Sono trascorsi solo pochi giorni dalla tragedia che ha scosso il capoluogo abruzzese e gran parte della provincia aquilana. La fase di prima emergenza, a detta del premier e dei soccorritori, è terminata. Il bilancio è certamente drammatico, con quasi trecento vittime, tantissimi feriti e decine di migliaia di sfollati.
Ora, però, occorrerò pianificare il rilancio del capoluogo ferito. Sulla ricostruzione delle abitazioni e dello storico patrimonio artistico colpito dal terremoto, saranno i tecnici, il governo ed in generale le istituzioni a stabilire il piano d'azione. C'è, però, un'ulteriore questione cruciale per il rilancio: l'economia della città. La ricostruzione delle case è fondamentale, ma va accompagnata da uno stimolo significativo alla ripresa economica. Occorrerà agire celermente nella valutazione dell'agibilità dei prefabbricati aziendali, degli uffici e in generale dei negozi cittadini.
Certamente tempestivo e adeguato è stato l'intervento del governo e della politica nel suo complesso: mi riferisco all'introduzione dei sussidi per le famiglie colpite e agli ammortizzatori sociali per i lavoratori autonomi del capoluogo, oltre alla sospensione dei pagamenti di premi assicurativi, bollette, contributi e rate dei mutui. Tamponate le emergenze con lo spirito giusto, ora è tempo di pensare ad un piano di ampio respiro che consenta di rilanciare l'economia aquilana.
I punti nevralgici sui quali soffermarsi sono due: l'università e le attività produttive.
Sul primo, condivido la linea di coloro che premono sulla ripresa delle attività in tempi rapidi, sfruttando - là dove necessario - le strutture accademiche dell'intera regione.
Una proposta che mi sento di lanciare è questa: costruire una new town, sì, ma per gli studenti. Occorre dar vita a un complesso di nuove palazzine, costruite nel massimo rispetto di criteri antisismici, che sia in grado di accogliere buona parte degli studenti fuori sede (circa tredicimila). Un'azione di questo tipo avrebbe un duplice obiettivo: da un lato, garantire canoni di locazione bassi, ponendo fine alla speculazione dei locatori (cosa che avviene dappertutto). Non è ammissibile, in questo senso, che vengano pagati canoni di oltre mille euro per abitazioni vecchie e di piccole dimensioni. Un paese democratico e moderno non può permettere che si speculi sul diritto allo studio; dall'altro, sarebbe di grande conforto per i tanti genitori che, diciamocela tutta, avrebbero, ora come ora, delle difficoltà a mandare un figlio a studiare a L'Aquila. Sarebbe un modo eccezionale di reagire a quanto accaduto, e costituirebbe un esempio da prendere a modello per tutte le città universitarie italiane.
Per quel che attiene al rilancio delle attività produttive, oltre a supportare economicamente e materialmente chi ha già un'attività avviata, bisogna istituire un forte sistema di incentivi di natura fiscale per i giovani laureati che intendono avviarne di nuove. Misure concrete: semplificazioni burocratiche, esenzioni fiscali per i primi anni di attività imprenditoriale, concessione di mutui agevolati con garanzia statale, crediti di imposta ad hoc per l'attuazione di investimenti strategici anche per chi già svolge attività commerciali e/o produttive sul territorio aquilano.
Non basta ricostruire la città così com'era, occorre raccogliere nuove idee, nuove forze, per far sì che il capoluogo abruzzese rinasca più solido e competitivo di quanto non lo fosse in precedenza. Incentivi a restare o ad investire su L'Aquila sono di primaria importanza: in caso contrario si rischia una pericolosa fuga di cervelli e di capitali, che metterebbe a rischio il futuro di una città che ha alle spalle una storia ed un patrimonio culturale di primo ordine.
Per far questo - inutile nascondersi - servono risorse finanziarie, intellettuali e politiche. Sono in parte presenti ed in parte reperibili. Sul fronte politico, la responsabilità mostrata in questa fase ne è una prova; sul lato delle idee bisogna puntare sull'apporto di tecnici, ma soprattutto su un forte e virtuoso connubio tra il mondo produttivo, quello istituzionale e quello accademico.
Infine, dulcis in fundo, i mezzi finanziari. L'intero progetto di rilancio costerà diversi miliardi di euro: dove prenderli? Alcune indicazioni: scudo fiscale in grado di riportare dagli otto ai dieci miliardi di euro evasi all'estero nelle casse dello Stato, destinazione di una parte dell'otto per mille, istituzione di una lotteria ad hoc, addizionale irpef (che non diventi strutturale), accorpamento di europee e referendum (che garantirebbe un risparmio pubblico tra i 350 e i 400 milioni di euro).
Si potrebbe anche ricorre ad un'asta di titoli di stato aggiuntiva, visto che la domanda di bot e bpt è molto elevata in questa fase - questo significa remunerazioni basse e aggravio solo marginale del debito pubblico.
Una considerazione sull'election day: se per la Lega è incostituzionale, visto che può vantare milioni di elettori, contribuisca alla ricostruzione in altro modo. Ad esempio tramite una tassa ad hoc, di cento euro per ogni leghista. Visti i risultati delle ultime politiche, si raccoglierebbe - grosso modo - quanto si risparmierebbe dall'accorpamento elettorale del referendum e delle europee. A quel punto sarebbe Roberto Calderoli a scegliere la data - dopotutto, cosa sono cento euro di fronte all'avanzata leghista?


