Dopo aver apposto la sua firma sopra alla nuova legge elettorale, partorita negli ultimi giorni di governo per scongiurare la sconfitta alle elezioni - o almeno per rendere la vita difficile a Prodi & co. -, Roberto Calderoli si affrettò a definirla "una porcata".

Il cosiddetto porcellum svolse alla perfezione il suo compito: la coalizione del centrosinistra, guidata da Romano Prodi, vinse con una maggioranza talmente risicata che la sua caduta era attesa da un giorno all'altro.
Alle ultime elezioni, la tanto odiata legge elettorale che impediva alla popolazione di scegliere i candidati non fu affatto modificata, nonostante proteste e importanti prese di posizione. Si andò a votare e vinse la coalizione di centrodestra guidata da Silvio Berlusconi, con larga maggioranza.

Il leader del Pd, Walter Veltroni, a lungo parlò con il neo Presidente del Consiglio per modificare il porcellum, ma non se ne fece nulla. In molti si impegnarono per raccogliere firme per il referendum abrogativo (tra cui l'IdV), che fu pure sostenuto dalla Lega Nord.

Attraverso varie peripezie, il referendum è stato fissato per il 21 giugno 2009, con un grosso spreco di denaro pubblico - visto che si sarebbe potuto accorparlo alle elezioni europee di qualche settimana prima.

Analizziamo i tre quesiti del referendum.


Il terzo quesito è forse l'unico su cui si possa essere d'accordo tutti - o quasi, almeno -, ovvero l'abrogazione delle candidature multiple. Nessun politico potrà più candidarsi in più di una circoscrizione (come avviene ad oggi - basti vedere le liste per elezioni europee di PdL, Lega e Idv).

Ma i primi due quesiti prevedono il premio di maggioranza per il partito con più voti alla Camera dei Deputati e al Senato. In poche parole, basta che un partito ottenga anche un solo voto in più degli avversari per avere la maggioranza assoluta in Parlamento. Ovviamente tutto ciò è molto lontano dall'essere la rappresentazione della volontà popolare.

Ma ecco il colpo di genio: l'abolizione delle coalizioni. Ogni partito dovrà presentarsi da solo alle elezioni. Con lo sbarramento al 4%, partiti come Sinistra e libertà, Prc e Pdci avranno grosse difficoltà a rientrare nel Parlamento, mentre il Pdl (nato dall'unione di Forza Italia e Alleanza Nazionale) si aggiudicherebbe il bacino di voti più grande d'Italia.

In questo modo, a Berlusconi (o a chiunque venga eletto Presidente del Consiglio) basterà qualche voto in più in Parlamento (e li potrà prendere sia dalla Lega che dall'Udc, che più di una volta sono stati suoi alleati) per avere i 2/3 dei favori e far approvare qualsiasi modifica costituzionale senza bisogno di ricorrere al referendum confermativo.

La grande vergogna del Porcellum, ovvero l'abolizione del voto di preferenza, non viene minimamente sfiorata dai quesiti referendari.

Ora Lega Nord e Idv dicono di votare "no", mentre il Pdl è passato dall'iniziale opposizione ad essere favorevole al referendum, come il Pd che, però, è sempre stato su questa posizione.

 

Ma perchè il principale partito d'opposizione sarebbe favorevole a ciò?

Ricatto politico: l'unica speranza per molti partiti della sinistra (o pseudo-sinistra) di entrare in Parlamento e, magari, di contare qualcosa, sarebbe a questo punto entrare nel Partito Democratico, aumentandone il bacino di voti.

Potere: in caso di futura vittoria alle elezioni, i poteri del partito di maggioranza sarebbero sconfinati, più di qualunque altro partito della storia d'Italia.

Quindi votare "no" al referendum, come propone l'Idv?

Sarebbe una bella idea, ma vorrebbe dire contribuire comunque ad alzare il quorum, e se il quorum viene raggiunto e vince il "sì" non si è risolto nulla.

Quindi - amio avviso - l'idea più logica è quella proposta dall'associazione Libertà e Giustizia di Gustavo Zagrebelsky, ovvero astenersi e sperare che non si raggiunga il quorum.


blog comments powered by Disqus