a procurarsi questo simulatore delle meraviglie; e così, non riuscendo ad eccitarmi al pensiero delle ministro del Popolo della Libertà, mi sono messo a riflettere sulla cosa.

 

Innanzitutto, la polemica sembra sterile e artefatta. Il gioco è vecchio, ha quattro anni, che per il mondo del computer sono ere geologiche: per violentare qualcuna sarà sicuramente uscito qualcosa di meglio. Si potrà obiettare che un singolo videogioco è una goccia del mare magnum delle perversioni: chi avrebbe mai potuto interessarsi alla questione? Risposta: La Repubblica, il 17 maggio 2009. Insomma, si tratta di qualcosa già noto al grande pubblico, conosciuto dalla stampa specializzata come da quella generalista. Evidentemente l'Aiart negli ultimi tempi è stato troppo occupato a difenderci dai tranelli che Belzebù ci tende attraverso la televisione privata per interessarsi prima al caso.

La questione però è un'altra. Si può pensare, in malafede, che la Meloni esterni tali argomenti per coprire l'attività di un ministero - quello della gioventù - del quale si è persa traccia da anni.  Si può anche ritenere che le giaculatorie del capogruppo Udc al Senato, onorevole Dorina Bianchi, siano una semplice mossa per parlare di aria fritta in clima elettorale. Il problema è che sono sempre stato convinto dell'assoluta buona fede e della trasparenza cristallina di tutti i nostri politici. In tempi di così emergenza democratica sono risoluto nel sostenere la buona fede e la probità dei nostri rappresentanti: è solo che così facendo sono costretto a pensare che questi politici siano stupidi.

Solo uno stupido può affermare una così grande sequela di idiozie in serie e allo stesso tempo mettere a repentaglio i principi stessi di libertà sui quali questa Repubblica si fonda

 

Le gentili lettrici dunque non si spaventino: questo gioco non l'avrebbe comprato comunque nessuno, perché stando alla critica specializzata è brutto e ripetitivo. Messo dunque da parte il pericolo di una nuova e devastante ondata di stupratori, si possono fare delle osservazioni coerenti sul modus operandi di questi scialbi eredi di De Gasperi.

Innanzitutto, l'acquisto di un videogioco sullo stupro non mi rende un molestatore "nella realtà", almeno nella misura in cui Grand theft auto non abbia fatto crescere una generazione di ladri e film come Il padrino non abbiano tirato su una generazione di mafiosi. Il motivo è semplice: il gioco - perché di gioco si tratta - a differenza di un simulatore stricto sensu non mi "insegna" a stuprare, si limita a "mostrarmi" una situazione di questo genere. Esemplificando, se dovessi trovarmi in compagnia di una bella donna e fossi assalito da una compulsiva voglia di violentarla, seguendo le istruzioni di Rapelay dovrei cominciare a stimolarle le parti erogene con un grosso puntatore a forma di freccia. Non ho mai violentato una persona, ma non mi sembra una strategia vincente. A fortiori, dopo aver imparato a stuprare le donne attraverso Rapelay, dovrei acquisito sufficienti esperienze per:

- intrufolarmi nelle abitazioni per compiere efferati omicidi (Hitman);

- correre con una Lamborghini in pieno centro a folle velocità (Need for speed);

- uccidere persone per diventare il boss della malavita (GTA II, GTA III, GTA Vice City - poi ho messo per iscrivermi all'università).

Devo dire di avere seri dubbi su tutte e tre le questioni.

Se non ho capito male, il ragionamento della senatrice Bianchi è quello per il quale "guardando, s'impara": il che è in parte vero, perché è grazie alla preziosa esperienza di Cosimo Mele che ho scoperto che diventare parlamentare Udc aiuta a procurarsi droga e mignotte.

 

Analizzata dunque l’ipotesi relativa alla criminogenicità del titolo, il problema reale che queste operazioni evidenziano è quello di un substrato di paternalismo politico che, oltre ad essere disgustoso perché viziato dall'ipocrisia scandalosa di chi lo insegna, mina alla base i principi di uno Stato liberale. Sono queste le occasioni nelle quali si dimostra la pochezza intellettuale e la pericolosa deriva illiberale nella quale sta scadendo questo paese per colpa di una classe politica prona all'unico potere rimasto, la Chiesa cattolica.

Il problema si iscrive in un fenomeno di rilevanza culturale notevole, perché il Popolo della Libertà (o presunta tale) ha inaugurato negli ultimi anni un'operazione che non esito a definire  di fordismo liberale: e dico fordismo perché, come durante l'apogeo del taylorismo si poteva avere qualsiasi automobile purché fosse una Ford nera modello T, oggi in Italia si può essere liberi purché sposati, liberi professionisti e possibilmente del Nord. La libertà di certe fasce della popolazione diviene più ampia che in altri casi, e riceve soprattutto una copertura ideologica per ogni malefatta compiuta, ad opera dei benpensanti, in materie come l’evasione fiscale, il divorzio, la droga come divertimento e non come dipendenza, la prostituzione e l’infedeltà coniugale etc. In questo Paese ci sono fenomeni rilevanti sui quali ci si permette di soprassedere; poi c’è un sottobosco di perversioni meno condivise sulle quali si può sparare tranquillamente.

 

È in questo contesto che dobbiamo iscrivere tutte queste forme di vero attentato alla libertà di pensiero: perché è proprio di un paese liberale che io possa chiudermi in casa e godermi un videogioco che simula lo stupro. Altro è il reale tentativo, che ovviamente minaccia la libertà altrui e come tale va censurato. Altro esempio: col consenso del mio partner io posso simulare uno stupro dal vivo, una pratica sicuramente più invasiva e tangibile di una simulazione al computer: eppure sono libero di organizzare una simile messinscena, sempre che ovviamente non desti un procurato allarme.

 

Insomma, nel solco della più famosa tradizione liberale anglosassone, all'interno della mia testa io posso pensare ciò che voglio e a casa mia posso fare ciò che voglio: e lo dimostra, per gli addetti ai lavori, l'incessante dibattito che avviene attorno ai reati di apologia. Quello che preme dire è che c'è una riflessione seria e molto elaborata nel tracciare il confine tra ciò che si può esprimere, e ciò che non si può esprimere perché indirizza i comportamenti altrui. Ovviamente si suppone che io sia ancora libero di pensare dentro di me ciò che voglia: nel caso sbagli sarà il Dio di Isacco e di Giacobbe a provvedere.  

Di fronte a riflessioni così compiute e elaborate, in questo Paese le forze politiche stanno riducendo la libertà di pensiero attraverso quelli che sono strumenti semplicistici e censori.

 

Un videogioco come Rapelay in questo Paese dovrebbe essere di libera vendita: e questo perché in Italia le persone devono essere libere di fare quello che vogliono, purché non si intralci la libertà altrui. Uno Stato che vieta a fini educativi è uno Stato etico: tra gli stati etici si annoverano la Cina, i paesi comunisti prima del 1989 e in generale una serie di esperienze che a parole partiti come il Popolo della Libertà e l'Unione dei democratici cristiani ripudiano.

In un paese libero i cattolici possono vietare ai figli questi videogiochi: non può imporlo il governo. A chi va vaticinando gli sconquassanti effetti di questi strumenti di divertimento mi preme solo di ricordare che l'educazione va offerta ai figli per tramite delle istituzioni preposte come la scuola, la famiglia e l'educazione religiosa (per chi la sceglie), non attraverso i videogiochi. La sorveglianza sui contenuti ai quali i bambini accedono è data dai genitori, dalla scuola.

Preme inoltre rilevare che videogiochi del genere sono prodotti per un pubblico adulto: e gli adulti sono liberi di compiere la scelte che più ritengono opportune. In Italia l'equivoco deriva dal considerare tutto ciò che è disegnato oppure collegato a un joystick come prodotto per bambini e adolescenti. Le conseguenze di questa inadeguatezza culturale sono particolarmente rilevanti in un Paese che ha offerto a bambini di cinque anni i Simpson, che sono una satira caustica sulla parte più decadente della società americana, e Dragon Ball, un manga giapponese imbottito di sesso e violenza e che infatti - almeno per decenza - è stato pesantemente censurato.

 

Un Paese veramente liberale è quello nel quale si lascia che esperienze più particolari come queste siano ridimensionate dal pubblico dileggio: le opinioni minoritarie e discordanti siano libere di affermarsi o di scemare, di essere sottoposte al vaglio dei liberi cittadini, e di affermarsi o cadere. Se vi sembra assurda una riflessione del genere per un simulatore di stupro, allora immaginate un simulatore di Olocausto, di foibe, di pogrom, di aborto. Se programmassi un videogioco del genere, sarei additato come un criminale, e la Meloni e la Bianchi mi obbligherebbero a ritirarlo: eppure, mai come in quel caso, io combatterei per gli ideali più alti e nobili di libertà in questa democrazia, mentre i miei assalitori sarebbero nemici della società aperta e del mondo per come lo intendiamo.


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