Simone De Ruosi è un neoeletto consigliere di Nichelino, città di cinquantamila abitanti in provincia di Torino. Nella vita è uno studente del Politecnico di Torino, corso di produzione industriale, facoltà di ingegneria I. Indirizzo interessante che permette di ottenere una doppia laurea: quella di ingegneria a Torino, e quella di economia ad Athlone, Irlanda. È anche nuotatore di rilievo, campione italiano a 16 anni, con una carriera però interrotta prematuramente a 17 anni per una trombosi alla spalla. Molti i suoi interessi oltre la politica: appassionato di cinema, divoratore di libri, instancabile viaggiatore, produttore casalingo di birra.


Come sono andate queste amministrative a Nichelino?

"Benissimo. Basta un dato per dirlo: coalizione di centrosinistra al 70,23%, la percentuale più alta registrata in questa tornata elettorale. Merito di un buon sindaco, un'ampia coalizione, un grande valore aggiunto dei candidati. Anche la provincia bene, siamo riusciti a salvare "il villaggio di Asterix". Per me invece il risultato è stato semplicemente straordinario, perché tornavo a casa il 16 maggio dopo aver dato gli esami in Irlanda: la campagna elettorale era cominciata da un mese e avevo solo tre settimane per colmare il gap, senza contare la scarsa credibilità che un ventunenne può avere. Ho lavorato sodo, e il risultato è stato strabiliante: con 189 voti sono uno dei primi eletti della città ed è record assoluto per un under 25. Soddisfazione incredibile".


È avvenuto un importante processo di rinnovamento nella tua città: come è accaduto? È stata la vecchia classe dirigente a promuoverlo o voi giovani l'avete conquistato?

"Proprio così, un grande processo di rinnovamento. Abbiamo il coordinatore del circolo di trent'anni, il coordinatore organizzativo di ventisei, un assessore di ventotto e uno di ventinove, e poi tre giovani consiglieri. Io sono il più giovane di un consiglio che conta almeno altri tre ragazzi in altri partiti di centrosinistra. La classe dirigente ci ha sempre detto che nessuno ci avrebbe lasciato nulla e che il partito deve essere preso con la "forza": così abbiamo fatto. Nel primo periodo, dopo la nascita del partito, quando ci si scannava tra correnti, noi eravamo l'unico elemento propositivo del circolo, e questo ci ha messo in evidenza. Siamo riusciti così ad ottenere il nostro spazio alle elezioni, e con un grande lavoro abbiamo avuto ottimi risultati".

 

Durante la campagna elettorale qual è stato il tuo pubblico? Solo i giovani?

"Assolutamente no, penso sia deleterio per noi. In politica non va guardato il proprio orticello, per definizione. Le idee ed i progetti che ho portato alle persone erano a 360 gradi, le tematiche giovanili avevano certamente un buon spazio, ma non erano al centro della campagna. Anzi, direi che sui ragazzi ho lavorato poco, il boom è stato nel quartiere e nella piscina dove da tanti anni nuoto: ho capito che un ventunenne ha poca credibilità e mi sono concentrato su chi mi conosce, su chi sa dell'impegno e della determinazione che metto nel fare le cose. La tattica ha premiato".


Da giovane democratico che crede in uno Stato laico, come rispondevi alle persone che criticavano il Pd per il poco coraggio sui temi eticamente sensibili?

"Rispondo che un partito è un'aggregazione culturale di confronto, dove non tutti la pensano alla stessa maniera, ma dove tutti hanno obiettivi comuni e vanno in una stessa direzione. In ogni discussione si deve arrivare ad una sintesi che rappresenti il pensiero della maggioranza. Le minoranze devono essere una risorsa in più nel dialogo, non possono ricattare: nel momento in cui non c'è un unico messaggio, lo stanno facendo e vuol dire che c'è ancora un po' di strada da fare per creare questo partito. Può sembrare poco coraggio, ma invece è fermento intellettuale tra le varie "anime" del partito".

 

Primo Consiglio comunale. Com'è andata? Impressioni?

"Molto protocollare, nulla di operativo. L'emozione però era tanta, un po' perché mi sono reso conto di avere raggiunto un grande obiettivo nella mia più grande passione, un po' perché sento la responsabilità delle tante persone che mi hanno votato: devo premiare la loro fiducia".

 

È iniziata la sfida del congresso. A chi dovrebbe parlare, secondo te, il Pd? Con quali linguaggi?
"Il Pd deve cominciare ad essere sintetico, avere un leader unico che parli alla gente in modo semplice e chiaro. Se riuscissimo ad avere un'unica voce che faccia valere i nostri argomenti - di sicuro superiori a quelli della destra -, sicuramente avremmo la possibilità di guidare il paese. Le tematiche devono riguardare tutta la società, tutti i suoi strati sociali, il partito nasce per questo e non si può settorializzare in determinati ambienti".


Chi voterai ad ottobre?

"Per il momento sono due i papabili, ma credo si inserirà almeno un altro candidato. Bisogna vedere bene i loro programmi per una decisione. Diciamo che né Franceschini, né Bersani mi convincono appieno, tra i due forse preferisco il secondo: è un po' più tecnico in materia economica e ciò potrebbe essere un vantaggio. In quanto a carisma, però, peccano tutti e due. Certo, se si aggiungesse il "Chiampa"... e non dico altro sui rumors torinesi".


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