Le ragioni della rivoluzione verde
Scritto da Alessandro Del Fiore Mercoledì 24 Giugno 2009 23:48
Quali sono le ragioni del movimento che si sta creando in Iran dopo le elezioni del 12 giugno 2009?
Perché, se Mir Hosein Moussavi non differisce da Mahmud Ahmadinejad, tante persone scendono in piazza a manifestare contro colui che definiscono un dittatore?
Le ragioni dovrebbero essere quelle della non-accettazione, da un lato, della politica estera di Ahmadinejad e, dall'altro, la mancanza di libertà interna.
La politica estera iraniana con Ahmadinejad è basata sui seguenti fattori: cercare di formare una coalizione anti-occidentale e criticare aspramente lo stradominio internazionale degli Stati Uniti e dei paesi occidentali. Il presidente iraniano ha basato molta della sua retorica "terzomondista" contro Israele, auspicando la scomparsa dello stato ebraico. Contemporaneamente, Ahmadinejad, sostenuto nella sua azione dal Consiglio dei guardiani, ha cercato di realizzare un programma nucleare.
Il problema è che l'Iran non ha mai firmato il trattato di non proliferazione nucleare che mirava al disarmo e all'uso civile dell'energia nucleare, in quanto non possedeva questa forma di energia. Perciò la grande contraddizione è consistita da un lato nell'auspicare la scomparsa di Israele e dall'altro dal tentativo di avviare la produzione di energia nucleare. Se fosse per uso civile, sarebbe una giusta rivendicazione, meno se utilizzata per uso bellico, soprattutto contro un'altra nazione.
D'altra parte, il problema della repressione interna. L'Iran è uno stato teocratico che si basa sulla rivoluzione del 1979. Il potere reale è affidato alla mano della guida suprema - dapprima l'ayatollah Ruhollah Khomeyni, e dal 1989 Ali Khamenei, indicato dallo stesso padre della rivoluzione iraniana.
L'Iran, secondo il Fondo monetario internazionale (ricerca del 2008) è il 72° stato per PIL pro capite, nonostante sia ricco di petrolio - visto che nel 2005 esportava 456 milioni di tonnellate di greggio all'anno, risultando come il secondo produttore al mondo con l'11,7% della produzione mondiale (fonte: Opec, 2005).
Per rafforzare la partnership con le nazioni ricche di petrolio e di materie prime, nel 2001 è stata creata a Teheran la GECF (Gas exporting country forum), di cui attualmente fanno parte Russia, Algeria, Egitto, Libia, Nigeria, Guinea Equatoriale, Iran, Qatar, Oman, Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Malesia, Brunei, Trinidad e Tobago, Bolivia e Venezuela.
È proprio questa politica che viene contestata sia dalla base popolare dei sostenitori di Moussavi, lasciati alla fame dal governo centrale di Ahmadinejad, sia dagli studenti e dalle donne di Teheran, oppressi dai divieti imposti dagli ayatollah.
E sono proprio le donne tra i massimi sostenitori della rivoluzione verde, dato che sempre a fianco a Moussavi appare la moglie, Zhara Rahnavard, coperta dal chador nero. Moussavi non è un uomo nuovo della politica iraniana, visto che è stato Primo Ministro dal 1981 al 1989 (prima della morte di Khomeyni e della nomina di Khamenei).
Il Mossad e il Presidente americano Barack Obama hanno definito lo scontro fra Moussavi e Ahmadinejad come uno scontro all'interno dell'elite politica iraniana. E probabilmente lo è. Ma si dimenticano che i milioni di persone che manifestano per le strade di Teheran sono a favore di una maggiore libertà economica, dei diritti civili fondamentali e per ottenere elezioni libere.
Infatti è il racconto del voto che perseguita i giovani iraniani: sembrava ci sia stato un vero e proprio colpo di Stato seguente alla vittoria di Moussavi, con conseguente ribaltamento del voto e vittoria di Ahmadinejad. E tutto ciò in una "democrazia" non è tollerabile. E meno che mai è tollerabile reprimere le manifestazioni con le armi e con la forza dei fucili.
Gli iraniani che sognano un Presidente diverso da Ahmadinejad desiderano più democrazia, più libertà e più diritti per una nazione con un grande passato ed un futuro tutto da costruire.


