Oggi passiamo la parola ai ragazzi con un'intervista a Giorgio Marchegiano, neo-eletto all'Assemblea Costituente dei Giovani Democratici, a proposito del suo impegno politico, del rapporto tra i giovani e il mondo della politica e delle imminenti elezioni in Abruzzo.

 

Giorgio ha 19 anni, è nato e cresciuto ad Ortona (provincia di Chieti) e si è diplomato presso il Liceo Scientifico di Francavilla al Mare. Da tre mesi vive a Roma, dove frequenta il primo anno di Giurisprudenza alla LUISS. Ha giocato nella squadra degli Amatori Basket Pescara ed è un appassionato di musica e letteratura moderna. Vice segretario del Partito Democratico di Ortona, nelle primarie del 21 Novembre è stato eletto all'Assemblea Costituente per la provincia di Chieti.

 

Innanzitutto, complimenti per la tua elezione all'Assemblea Nazionale dei Giovani Democratici e per la tua partecipazione politica, anche in merito alla discussione che abbiamo avuto di recente. Ti senti soddisfatto del risultato ottenuto? Sono state soddisfatte le tue aspettative?
"Grazie per i complimenti. La partecipazione dei ragazzi della mia città a queste primarie è stata ben al di sopra delle aspettative. Io e i due candidati di Ortona all'Assemblea Regionale, Nicole Santoro e Davide Marfisi, insieme ad un vivace gruppo di amici, abbiamo intrapreso una lunga campagna di sensibilizzazione nelle scuole e tra i nostri coetanei ed il voto di ben 301 ragazzi è stato il frutto di questo impegno. Va detto comunque che ad Ortona eravamo già ben strutturati, potendo contare su quello che, probabilmente, è il circolo dei Giovani Democratici più nutrito della provincia di Chieti e intorno al quale gravitano oltre 50 ragazzi dai 16 ai 24 anni."

Raccontaci della tua adesione ai Gd: cosa ti ha spinto ad aderire all'organo giovanile del Pd e quali sono le tue speranze nei tuoi confronti? Pensi che sia una risposta per i giovani, o piuttosto una domanda?
"Quando è nato il Partito Democratico ad Ortona, armato di coraggio ed un po' di spregiudicatezza, ho chiesto ad alcuni esponenti locali di poter entrare a far parte del direttivo cittadino. La mia richiesta non solo è stata accolta, ma il 9 febbraio sono stato anche eletto vice segretario del Partito Democratico della mia città. Questa elezione è subito parsa ai ragazzi di Ortona come una forte apertura a forze fresche e di lì a poco è nato quasi spontaneamente il gruppo dei giovani. Da membro dell'Assemblea Nazionale mi impegnerò affinché passi l'idea di una Giovanile tanto dinamica e moderna, quanto incisiva e tangibile sul territorio, che sia capace di porre all'ordine del giorno aspetti lasciati colpevolmente in secondo piano dalla politica: penso alla difesa della dignità umana, alla sostanziale rimozione dei fattori di discriminazione, alla lotta all'ingiustizia sociale, all'apertura costruttiva verso il confronto con le nuove culture con le quali condividiamo il nostro Paese. Personalmente poi, non credo che i Giovani Democratici debbano rappresentare una risposta per i giovani: le risposte sono il frutto di un cammino e di un'elaborazione condivisa. Noi, invece, in questa fase embrionale, dovremo lanciare domande, incentivare i nostri coetanei a porsi criticamente nei confronti della realtà in cui siamo immersi. Ciò sarà possibile solo se riusciremo a far passare il messaggio che ogni democrazia cammina sulle gambe dei cittadini che la compongono e che la rotta che questa intraprende non può essere dettata solo dalle istituzioni, ma che necessita del confronto più ampio possibile con la società civile."

Già, proprio a proposito dei giovani: così distanti dal mondo della politica, molto sfiduciati, oserei dire quasi indifferenti. Secondo te, come si dovrebbe realizzare il loro approccio con la politica? Come coinvolgerli nelle scelte del Paese?
"Nella società attuale, sempre più caratterizzata da un'ipertrofia degli egoismi e dal progressivo sfaldarsi dei tessuti connettivi tra i cittadini, è necessario un moto d'orgoglio dei giovani. La nostra generazione, infatti, ha bisogno di trovare una proprio disegno del futuro e di impegnarsi nel concretizzarlo. Ciò che manca al nostro tempo è la condivisione dell'idea del bene comune, elemento, questo, che ha sempre tenuto unite le generazioni precedenti. Quando avremo capito che l'Italia in cui vivremo sarà quella che stiamo costruendo ora, allora, forse, non solo saremo invogliati a partecipare attivamente alla vita politica, ma inizieremo anche a coinvolgere i nostri amici e i nostri coetanei. Per fare questo, però, è fondamentale premere sulle amministrazioni locali affinché ci restituiscano gli spazi vitali delle nostre città, all'interno dei quali poterci confrontare e scambiare idee ed emozioni: parlo delle piazze, dei parchi, dei centri di aggregazione giovanile."

Parliamo, a questo punto, della "politica dei grandi". Qual è il tuo rapporto nei confronti del Partito Democratico, e che rapporto si andrà a delineare tra il Pd e il vostro nuovo segretario nazionale?
"Come molti altri giovani ho aderito al Partito Democratico perché questo, per primo, ha messo tra i caratteri imprescindibili della sua azione politica l'apertura alle giovani generazioni in un Paese come l'Italia che ha l'improcrastinabile necessità di rinnovare la propria classe dirigente e di modernizzarsi. Ora è ovvio che il ruolo dei giovani deve manifestarsi nei fatti e non nelle intenzioni. A tal proposito, il rapporto tra partito ed organizzazione giovanile dovrà essere improntato sulla massima autonomia di quest'ultima: affinché ciò avvenga, però, dovremo essere capaci di creare attorno a noi, anche con forme di collaborazione con altre associazioni giovanili, un terreno fertile per incentivare il maggior numero possibile di ragazzi a prestare attenzione alla nostra azione quotidiana. Non c'è dubbio, infatti, che se non riusciremo in questo proposito, il nostro progetto risulterebbe fallimentare e sarebbe naturalmente portato, non potendo godere di una propria autorevolezza, a sottostare alle direttive del partito."

Sempre a proposito dei "grandi": il prossimo fine settimana si voterà per la Giunta Regionale abruzzese. All'infuori dei vincitori e dei vinti, quale futuro si presenta davanti all'Abruzzo? Pensi potrà esserci un distacco marcato con i precedenti risultati fallimentari?
"La maggiore lacuna della nostra Regione che mi è sempre balzata agli occhi è la mancanza di una seria programmazione dello sviluppo economico: oggi, vuoi per scarsa lungimiranza della nostra classe dirigente, vuoi per la mancanza di coordinamento tra istituzioni e mondo dell'imprenditoria, la programmazione del quadro economico regionale è lasciata all'improvvisazione delle amministrazioni locali; queste ultime, spesso senza cognizione di causa, si ostinano a perseguire una politica di basso profilo che non solo non fa nulla per promuovere un modello di crescita comune, ma addirittura rischia di danneggiare irrimediabilmente quel poco che già esiste (si pensi a quanto sta accadendo ad Ortona con il Centro Oli). L'Abruzzo ha bisogno di trovare un proprio orizzonte. Oggi per la nostra generazione è diventato difficile trovare un impiego di qualità in Abruzzo. Ma è ancor più grave che sia diventato difficile avere anche solo la speranza di trovarne uno nei prossimi anni. Io mi auguro sinceramente che, dopo la consultazione elettorale, i nostri rappresentanti si adoperino affinché questa tendenza venga invertita. Certamente mi aspetto un atteggiamento intransigente dei cittadini nella loro funzione democratica di controllo dell'attività politica. L'insoddisfazione è forte e, come tale, richiede risposte altrettanto forti e puntuali dei governanti."

La coalizione ha candidato Carlo Costantini, dell'Italia dei Valori, per la presidenza, . Pensi che questo sia un punto di vantaggio, o viceversa? Forse sarebbe stato più opportuno portare avanti un candidato del Pd?
"Penso che la candidatura di Carlo Costantini fosse la migliore possibile per la coalizione di centro-sinistra. Una personalità di comprovata esperienza che dichiara di voler fare della trasparenza amministrativa il suo cavallo di battaglia. Penso sia la risposta giusta alle aspettative degli abruzzesi. Se pensiamo poi che dall'altra parte Gianni Chiodi pensa che illudere i giovani del nostro territorio con promesse di colloqui sia il modo migliore per sterzare la rotta nella nostra Regione, appare evidente che quella di Costantini sia l'unica opportunità per iniziare un nuovo ciclo politico diverso da quello degli ultimi otto anni, in cinque dei quali, ricordiamolo, al governo c'era il centro-destra."

In questo senso, cosa pensi a proposito dell'alleanza tra il Pd e l'Idv? Un parere strettamente personale, dico. È importante e contribuisce pienamente alla vostra causa, oppure il gioco non vale la candela?
"L'alleanza con l'Italia dei Valori va inquadrata del sistema parlamentare maggioritario vigente in Italia. Nei sistemi di questo tipo è imprescindibile la costruzione di coalizioni inclusive. Se consideriamo poi, i numerosi punti di contatto tra Pd e Idv, apparirà chiaro che quest'alleanza non solo sia, come detto prima, pertinente al sistema parlamentare italiano, ma soprattutto politicamente valida."

Per quanto riguarda invece le altre forze di sinistra, sopratutto quella radicale e ambientalista? A livello nazionale sono ormai troppo distanti, mentre a livello locale si presentano ancora unite alle elezioni. Come potrà svilupparsi, in futuro, questo rapporto?
"A livello nazionale è innegabile che la rottura delle ultime elezioni politiche abbia creato non pochi problemi al rapporto tra la sinistra e il Partito Democratico. A livello locale però, a favorire la buona convivenza di questi partiti nella stessa coalizione subentrano altri fattori, primo fra tutti le passate esperienze positive di governo con il conseguente apprezzamento dell'elettorato sia della sinistra che dell'area moderata e riformista."

Ti ringraziamo per l'intervista, e ti auguriamo di riuscire a raggiungere i tuoi propositi in seno all'assemblea costituente.

"Grazie a voi, è stato un piacere."


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