Secondo Immanuel Kant, la libertà di pensiero è la "capacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro". Kant riteneva che la libera circolazione delle idee fosse il fondamento della conoscenza e dell'emancipazione dell’uomo.
Esiste oggi la libera circolazione delle idee? Qual è il confine tra la libera circolazione delle idee e il diritto alla riservatezza?
Il diritto alla riservatezza è una creazione della giurisprudenza, che lo ha collocato tra quei diritti inviolabili menzionati dall’articolo 2 della Costituzione. Ha la funzione di delimitare il concetto di interesse pubblico alla notizia, escludendo l’esistenza di un diritto della collettività a penetrare nella sfera privata di un individuo al solo scopo di soddisfare una curiosità morbosa.
In generale, un fatto deve ritenersi privato (e rimanere riservato) quando la sua diffusione non ha alcuna utilità sociale. Quando cioè la collettività non può obiettivamente ricavare dalla sua conoscenza alcun vantaggio.
Silvio Berlusconi, nel corso di un’intervista rilasciata a Maurizio Bel Pietro, ha affermato che "in Italia ad essere veramente in pericolo non è la libertà di stampa (e quindi di pensiero), ma il diritto alla riservatezza di ogni cittadino, riservatezza che [ndr, nel suo caso] è violata sistematicamente dalla stampa di sinistra".
Gli attacchi del Presidente del Consiglio, tuttavia, non si sono limitati alla stampa nazionale, ma hanno anche investito la stampa estera, colpevole di - cito testualmente - "aver sputtanato non solo il Premier, ma anche la nostra democrazia".
Facendo riferimento alla definizione di diritto alla riservatezza, l’attenzione mostrata dalla stampa italiana ed estera, ed in generale dall’opinione pubblica, rappresenta una curiosità morbosa o possiamo ritenere che le vicende personali del premier abbiano un’utilità sociale?
Ci sembra che la notizia che il Premier utilizzasse voli di Stato per trasportare ospiti (come il cantante Mariano Apicella) nella sua residenza sarda di Villa Certosa abbia un’utilità sociale. La stessa utilità sociale - a mio avviso - ha la notizia che Berlusconi si sarebbe sottratto in alcune occasioni a svolgere i suoi incarichi politici, perché impegnato a intrattenersi con le sue "ospiti". Anche le dieci domande rivolte dal giornale La Repubblica sembrano avere una certa utilità sociale.
Eppure, a detta di Berlusconi, tutte queste vicende rappresentano una lesione del suo diritto alla riservatezza. Invece, noi tutti dovremmo aver diritto di avere risposte a tutte queste domande - prima che tutto finisca, come di solito avviene nel dimenticatoio sociale -, perché non rappresentano una curiosità morbosa, al contrario rappresentano elementi per poter esercitare un altro diritto fondamentale dell’uomo, ovvero il diritto di voto.
Ci sembra oggi che la libertà di pensiero, e quindi la libertà di circolazione delle idee, che Kant pone come un presupposto essenziale per l’emancipazione dell’uomo, sia distorta da strumenti come la censura e sia governata da meccanismi di potere che regolano, come un rubinetto, il flusso delle informazioni.
Vittorio Feltri è attualmente il direttore de Il Giornale, quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi. Negli ultimi giorni di agosto, Feltri ha intrapreso un duro attacco contro Dino Boffo, direttore del quotidiano Avvenire, facendo leva su accuse di molestie, provocando però reazioni sdegnate della Cei, fino a provocare le dimissioni dello stesso Boffo. Boffo non aveva forse diritto alla riservatezza? Sì, probabilmente si.
Sono passate due settimane dalla manifestazione tenutasi a Roma per la libertà di stampa, eppure nulla sembra essere cambiato. Le dieci domande de La Repubblica non hanno mai trovato risposta, e la nostra libertà di conoscenza, la libertà di pensiero e di stampa rimangono diritti costituzionalmente garantiti, ma concretamente ostacolati giorno dopo giorno.
Anche la democrazia continua ad essere costituzionalmente garantita.


