Pubblico e privato (prima parte)
Scritto da Alessandro Natale Giovedì 14 Maggio 2009 22:02
La vicenda Berlusconi-Lario fa tornare al centro del dibattito politico italiano la distinzione tra comportamenti privati ed etica propagandata in pubblico.
Nell'articolo a caldo, scritto appena dopo l'annuncio di Veronica Lario, dicevo che la vicenda era personale, ma i comportamenti di Silvio Berlusconi negli ultimi quindici anni avevano fatto sì che saltasse quel confine tra pubblico e privato, tra vicenda personale e politica. L'attuale Presidente del Consiglio ha fatto della sua persona un motivo di orgoglio non solo personale, ma dell'intero movimento che ha guidato. Per non tornare all'inizio della vita politica di Berlusconi, faccio due esempi più vicini a noi: la candidatura dello stesso nelle elezioni europee ed il nome del sito che in questi mesi ha fatto le veci di quello del nascente Popolo delle Libertà: Silvio Berlusconi fan club.
Questa maniera di fare politica ha cambiato la cultura dei cittadini italiani. Durante la seconda repubblica è stata molto più importante la sfera privata che quella pubblica: la figura dell'uomo ha sovrastato quella del politico.
Molto si è detto - ad esempio - sulla figura dell'ex leader della Sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti: "ma come fa ad essere comunista? Ma quello ha mai lavorato? Ma Bertinotti veste firmato?"; premesso che chi fa affermazioni di questo tipo non conosce la vicenda personale della persona, sarebbe sbagliato anche se le affermazioni avessero un fondamento. Come diceva Giuseppe del Matto nel commento all'articolo sopracitato, "a me interessa sapere cosa il politico fa, e non il suo rapporto con la moglie".
Purtroppo, di esempi come quello dell'ex leader di Rifondazione ce ne sono tanti: dalla barca di Massimo D'Alema alle mogli di Pierferdinando Casini, dalle storie di Franco Frattini ai flirt di Gianfranco Fini. La vita privata è stata messa in piazza, risultando determinante nel giudizio politico.
Probabilmente quest'abbattimento della sfera privata è connaturata all'epoca nella quale viviamo. Pensiamo ai social network, nei quali le persone fanno sapere a tutto il mondo la propria situazione sentimentale (definendosi "in una relazione complicata", "in una relazione aperta", "fidanzato", "impegnato", ecc...), ma in politica accade anche per semplice propaganda.
Il politico, poco interessato a mettere in piazza la propria vita privata, può farlo; basta non fare servizi su giornali scandalistici e non lasciarsi andare in pubblico con mogli o amanti. La verità è che alcuni politici (Berlusconi in primis) volevano abbattere la barriera tra pubblico e privato, per due motivi principali:
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distrarre i cittadini e i media dalle vicende politiche (il caso più famoso è quello di Sarkozy, che per mettere in secondo piano le sue inefficienze di Presidente pose in primo piano le sue "conquiste");
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fare della propria immagine personale un brand che vince davanti agli elettori (Berlusconi ne è l'esempio lampante).
Il Presidente del Consiglio continua a ripetere che le sinistre mischiano pubblico e privato, perché non hanno una vera alternativa politica, ma in realtà sta parlando di se stesso. Se Berlusconi avesse voluto spostare l'attenzione sulla politica, non avrebbe rilasciato un servizio a Chi con tanto di foto ed intervista, e non sarebbe andato a fare un monologo a Porta a porta. Come ha affermato il segretario del maggiore partito di opposizione, Dario Franceschini, "chi è causa del suo mal, pianga se stesso".
Nonostante il Partito Democratico abbia assicurato di non voler mettere il dito tra moglie e marito, il Presidente del Consiglio verrà risucchiato nel vortice da se stesso generato. Lui, che ha fatto del suo successo personale un motivo di successo politico, non potrà che vedersi trasformare un insuccesso personale in politico.


