Il 23 marzo Giampaolo Giuliani, sismologo, in una video intervista disponibile su internet, disse che lo sciame sismico che si stava verificando già da metà gennaio in Abruzzo avrebbe potuto portare ad un terremoto.
La protezione civile, presieduta da Guido Bertolaso, denunciò il dottor Giuliani per procurato allarme.
Oggi, davanti alle terribili immagini de L'Aquila distrutta, e all'impressionante numero dei morti in continua ascesa, la protezione civile afferma che non era possibile prevedere il terremoto.
Assolutamente corretto: non si può prevedere una qualunque evento sismico con sicurezza, ma solo con una certa probabilità, attraverso il metodo Rundle-Tiampo messo a punto dalla Nasa. Con questo metodo, negli Usa si sono potuti prevedere quindici degli ultimi sedici terremoti che hanno colpito la California. Non si può così capire con esattezza la data e il luogo del terremoto, ma con una certa approssimazione la zona dell'epicentro in un raggio di 150 chilometri e nell'arco temporale di circa una settimana.
Bertolaso afferma che, anche prevedendo con la massima precisione l'evento sismico, non sarebbe stato possibile evacuare l'intera zona. In pratica un paese come l'Italia, che specialmente nel meridione è a forte rischio sismico, non è organizzato per far fronte ad un terremoto.
Nella maggior parte dei paesi a rischio esistono strutture adeguate, costruite con criteri antisismici, e quindi più sicure. In Italia queste strutture non esistono, perché?
Addirittura molte delle strutture distrutte a L'Aquila erano pubbliche e di recente costruzione.
Sapendo che in Italia la giustizia colpisce a orologeria, e non colpisce mai chi ha i soldi per difendersi davvero, è ovvio che conviene costruire edifici senza seguire le dispendiose norme: in caso di simili catastrofi, è spesso la stessa azienda che ha causato la tragedia ad ottenere l'appalto per la ricostruzione.
C'è sempre chi ci guadagna sui morti, e in un Paese senza giustizia l'eccezione diventa prassi.
Logicamente, le immagini alla televisione ci riportano al terremoto dell'Irpinia e al più recente terremoto di San Giuliano: a distanza di decenni nulla è cambiato. Disorganizzazione, mancata prevenzione, strutture inadeguate.
Il Presidente dell'Associazione dei parenti delle vittime di San Giuliano, Antonio Morelli, fa inoltre notare che per quella tragedia, nella quale morirono diversi bambini e riguardo la quale i politici giurarono di vigilare perché venisse fatta giustizia, ancora oggi non ci sono state condanne.
Stanno già arrivando la solidarietà e le promesse da tutti i nostri politici, presto il Presidente del Consiglio sfilerà tra le vittime e sfoggerà il suo sorriso compassionevole e ottimista.
E tutto riprenderà come prima, e ci scorderemo anche di questi morti.


