Renato Brunetta è il "Ministro più amato dagli italiani", un crociato che da solo si è schierato contro i fannulloni del pubblico impiego e che ha iniziato a raccogliere grandi risultati. Addirittura, lui stesso ha rivelato alla trasmissione Matrix di essere stato sul punto di vincere il premio Nobel per l'economia, ma poi l'amore per la politica ha prevalso.

Tralasciamo le ovvie obiezioni a riguardo, ad esempio il fatto che il maggior spreco di denaro pubblico è nelle grandi opere (dove spesso c'è lo zampino della malavita organizzata o di imprenditori disonesti, sui quali i magistrati indagherebbero se lo stesso Brunetta non li accusasse di essere "fannulloni") e negli elevati stipendi dei politici (molti dei quali non sono nemmeno presenti alle votazioni parlamentari), i giornalisti Emiliano Fittipaldi e Marco Lillo de L'espresso hanno scoperto molte ombre nel passato nel celebre Ministro.


Negli anni settanta, grazie all'allora Ministro Gianni De Michelis (Psi), diventa consulente per la commissione sul lavoro (attirandosi l'odio delle Brigate Rosse), poi consigliere del Cnel.

Dopo il passaggio a Forza Italia, nel 1999 diventa parlamentare europeo. Durante la sua prima legislatura fa registrare una delle percentuali di presenza più basse (57,9%): secondo i calcoli de L'espresso, in dieci anni è andato in seduta plenaria poco più di una volta su due (se la percentuale fosse stata inferiore al 50% l'indennità per le spese generali sarebbe stata quasi dimezzata).

Nei dieci anni di politiche europee, Brunetta ha compilato solo due relazioni (l'ultima risale al 2000, al suo secondo anno come europarlamentare), 78 interrogazioni scritte (molto poche, su una media ce si attesta sulle 100 per parlamentare) e appena 12 interrogazioni orali.

A Venezia, come consigliere comunale e capo dell'opposizione, ha partecipato a sole 87 riunioni su 208, record negativo del comune.

I due giornalisti de L'espresso elencano poi alcune proprietà immobiliari acquistate dal Ministro Brunetta, ottime proprietà acquistate per prezzi che dire "vantaggiosi" sarebbe eufemistico.

Concludiamo con la carriera di professore universitario di Renato Brunetta.

Ottiene il titolo di professore non con un concorso - come ricordato dall'onorevole Giovanni Bachelet (Pd) -, ma con una "grande sanatoria" per i precari gravitanti attorno all'università.

Tra le sue pubblicazioni: una monografia di 500 pagine, un saggio di 10 pagine scritto a sei mani ed un secondo saggio sulla riduzione dell'orario che verrà pubblicato da una rivista di area Psi, di cui lo stesso Brunetta sarà direttore nel 1980.

Nel 1992 il Ministro più amato d'Italia partecipa ad un concorso per diventare professore ordinario e vince, ma un commissario denuncia la poca trasparenza del concorso. Dopo un lungo periodo di stallo, nasce una nuova commissione che esclude Brunetta dal lotto dei vincitori. Ricorso al Tar, respinto. Ricorso al Consiglio di Stato, ritirato prima della decisione.

Allora decide di sostenere il concorso a Teramo (la terza università d'Abruzzo) e lo vince. Un solo posto disponibile, ma tre vincitori. Nel 2000, quindi, Renato Brunetta diventa professore ordinario. Ma nel suo curriculum ufficiale (pubblicato sul sito della facoltà di economia dell'università di Tor Vergata, Roma), si qualifica come professore ordinario già dal 1996.

Oggi il Ministro Brunetta si schiera contro consulenti e precari (senza di essi, egli non avrebbe mai nemmeno trovato lavoro) e propone soluzioni contro i fannulloni, dimenticando d'essere un illustre componente di questa cerchia.

Ma le sue proposte seguono la linea di molte altre dell'attuale governo (vedi giustizia ed istruzione), affermando populisticamente di voler colpire gli sprechi di denaro pubblico ed il malcostume e colpendo nel mucchio, indiscriminatamente.

Chi vuol capire, capisca.


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