Negli scorsi giorni, il mio timore per i fatti che stavano accadendo nel paese ha raggiunto proporzioni mai percepite. Dalle dichiarazioni sentivo che qualcosa di importante stava accadendo. Lo scontro istituzionale è arrivato al limite, non è mai stato così forte il rischio per il sistema di check and balance repubblicano.
Il 6 febbraio 2009 Silvio Berlusconi ha manifestato il suo progetto politico-istituzionale: cambiare la costituzione, diventando un monarca repubblicano, e dare, in poche ore, un'identità al partito che nascerà a marzo.
Questi due progetti rappresentano la più grande epifania del berlusconismo, dal 1993 ad oggi.
Partiamo con l'analizzare il primo punto: il progetto istituzionale.
Il Presidente della Repubblica, inviando una lettera a Berlusconi, aveva già spiegato i motivi dell'incostituzionalità del decreto legge, chiedendo di non arrivare ad uno scontro istituzionale.
Il Presidente del Consiglio a quel punto approva il decreto, facendo orecchie da mercante.
Come da copione, Napolitano, rammaricato, non firma il decreto. In questo preciso momento accade l'inaspettato: Berlusconi attacca Napolitano e afferma di voler cambiare la costituzione, anche andando davanti al popolo - ci sarebbe da fare una lezione a parte su questa parola e sul senso che Berlusconi gli fornisce - e parte con un disegno di legge immediato.
Praticamente, è come se il premier inglese cercasse, ad un certo punto (per incomprensioni con la Regina), di trasformare la Monarchia in Repubblica: questo, in poche parole, è accaduto ieri.
Berlusconi ha spiegato la sua idea di stato: un premier completamente legittimato dal voto popolare, sciolto dal parlamento - ovvero, il sistema di decreti legge che sta attuando - e dalle leggi - leggi ad personam e lodo Alfano in primis: una specie di solutio legis -: Ezio Mauro, in un articolo su Repubblica, lo ha definito tecnicamente come bonapartismo all'italiana.
Il rapporto tra premier e popolo diventerebbe diretto, quasi come se il voto popolare potesse lasciare carta bianca al Primo Ministro. Una specie di democrazia diretta, nella quale il popolo delega tutte le decisioni nelle mani di una persona: il monarca repubblicano.
C'erano già stati segnali di questi "cattivi pensieri" da parte di Berlusconi, ma fino ad ora non si era mai pensato ad una così forte revisione della costituzione: una revisione così imponente potrebbe risalire solo alle leggi fascistissime, che modificarono il flessibile Statuto Albertino.
Il secondo punto di analisi è la nascita dell'identità della destra berlusconiana italiana - la destra repubblicana di Fini sembrerebbe esclusa da questo processo, a meno che il buon Gianfranco si "cali le brache" anche questa volta -. In poche parole, il progetto di Giuliano Ferrara, definito "ateo devoto", e presentato alle scorse elezioni come Lista contro l'aborto, diventa il punto cardine del dna della politica del premier. Un partito formato da miscredenti, che segue in tutto e per tutto la linea vaticana e cerca di intercettare quella voglia di identità presente ancora nella società italiana, contro il relativismo etico diffuso.
Un rapporto strettissimo con l'altra parte del Tevere, che collegherebbe la Roma secolare a quella vaticana, come non accadeva da qualche decennio.
Una Chiesa che vuole dare lezioni di costituzionalità ai costituzionalisti; il cardinale Martino che si mette apertamente dalla parte del governo e contro il Presidente della Repubblica; un popolo che non ha capito bene ciò che sta accadendo e crede sia uno dei soliti scherzetti del "burlone di palazzo Chigi"; un Partito Democratico costretto ad appoggiare la linea Di Pietro; ed una ragazza che vuole solo lasciarsi morire legalmente, e che non poteva sapere che sarebbe stata la causa dell'epifania del berlusconismo.


