La deflazione è il vero problema
Scritto da Alessandro Natale Venerdì 28 Novembre 2008 05:29
Da numerosi settori dell'opinione politica e accademica comincia a farsi forte l'idea, già esposta da un mio precedente articolo, secondo la quale l'attuale crisi economica-finanziaria abbia alte possibilità di sfociare in un processo deflazionistico di scala mondiale di conseguenze inimmaginabili fino ad un mese fa.
Il rischio è quello di entrare in una situazione di stagdeflazione, antitetica alla stagflazione degli anni '70.
Questa è la principale minaccia che grava sull'economia mondiale. In una situazione deflazionistica, con i tassi d'interessi prossimi allo zero, verrebbe meno la forza propulsiva della politica monetaria, che sarebbe completamente inutilizzabile per uscire dalla suddetta situazione.
La presa di consapevolezza della gravità del momento porterebbe all'adozione di politiche fiscali espansive (aumento spesa, diminuzione tasse) per evitare una nuova grande depressione o, in maniera minore, un panorama alla giapponese.
La storia mostra l'esistenza di tre tipi di deflazione: quella buona, quella cattiva e quella orribile. La differenza tra le tre deriva dagli shock dal quale sono originate e dall'impatto della caduta dei prezzi sull'attività economica.
La deflazione buona è causata da schock positivi dal lato dell'offerta, per esempio un incremento della produttività. In questa circostanza se l'inflazione è bassa e l'offerta monetaria si mantiene costante, si produce una diminuzione del livello generale dei prezzi accompagnato ad un'elevazione di benefici per le imprese, dei salari reali e del valore degli attivi. Questi tipi di deflazioni benefiche si svilupparono durante il XIX secolo, nell'epoca del sistema aureo classico e si accompagnarono a periodi di forte crescita economica.
Le deflazioni cattive e orribili sono legate al processo di recessione/depressione. Durante questi periodi, la domanda aggregata collassa e i produttori iniziano una dinamica di tagli dei prezzi per trovare compratori. Questa tendenza ribassista aumenta e si autoalimenta per due ragioni: innanzitutto perché l'impossibilità di ridurre il tasso d'interesse al di sotto dello zero alza il costo di indebitamento degli agenti, aumenta le imprese in bancarotta e genera una restrizione della liquidità (e/o contrazione del credito) che accentua la forza della recessione deflazionistica; in secondo luogo, perché i consumatori fermano le proprie decisioni di consumo in attesa di maggiori abbassamenti del livello generale dei prezzi.
In realtà questi ultimi episodi sono rari e si materializzarono solo durante la grande depressione.
Secondo Milton Friedman la "deflazione è sempre e comunque un fenomeno monetario" (cosa che per lui, ma per i monetaristi in generale, vale per l'inflazione stessa).
Sarebbe così perché la crescita o la riduzione della quantità di moneta in circolazione (in relazione a quella del PIL reale) determinano cambi nel livello generale dei prezzi. Di conseguenza, gli istituti di emissione avrebbero potere di eliminare la deflazione come l'inflazione.
La domanda che sorge spontanea è "come potrebbero agire le banche centrali se i tassi d'interessi fossero prossimi allo zero?"
Rispondo come risponderebbe un monetarista convinto: partendo dal presupposto che l'obiettivo è l'aumento dell'offerta di moneta, attraverso i meccanismi ad essa congeniali. Realizzare operazioni di mercato aperto per incrementare le riserve della bilancia commerciale, provocherebbe una riattivazione della domanda aggregata che porterebbe al tasso d'inflazione scelto.
Se questa strategia non dovesse funzionare si ricorrerebbe al helicopter money o money gift dello stesso Friedman. L'istituto di emissione dovrebbe distribuire la moneta direttamente alle imprese e alle famiglie, se non dovesse essere il sistema bancario a occuparsene. Ciò provocherebbe una ripresa della domanda dei consumatori.
Secondo questo tipo di risposta monetarista, la recessione/deflazione di livello mondiale è possibile solo attraverso errori commessi dalla politica monetaria.
Dal mio punto di vista le misure presentate vanno necessariamente combinate a misure fiscali, o comunque ad aumenti di spesa da parte dei governi. I governi son costretti a "buttare" liquidità nei mercati per aiutare le famiglie e le imprese in difficoltà. Un sistema equilibrato di aiuti dovrebbe rendere la crisi deflazionistica più lieve e meno distruttiva.


