
Non è chiaramente un problema esclusivamente politico, né - altrettanto chiaramente - è un problema esclusivamente circoscritto al Pd, anzi. Riguarda piuttosto l'intero ventaglio partitico italiano e, più generalmente, la nostra intera società, potendosi sinteticamente configurare come un problema culturale.
Per intenderci: come questo manifesto del Pd, se ne potrà trovare uno per ogni colore politico, dai contenuti e dalla forma presso a poco tutti identici. È un manifesto che tutti potrebbero condividere, tant'è che l'uno è fotocopia dell'altro.
In quella che dovrebbe essere la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, si pone l'esigenza di una discussione di ampio respiro su una tematica spesso sottovalutata oppure non affrontata con le giuste considerazioni del caso.
Carnagione chiara, chioma biondo chiaro, occhi azzurri (quindi chiari), "nasino" all'insù, sopracciglia curate, labbra sensuali, pelle liscia, fondotinta e mascara. Insomma, un viso inequivocabimente perfetto, tanto da aggettivare la figura come "bella", non una "bella" qualunque, ma una "bella" persino "virgolettata", dove le virgolette vorrebbero creare un gioco di parole, ma fin fine ribadiscono e concentrano l'attenzione sul valore estetico del soggetto.
Sembrerebbe già abbastanza, ma sfortunatamente è possibile fare di peggio: le lacrime che rigano il volto, lo sguardo assente e perso nel vuoto, l'aria da bimba innocente.
È giusto - soffermandosi attentamente su questi particolari - chiedersi, in questo contesto, in questo manifesto, quali e quante donne rappresenti la donna del manifesto: più che delle donne, sembra un manifesto in difesa della razza.
Non saprei dire qual è il messaggio esatto che il manifesto si prefigge di veicolare: forse l'esistenza di un rapporto di proporzionalità diretta tra la bellezza femminile e le violenze subite?
Messa così, sembrerebbe una questione di sola bellezza: sì tanta beltà è il motivo della violenza e allo stesso modo e d'altro canto (verso opposto, ma stessa intensità) giustifica la necessità di una probabile chiamata alle armi.
È quell'antico stereotipo - per anni sopito, ma mai estinto - che vorrebbe raffigurare la donna come "esserino" gracile e disarmato, e pertanto bisognosa di essere difesa.
Sì, qualcuno dirà che qui si pone un problema che è solo di forma, e quindi irrisorio. Tuttavia qui si tratta innanzitutto di propaganda politica, che se proprio indispensabile, almeno andrebbe fatta come si deve; senza contare che a un'analisi più attenta (perché guardando di sfuggita il manifesto mentre si è in macchina si potrebbe anche condividere) è questo il messaggio che passa.
Qui è insito il problema, perché qui si realizza la contraddizione: la donna, indifesa di fronte ai soprusi del genere maschile, vede delegata la propria difesa allo stesso genere maschile. Non si tratta tanto della violenza subita da un uomo, per la quale poi viene a porsi un altro uomo (dalle intenzioni più nobili del primo) in sua difesa. Bensì di una schiavitù dai tratti medioevali di un genere sull'altro, risolta tramite l'applicazione di una nuova schiavitù, certamente più moderna e meno tradizionale, ma pur sempre schiavitù.
È l'immagine del serpente che si morde la corda, per cui il risultato finale non è altro che un circolo vizioso tra l'autoreferenzialismo e l'autolegittimazione.
L'uomo ha chiaramente degli interessi nel salvaguardare lo status quo. Anzi, probabilmente questa nuova schiavitù è migliore della precedente, perché meno palpabile e visibile, quindi meno criticabile a attaccabile.
Questo, tuttavia, non permette di tacere come molte donne (fortunatamente un'esigua minoranza) concorrano nel mantenere la situazione attuale: probabilmente orfane di orgoglio, non hanno modo di esitare nel rifugiarsi sotto questo o quel potente di turno, peggio ancora sotto un sistema machista - quello mediatico - creato dal genere maschile e pensato ad uso e consumo dello stesso.
E sotto questo punto di vista, ovvero guardando agli interessi di parte, si faccia attenzione a come i problemi della donna vengano sintetizzati da una parte solo alle violenze fisiche, per altro ancora sintetizzate ai soli casi di stupro (le violenze domestiche riscuotono meno interesse mediatico o abbiamo paura ad addittare mariti, fidanzati, compagni come violenti e carnefici?), oppure, d'altra parte, a questioni dalla futilità inverosimile.
Non posso che ridere quando sento qualche amica ricondurre tutte le conseguenze al fatto che nella lingua italiana il maschile viene adottato a plurale misto. Come se questo fosse un problema reale e prioritario. E d'altronde, la violenza fisica va combattuta ed è certamente grave, ma non può essere assunta come fronte unico della battaglia, come se risolto questo aspetto la donna diverrebbe finalmente eguale.
La giornata internazionale contro la violenza sulle donne è un evento importante, ma prettamente inutile finché continueranno a sussistere queste condizioni, meglio finché non si avrà il coraggio di prenderle in considerazione. E attenzione - per chi non avesse ancora colto la questione -, non finché sussisterà la sottomissione della donna, quella si può risolvere anche dopo, ma finché sussisterà questo modello di contrasto alla sottomissione della donna, che sembra indebolire la facciata, ma che finisce inevitabilmente col rafforzarne le fondamenta.
A questo punto, la donna, già in parte causa della propria sottomissione, dovrebbe diventare anche causa del proprio riscatto sociale. Senza rimanere con le mani in mano nell'attesa che il genere maschile comprenda autonomamente l'errore commesso - come se la rilevazione potesse piovere dal cielo -, dobbiamo essere proprio noi a rilavutare la stima per noi stesse.
Prendere la politica per il colletto e rimproverarla: basta con manifesti e messaggi volgari e umilianti, basta con la pretesa di sapere ciò che è giusto per gli altri (aborto e maternità: ricordate l'ostruzionismo contro la Ru486? Secondo il governo e i teodem, la donna dovrebbe abortire chirurgicamente in ospedale, perché a casa non potrebbe essere controllata e subirebbe un tracollo psicologico. Argomentazione che potrebbe essere anche vera, ma cosa ne potrà mai sapere un uomo?), basta affrontare solo una parte della questione (violenza fisica) o finte questioni.
Vorrebbero difenderci e alcune di noi vorrebbero che ci difendessero, ma quando mai li avete sentiti parlare (un argomento a caso, tanto per) di pari opportunità? Quando mai avete sentito anche solo un accenno al contributo della donna alla società?


