Dopo lo stupro di Guidonia, la parlamentare radicale Rita Bernardini ha fatto visita ai romeni detenuti nel carcere di Rebibbia. Uno di loro ha raccontato di aver subito pesanti pestaggi, sia da parte dei carabinieri in caserma, sia dalla guardie penitenziarie all'arrivo al carcere. Da qui è scattata una denuncia.

Il video qui sopra riportato riguarda il commento alla vicenda durante il programma Effetto sabato di Rai Uno. Un comico, utilizzando un linguaggio di dubbio gusto, non si dice per nulla sorpreso dell'accaduto, anzi riprende la parlamentare: "come li voleva trovare, cor tutù e cor tiramisù? J'hanno menato pure poco!". Esplode l'applauso del pubblico e interviene anche la conduttrice, dicendosi d'accordo.

 

A questo episodio se ne sono susseguiti molti altri: un tentativo di linciaggio contro gli stupratori, raid antistranieri, minacce di altri raid, una bombacarta contro la macelleria di un rumeno e altri, forse nemmeno riportati tutti dai media.

 

Sul sito dei Radicali italiani sono state riportate integramente le email di protesta inviate contro la parlamentare. Di seguito, alcune di queste.

 

"ma perchè voi radicali vi preoccupate tanto degli stupratori? ma non avete un cazzo di meglio da fare? con tutta la brava gente disperata che c'è in questo paese? ma andate a lavorare!
volevo vedere se violentavano te per cinque ore, troia di una parlamentare paraculata"

 

"Speravi che i sei romeni violentassero te....
Li sei andata a trovare in carcere e poverini sono stati picchiati... Ma Vaffanculo!!!"

 

"fai veramente schifo, ti auguro di essere stuprata da un branco di merde come quelle li, ma magari ti piace perche a quanto sei brutta e fai schifo non ti scopa nessuno troia del cazzo, ti auguro pure che ti venga un tumore al cervello (se possibile visto che materia grigia non ne hai molta), e che te ne vada quanto prima tra atroci sofferenze, pregheremo tutti perchè tu muoia.
crepa puttana di merda"

 

Non sto qui a riportarli tutti, sia perché sono pieni di insulti e minacce, sia perché grosso modo sono tutti uguali. Generalmente si evince che - secondo chi risponde - chi commette questi crimini non ha diritti e non deve essere tutelato, e che la politica, essendo stipendiata dai contribuenti, non si deve interessare di questi episodi.

Giusto per riassumere il senso di chi ha scritto contro la Bernardini.

 

Tra le varie, è stata pubblicata anche sua risposta:

"Se dobbiamo parlare di zavorra questa è costituita soprattutto da coloro che non hanno alcun rispetto della legalità. In Italia, non esiste ancora una legge che sancisca che gli arrestati debbano essere presi ripetutamente a calci e a pugni qualsiasi delitto abbiano commesso. Chi ritiene, invece, che una legge così debba essere approvata, deve avere l'onestà di proporla. Io, da radicale, ho sempre pensato che uno Stato non si deve porre allo stesso livello dei criminali che deve combattere.

Cordiali saluti,
Rita Bernardini"

 

A questo punto la mia opinione.

Partiamo da un presupposto: all'infuori del giusto o dello sbagliato, è gravissimo che le parole del comico abbiano trovato spazio in televisione, sopratutto in quella pubblica. Come già detto anche da Giulia Innocenzi sul suo blog, la settimana scorsa si è alzato un polverone per la presunta faziosità di Santoro, e qui invece si è lasciato correre.

Ribadisco: dobbiamo ragionare a prescindere, ovvero svincolandoci dall'evento singolo. La conclusione può essere una e una sola, ovvero che il servizio d'informazione pubblica non può e non deve né mostrarsi fazioso, né incitare all'odio e alla violenza

 

Secondo punto, sempre a prescindere.

Chi ha commesso un crimine deve avere piena tutela dei propri diritti, indipendentemente dal crimine commesso e dalla sua gravità. Pari modo, l'unica autorità preposta alla designazione della pena è la magistratura, e svolge questa attività attraverso l'applicazione del codice penale e dei suoi vari rimandi di legge. E mai il cittadino, secondo la legge del taglione. Ancora pari modo, il luogo predisposto allo svolgimento delle funzioni di legge - sopratutto per quanto riguarda il sentenziare una pena - è la magistratura, non la televisione - tanto meno Porta a porta o programmi come quello del video - né la piazza. Ovvero: né gogna mediatica, né gogna pubblica.

Questo è quanto stabilito dalla costituzione e dalle altre leggi di carattere internazionale, in particolar modo dalle dichiarazioni dei diritti dell'uomo. Cioè non equivale a dire necessariamente che questo sia giusto - fate vobis, non entro nello specifico -, piuttosto a chiarire che se la situazione non è di gradimento collettivo, allora bisognerà smettere di definirci autoreferenzialmente come società civile, e si proceda a indire un referendum per la retrocessione all'età medioevale, con tutto quel che ne consegue.

È una decisione doverosa, i due status non sono conciliabili.

 

Sulla stessa linea, potrei scrivere a proposito dell'importanza del non abbassarsi al livello del criminale, e ancora a proposito della necessità della pena come strumento di rieducazione, e non come punizione fine a se stessa.

Ma purtroppo so con certezza che questo punto di vista, sebbene sia condiviso dalla costituzione e dal senso di civiltà, oggi è accettato solo da una stregua minoranza.

Non perché la maggioranza abbia ragione in questo caso (si sentono ancora proposte favorevoli alla riabilitazione della pena di morte, all'introduzione della castrazione chimica, ecc.), ma perché la difficoltà di giudicare alienando l'emotività è intrinseca nella natura umana, e fortunatamente il legislatore riesce a svolgere la propria funzione anche diversamente.

 

Passiamo ora a un riflessione che sia prettamente basata sulla vicenda specifica.

In primis, molti hanno ragione nel dire che i politici, piuttosto che assicurarsi della tutela dei diritti dei criminali, dovrebbero garantire innanzitutto la certezza della pena. Non nel senso che una cosa debba escludere necessariamente l'altra - non mi si fraintenda gratuitamente! -, ma piuttosto che è ingiusto tutelare il criminale se non è tutelata anzitutto la vittima del crimine, ovvero che entrambe le cose devono avvenire contemporaneamente. Se una delle due parti non gode di tutela, l'altra ha diritto a protestare.

Diciamo, sintetizzando, che il diritto realizza il proprio senso solo nel momento in cui è equamente riconosciuto a tutte le parti.

 

In secondo luogo, la politica deve darsi una bella smossa.

Sì, è vero che le urgenze sono tante, ed è altrettanto vero che noi stessi della redazione abbiamo etichettato come "urgente" molte tematiche - la crisi economica, ovviamente, ma anche quella ambientale. Poi c'è anche la legge sul testamento biologico, la riforma della giustizia e tante altre -. Tuttavia, la colpa non è certamente del cittadino se fin'ora la classe dirigente ha fatto assenteismo e se in molti casi si è dimostrata disinteressata - come nel caso della crisi ambientale -, e se adesso questo sommarsi di spiacevoli problemi si è andato a sommare con il rischio di un'implosione. E c'è anche da far presente quanto può essere disdicevole il veder perder tempo in questioni di dubbia utilità collettiva (ndr, le intercettazioni, ad esempio).

Finché non si interviene sul testamento biologico, male che va si ripeterà un altro "caso Englaro". Allo stesso modo, se non si interviene contro la crisi economica dovremo tirare ancor di più la cinghia. Conseguenze da evitare certamente, ma nulla in confronto a una degenerazione in questo contesto, che consisterebbe poi nella semplice applicazione della legge della giungla.

 

Senza contare quei casi in cui c'è di mezzo un povero disgraziato: domani mattina potrei andare in piazza del mercato, additare in mezzo alla gente un tizio che mi sta antipatico e accusarlo di aver commesso un crimine.  Senza nemmeno un interrogatorio, verrebbe lapidato nei successivi dieci minuti.

Perché qui non si tratta solo di stabilire se quegli stupratori meritano la gogna o no, qui c'è il pericolo di dare il via a una nuova caccia alle streghe.

 

Infine, bisogna trovare qualcuno che si accolli la responsabilità politica dello stato delle cose.

Lasciamo perdere quello che dicono televisione e telegiornali, le statistiche parlano chiaro: la criminalità c'è sempre stata ed è sempre la stessa. Roma è una tra le capitali europee più sicure. Il parere è unanime da parte del Campidoglio, dalla relativa commissione europea e dell'agenzia delle Nazioni Uniti per la giustizia.

L'unico parametro obsoleto dell'analisi riguarda tutta questa serie di reazioni dei cittadini.

Questo non significa che la questione è da sottovalutare, né tanto meno che sia sbagliato mostrare il proprio malcontento - da un lato, un malcontento solo per lo stato generale delle cose; dall'altro, però, che sia un malcontento da mostrare, magari, in altri termini e in altre forme.

Significa che non c'è una più una proporzione valida tra le reazioni e la realtà dei fatti: se prima i crimini erano di livello x e la "rabbia popolare" era di livello y, ora i crimini sono sempre a x, ma il malcontento è salito fino a 100y.

 

L'errore politico, allora, è doppio.

Durante la scorsa campagna elettorale venne lanciata questa fantomatica battaglia contro la criminalità. In ogni caso, nonostante fosse fuori luogo, ci si aspetterebbe comunque che sia diminuita, considerando che quanto ho detto prima - ovvero che la criminalità è sempre esistita e che è stata presentata al pubblico come chissà quale scandaloso elemento di novità - non è motivo per non combatterla.

E invece no.

L'altra faccia della medaglia, invece, dimostra come sia aumentata la preoccupazione dei cittadini, l'allarmismo generale, il senso di paura. E di conseguenza: atti di giustizia fai-da-te, le minacce pubbliche, insulti da ogni parte, nervi a fior di pelle.

E l'andamento generale sembrebbe mirare verso il collasso totale.

 

Chi prenderà questa croce sulle proprie spalle? Berlusconi? Alemanno? L'informazione pubblica?


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