Proseguono le interviste ai Giovani Democratici: questa volta tocca a Claudia Patenè, siciliana, membro dell'assemblea regionale, intervistata da Alessandro Natale.
Claudia Patanè nasce a Giarre, in provincia di Catania, il 12 giugno 1988. Musicista e direttore d'orchestra, svolge sin dai tempi del liceo, parallelamente all'attività musicale, un'intensa battaglia politica. La fede nel progetto del PD la spinge ad entrare nel coordinamento del comune di Giarre, dove è anche membro del comitato di garanzia per il tesseramento. È socio fondatore dell'associazione culturale Koinè, con la quale ha organizzato una serie di incontri, rivolti in particolare al mondo giovanile, su temi politici ed economici di grande importanza.
È stata eletta costituente all'assemblea regionale della Sicilia con 463 voti, risultando il quarto candidato più votato, tra ragazzi e ragazze.
Cosa studi?
"Sono musicista, studio pianoforte, composizione e direzione d'orchestra".
Come vedi il tuo futuro? Credi di poter avere un ruolo importante nella società, non solo dal punto di vista politico?
"Credo che molto dipenda dalla volontà che la mia - nostra - generazione dovrebbe dimostrare di avere nello svecchiare tutta l'Italia che, a mio parere, è un grandissimo reparto di geriatria, in tutti i livelli".
Come vedi il futuro della maggior parte dei tuoi coetanei?
"Non vedo un futuro. Ci tocca costruire oggi questo futuro, nessun ce l'ha preparato".
Cosa sai della crisi economica?
"So che, retoricamente, chi ha un reddito dai 35 mila euro in su continua a consumare drink di lusso in bar di lusso ad orari di lusso e spregiudicati; so anche che chi ha un reddito pari o inferiore ai 20 mila euro ha già qualche difficoltà ad iscriversi in palestra per perdere quei chiletti di troppo accumulati durante le immobili giornate passate a lavorare magari in un call center con un contratto a tempo determinato".
Cosa pensi del Partito Democratico, come processo storico e come reale azione politica fin qui vista?
"Credo che ci si stia avviando ad una continentilizzazione della politica - e dunque dei partiti -, e credo che, affinché questo possa avvenire, sia necessario favorire quella mutazione genetica all'interno del Pd, che ancora - purtroppo - non è avvenuta. Troppi retaggi, troppi i verbi coniugati al passato che fino ad ora ci hanno fatto perdere di credibilità agli occhi degli italiani. È necessario avere consapevolezza delle proprie origini e da dove si proviene, ma è altrettanto necessario mettere da parte l'io e parlare di noi".
Cosa pensi delle persone che hanno dato la maggioranza dei voti a Silvio Berlusconi?
"Berlusconi è uno chansonier, sarebbe un perfetto tronista. Purtroppo, che vogliamo farci, quest'uomo ha il mezzo video e - mettiamocelo - pure il mezzo stampa. Veltroni in due mesi ha fatto il miracolo! Chi ha votato Berlusconi l'ha fatto per misconoscenza delle alternative.
Gli italiani hanno odiato così tanto Prodi per tornare ad amare Berlusconi. Siamo un popolo strano".
Pensi che il Pd debba entrare nel Pse?
"Sul Pse dovremmo farci una profonda analisi di coscienza. I Ds dicono di sì; la Margherita, no. Fassino firma, Castagnetti non ci sta. Ma, insomma, come possiamo pretendere di confluire nel Pse (ammesso che il Pse sia ancora "sano"), e quindi di pensare in termini di "famiglia europea", se poi a casa nostra, nel nostro Pd, dobbiamo stare attenti a sgambetti e a beghe da bambini?".
Credi che nella politica bisognerebbe dare più spazio ai tecnicismi o sei convinta del primato della politica?
"Confido nella giusta sintesi, per questo occorre studiare".
Cosa significa per te essere un riformista?
"Significa saper camminare al passo con la storia".
Chi pensi possa essere un leader valido e forte del centrosinistra italiano, Veltroni incluso?
"Enrico Letta".
Pd del nord?
"Vivo al Sud, ma credo che la situazione non sia dissimile".
Alleanze al centro?
"Ritengo non siamo da escludere".
Cosa pensi della politica, quella con la lettera minuscola, di oggi?
"Penso che sia sbilanciata. Troppi compromessi, troppi giochetti e molto poco cuore, pochi sorrisi, poche speranze, poco altruismo. La politica non è solo l'arte del compromesso: è molto, molto di più".
Un aggettivo per l'Italia di oggi?
"Stanca".


