Molti sono i commentatori che in questo periodo parlano di un'imminente morte della seconda Repubblica. In un articolo di qualche tempo fa ne parlava anche Eugenio Scalfari nell'editoriale della domenica su La Repubblica. Se così fosse, quali sarebbero i mortali sintomi?
Indubbiamente si avviluppano intorno alla preda da diverse direzioni. Come la tenaglia che nel '45 tagliò la testa alla Germania nazista, diverse "sciagure" stringono la morsa intorno al collo del nostro sistema odierno.
In primis potremmo citare la crisi economica. La caduta del mercato globale e le inevitabili conseguenze che ciò ha avuto sulle economie nazionali ha assestato un colpo duro alle finanze di tutti gli Stati europei, particolarmente nella nostra Italia. Una economia, la nostra, fondata principalmente sulle medie imprese, che non riescono a riprendersi facilmente dallo scossone provocato dalla crisi.
Ovviamente la politica di governo (e non solo) sembra essere sorda ai richiami dei poteri economici: sono mesi che i maggiori rappresentanti degli organi economici internazionali e - non ultimo - il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi avvertono i governi sulla necessità di un repentino aiuto ai lavoratori e ai ceti medio-bassi per poter dare una spinta alla richiesta interna. Per tutta risposta si fanno finanziamenti (fantasma) alle grandi aziende, si progetta una Banca del mezzogiorno che non farebbe altro che affossare ancora di più di debiti le imprese del Sud, non si pensa minimamente a mutare i sistemi energetici per poter investire sul rinnovabile.
In pratica lo Stato non investe e non permette ai cittadini di farlo. Gli effetti sul sistema politico italiano, per tornare ai motivi di una prossima morte della seconda Repubblica, sono facili: Giulio Tremonti cambia rotta e si schiera a favore del posto fisso dopo una carriera puntata alla flessibilità, i colleghi gli puntano il dito contro (il primo è sempre quello un po' tozzo di Renato Brunetta), Umberto Bossi lo difende, la Confindustria da atavica alleata gli volta le spalle, Silvio Berlusconi promette riduzioni dell'Irap contro il parere del Ministro dell'economia che minaccia dimissioni e pone veti in materia di pensioni e tasse. Sul piano economico raramente ci sono stati scontri simili in casa Berlusconi.
Più comuni sono stati, invece, gli scontri sulla linea politica. Soprattutto dopo la nascita del PdL gli scontri interni e quelli con gli alleati sono aumentati. Il partito più grande d'Italia vede ormai da mesi un insanabile scontro al vertice. Gianfranco Fini, ormai insofferente alle linee del partito, non concede un giorno di tranquillità al grande capo e tanto meno alla sua cerchia di fedelissimi. Mette bocca su tutto, l'audace Presidente della Camera: dai disegni di legge alla riforma giudiziaria; dai problemi con la magistratura al delirio di onnipotenza di Berlusconi; si fa vedere in giro con avversari politici e con magistrati "rossi" a sparlare del Premier.
In cambio i "giornali di partito" non fanno altro che attaccarlo (gridando al tradimento) e la corte berlusconiana ormai lo ha isolato mettendolo, in sostanza, fuori dal partito. A questo si sommano sempre più frequentemente i punti di contrasto con la Lega: il problema delle candidature regionali e le prese di posizione di Bossi a favore di Tremonti creano attrito tra le due forze di governo. Le rivendicazione leghiste di Veneto e Piemonte danno non poco fastidio a Fini, e sicuramente sono una spina nel fianco anche per il resto del PdL che si vedrebbe levare le maggiori regioni (insieme alla Lombardia) del Nord. Da ultima le recenti accuse di Roberto Calderoli al cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi, hanno provocato non poche polemiche in un polo che ha già non pochi problemi d'immagine in Vaticano.
La maggioranza vive quindi un momento di crisi interna cui assisteremo solo con le prossime elezioni, dalle quale si potrà vedere veramente chi è che metterà i piedi in testa a chi.
Impossibile non citare tra i motivi di una possibile fine del "nuovo" periodo della Repubblica italiana delle cause che hanno molte affinità con quelle che tagliarono le gambe alla prima Repubblica: mi riferisco al caso della famiglia Mastella. La cosa si sapeva ormai da anni, ma l'esilio imposto a Mastella e signora dalla regione Campania è veramente un fatto eclatante.
Un protagonista non manca mai nelle storie di rivoluzione politica italiana: la mafia. Sarà un caso che proprio in questo momento di decadenza politica siano usciti finalmente fuori i carteggi che provano i contatti fra Cosa Nostra e lo Stato negli anni delle stragi, che sia uscito allo scoperto il pentito Spatuzza? È difficile interpretare certe cose per chi non ci vive a stretto contatto quotidianamente, ma, escludendo un ritorno al tritolo per minacciare i governi, il carteggio potrebbe essere interpretato come un ricatto?
Il Presidente della Repubblica ormai quotidianamente invoca dialogo fra le forze politiche e chiede di evitare lo scontro aperto. Ma che tipo di scontri? Quando è stato l'ultimo scontro politico tra maggioranza e opposizione? Gli ultimi urli di un'opposizione rantolante non hanno certo avuto molto contenuto politico e di certo gli attacchi e le minacce della maggioranza non hanno mai avuto nemmeno il profumo di un leale scontro. Anzi, ultimamente pare che l'attenzione dei rappresentanti del centro destra si sia totalmente distolta dall'ala sinistra del Parlamento, andando a concentrarsi totalmente fuori dal semicerchio parlamentare. Le dichiarazioni e le interviste dei colonnelli del PdL sono quasi tutte concentrate ad attaccare la magistratura, a screditare e delegittimare la Corte Costituzionale, a puntare il dito contro Napolitano, a inveire contro la stampa.
Oltre a queste "grandi armate" che assediano il piccolo regno d'Italia, non è da sottovalutare l'azione di tanti piccoli incursori che minacciano la stabilità della politica nazionale: lo scandalo Marrazzo, gli sciagurati disastri naturali e il conseguente divismo di Bertolaso, i problemi territoriali e provinciali, gli scioperi di statali e metalmeccanici, la ribellione dei precari della scuola, l'insurrezione (sempre fin troppo passeggera) degli studenti e la recente manifestazione autogestita e spontanea del No B-day.
Ovviamente, però, l'attenzione dei media e dell'opinione pubblica è tutta concentrata sugli scandali sessuali: le avventure del premier e le sconcertanti rivelazioni sul Presidente della regione Lazio interessano di più dei disagi veri del Paese. I giornali parlano solo di quello, e quindi la gente sente solo quello.
Almeno se così deve morire la seconda Repubblica, potremmo facilmente dire: la morte è uno stupendo orgasmo.


