Qualcuno mi dice che Die Brücke è uno splendido sito, ma che talvolta ci fossilizziamo a parlare delle solite cose e tralasciamo notizie importanti di attualità.
Allora voglio riprendere alcuni degli argomenti di maggiore discussione degli ultimi giorni e rifletterci un po’ sopra.
Attentato ai parà italiani in Afghanistan, sei morti
È sicuramente un grande dolore, di fronte alla morte non esistono militarismi o antimilitarismi che tengano. Nonostante alcuni dubbi del matematico Piergiorgio Odifreddi sull’intervento americano in Afghanistan (perché proprio lì, visto che nessuno degli attentatori dell’11 settembre era afgano? Vedere Il matematico impenitente), vorrei ricordare che proprio la terra dei talebani è il paese natio di Al Qaeda (1979, invasione sovietica).
Lo sanno tutti, è storia. Lo sanno gli americani, furono loro a finanziare la nascita di Al Qaeda.
Quale che sia la vostra idea sulla guerra, l’Italia ha preso degli impegni con gli Usa e le altre potenze mondiali sull’Afghanistan, ritirarsi ora è praticamente impossibile, inoltre fu proprio lo stesso governo di ora (di cui alcuni esponenti illustri predicano l’uscita dal conflitto) ad optare per l’intervento nel lontano 2001. Bisognava pensarci prima.
Alle famiglie che piangono i loro morti ricordo chi li inviò in guerra, e ricordo che l’Italia è accusata dalla comunità internazionale di aver venduto armi a privati afgani (forse terroristi, come detto in I signori della guerra, parte II), quindi le armi che uccidono i nostri soldati potrebbero benissimo essere le nostre. Per la serie "fuoco amico".
Per inciso, su La Repubblica ho letto del figlio di un di questi soldati morti dichiarare che suo padre era stato "ucciso dal diavolo". Così si educa alla tolleranza.
Caso Annozero, il contratto di Travaglio, il rinvio di Ballarò
Tutto questo rientra nella questione Rai, il servizio pubblico tanto sbandierato dai politici (in principal modo da Berlusconi) e che ogni volta deve piegarsi al volere dei suoi acerrimi difensori.
Berlusconi e la sua parte politica sostengono che il programma Annozero di Michele Santoro faccia fare una brutta figura alla televisione pubblica e che non piaccia alla gente. I dati auditel smentiscono.
Sarà anche vero che Santoro e i suoi sono di parte, ma se in un servizio dall’Abruzzo si vedono le case ancora come erano ad aprile, contrariamente a quanto detto dal Presidentissimo, non è fiction, è realtà - a meno che non ci troviamo in una sorta di sistema orwelliano dove, sorprendentemente, è l’opposizione a tiranneggiare il governo, segno forse che il governo si compone di incapaci.
Le colpe vanno però anche all’opposizione (se così la si vuole chiamare), che spesso, per difendere i propri interessi, attacca a sua volta la trasmissione di Santoro. In quest’ottica il problema del contratto di Marco Travaglio (all’estero considerato uno dei migliori giornalisti in circolazione, come testimoniano i diversi premi internazionali) assume l’immagine di un ricatto mafioso.
Per quanto riguarda Ballarò (e tutta Rai Tre, accusata dal governo di essere di sinistra e faziosa - avessero mai visto Rete 4, che peraltro trasmette ancora illegalmente su frequenze nazionali), basta guardare a cosa ha dovuto fare spazio: speciale Porta a Porta con un solo ospite, Silvio Berlusconi.
Silvio Berlusconi è Presidente del Consiglio della Repubblica italiana, possiede tre canali nazionali e ne controlla altri tre indirettamente, possiede giornali e riviste, è statisticamente l’uomo che più appare in televisione.
Per inciso: neanche un contraddittorio, quello che il governo rinfaccia sempre ad Annozero (nonostante lo stesso Berlusconi sia più volte stato invitato in trasmissione ma non abbia mai accettato, e nonostante il suo avvocato e parlamentare Nicolò Ghedini sia quasi un ospite fisso).
Il problema sta alla base: non si può pensare di avere un’informazione libera e onesta finché i partiti politici potranno decidere chi dovrà amministrarla. La Rai deve essere data in mano a manager senza legami con la politica.
Brunetta über alles
I tagli del governo si fanno sentire: colpite l’istruzione, la ricerca, la cultura e i dipendenti pubblici. Trionfo del piccolo, grande ministro. I registi italiani da Venezia accusano il governo di uccidere il cinema. Brunetta comprende la loro rabbia: "li abbiamo chiuso il rubinetto, li stiamo facendo morire!". Non pago (avrebbe dovuto esserlo), aggiunge: "è ora che questi fannulloni vadano a lavorare, è finita la pacchia!" (per maggiori informazioni sul grande, piccolo lavoratore Renato Brunetta rimando all'articolo L'ombra del nano).
È comunque curioso che si taglino sempre fondi a istruzione, cultura e ricerca e mai ai parlamentari, che non fanno altro che "adeguare" i loro stipendi all’inflazione (tradotto: aumento).
È curioso anche che, mentre questo grave periodo di crisi economica mondiale sta spingendo i paesi stranieri a investire grandi somme di denaro nella ricerca e nell’istruzione (cioè nel futuro), il governo italiano sia l’unico a fare l’opposto, senza fornire alcuna plausibile spiegazione.
Parliamo di un'altra conquista del Ministro più amato d’Italia: d’ora in avanti, quei fannulloni dei dipendenti pubblici che resteranno a casa da lavoro si vedranno trattenuti gli incentivi dalla busta paga. Allo stesso tempo, dipendenti pubblici di ogni tipo sono tenuti a rimanere a casa da lavoro, nel caso venissero contagiati dalla temibile influenza A.
Commentate voi.
Le primarie del Pd
Grande fermento per le primarie del Pd che (finalmente) decideranno il nuovo leader del partito del centro-sinistra - o del centro-centro, a sentire Francesco Rutelli.
Peccato che ancora oggi - parlo per esperienza personale - pochi abbiano capito come funzionino queste primarie: prima votano gli iscritti, che eleggono dei delegati che poi dovranno votare i candidati (Pier Luigi Bersani, Ignazio Marino e Dario Franceschini), e poi votano tutti gli altri.
Sottolineo il "tutti": chiunque può andare a votare, con o senza tessera. Allora mi chiedo: perché in tempo di tesseramento molti politici del Pd chiedevano alla gente di "correre a fare la tessera", così avrebbero potuto votare il loro candidato? Perché lo stesso Ignazio Marino si lamentava perché non gli era stata concessa una proroga nei tesseramenti e si sentiva svantaggiato rispetto agli altri due candidati?
Al di là di questo, lo stesso Marino (e con lui molti giornali e blog su internet) denuncia che al sud ci sono paesi con più tesserati Pd che cittadini, oppure più voti che tesserati, oppure meno voti che tesserati. Numeri sospetti, che rimandano alle epiche truffe fatte in Campania dagli esponenti della Margherita durante le primarie che videro vincitore Walter Veltroni.
Pura coincidenza?
E sarà una coincidenza anche che nessuno dei due candidati principali, Bersani e Franceschini, parli della questione morale, del fatto che chi delinque e viene condannato non dovrebbe stare nel nostro Parlamento. Solo Marino, in un’intervista sul primo numero de Il Fatto, ha sostenuto questa idea - di fatti una sua vittoria alle primarie sembra improbabile.
In precedenza, un solo altro politico osò toccare questo argomento, il leader dell'IdV, Antonio Di Pietro, venendo accusato dai suoi alleati del Pd di essere un qualunquista e un urlatore, che rinnovare l’alleanza con un simile personaggio sarebbe stato un grave errore per il partito.
Scudo fiscale
"Lotta alla speculazione finanziaria": è questa la frase d’ordine del governo, una battaglia nobilissima che pochi hanno avuto il coraggio di intraprendere in Italia. Infatti, il celebre scudo fiscale (approvato di recente dal Parlamento) prevede che gli evasori fiscali che non abbiano procedimenti penali in corso possano pagare un’aliquota compresa tra l’1 e il 5% annuo sul denaro illegalmente portato all’estero per un massimo di cinque anni (mentre per i cittadini e le aziende oneste l’aliquota può sfiorare il 43% annuo), in questo modo gli evasori sopra citati risulteranno non punibili. Questo è quello che si chiama “colpo di spugna” o - più politically correct - indulto.
Fa notare Luigi Li Gotti (IdV) che l’articolo 79 della Costituzione italiana preveda che un indulto debba essere votato dai due terzi del Parlamento, il che rende questa legge del governo - che novità! - incostituzionale. Peccato che ufficialmente non sia un indulto.
La nuova legge, inoltre, abolisce l’obbligo di segnalazione di operazioni sospette di riciclaggio o finanziamento di associazioni criminose (leggere "mafia" o anche "terrorismo", per il quale rimando alle considerazioni sull’Afghanistan). Anche Antonio Di Pietro, coi suoi ben noti toni pacati, critica la nuova legge e attacca il "Parlamento mafioso".
Insorgono prontamente i presidenti delle Camere, Renato Schifani e Gianfranco Fini: "le scelte del Parlamento rappresentano pur sempre l’espressione della volontà popolare".
Peccato che i due eminenti signori scordino che la legge che ha portato all’elezione di questo Parlamento (e anche del precedente) sia assolutamente incostituzionale, quanto di più lontano dall’espressione della sovranità popolare si possa immaginare, visto che chi fa parte dell’aula non è stato scelto dalla popolazione, ma dalle segreterie di partito.
Il Fatto e le lunghe inchieste sulla politica
È uscito nelle edicole il nuovo giornale di Antonio Padellaro e Travaglio - e molti altri, per dovere di cronaca -, un giornale che si regge sui soldi dei lettori e dei giornalisti che su di esso scrivono, senza finanziamenti statali. Un tentativo di dare un valido esempio di vero giornalismo, in un Paese in cui i Vespa e i Feltri la fanno da padroni.
Esce con notizie piuttosto forti: Gianni Letta indagato (sul primo numero), Angelino Alfano indagato in Puglia per aver coperto le indagini sul collega ministro Raffaele Fitto (sul numero di venerdì 25 settembre), tutt’ora rimandato a giudizio (rimando all’articolo Il consiglio dei Ministri).
Poi la Puglia, una terra splendida che in questo periodo ha visto sorgere dal nulla un enorme buco nero che sta risucchiando tutta la politica: l’inchiesta di Bari. Partito tutto dalle performance sessuali del nostro Premier, l’inchiesta si è allargata portando all’arresto dell’uomo chiave, l’imprenditore Giampaolo Tarantini, accusato di aver fornito prostitute ai diversi uomini del mondo della politica e della finanza.
Ottimo esempio di come, in fatto di malcostume e corruzione, in Italia non esiste destra o sinistra. Mi riaggancio con ciò che diceva Marino e domando: in un Paese dove buona parte della politica delinque, corrodendo dall’interno il sistema istituzionale e quasi tutti i partiti, non sarebbe qualcosa di positivo e rivoluzionario un partito che proponesse una legge (interna a se stesso, ma anche a livello istituzionale) per escludere simili individui dall’amministrazione della cosa pubblica?


