Sciopero virtuale: rompe un'anomalia
Scritto da Giuseppe Del Matto Giovedì 05 Marzo 2009 01:08
In questi giorni si discute sull'introduzione dello sciopero virtuale e sulle novità contenute nel disegno di legge Sacconi. L'amico Mirko Pagliai ha definito, con un'analisi suggestiva e sferzante, quello dello sciopero virtuale come un "controsenso" contrario anche al principio di non contraddizione aristotelico. Come si può scioperare e non scioperare, protestare e non protestare nello stesso momento? In realtà, io credo che la vera contraddizione si trovi nello stato attuale delle cose, e che - paradossi della vita - sia proprio, in particolare in alcuni settori, lo sciopero virtuale a dare allo sciopero un significato consono alla sua storia.
Prima di entrare nel merito, vorrei fare delle brevi considerazioni: l'istituto dello sciopero è previsto dalla Costituzione italiana, quale diritto dei lavoratori; al tempo stesso, però, compito di uno Stato democratico è agire in modo da evitare che la libertà di un individuo leda quelle di un altro. Questa è la base sulla quale si fonda una società democratica, il principio ordinatore al quale i singoli si ispirano per consentire la nascita di una comunità.
Al di là di queste riflessioni tanto affascinanti quanto teoriche, è opportuno andare nel concreto. Il ddl Sacconi, in discussione in Parlamento, prevede una soglia del 50% di rappresentatività della sigla sindacale che proclama lo sciopero. Per le sigle che non la raggiungono, si necessita di un referendum consultivo preventivo. Altri punti cardine del disegno di legge sono: l'adesione individuale del singolo lavoratore allo sciopero, la comunicazione con "congruo" anticipo della revoca dello sciopero e l'introduzione obbligatoria dello sciopero virtuale (ancora da definire) in alcuni settori chiave che erogano servizi ritenuti essenziali.
Mi soffermerei sulla comunicazione della revoca dello sciopero, che mi sembra necessaria per evitare che il solo effetto annuncio provochi un danno economico nelle città nelle quali avviene. A questo si aggiunga che in Italia lo sciopero solo annunciato è uno strumento al quale ricorrono di frequente le piccole sigle, quelle meno rappresentative, in quanto anche la sola notizia scoraggia l'utente a fruire del servizio.
Senza dubbio, però, la parte del ddl più discussa e criticata è quella relativa allo sciopero virtuale. Torno alla frase iniziale, con la quale ne sostengo la logicità. Pensiamo ad uno di quei settori che può essere a ragione definito come erogatore di servizi essenziali: quello nel quale operano le aziende di trasporto urbano e non. Qui lo status quo è paradossale: ogni sciopero, infatti, finisce per favorire le aziende stesse. Queste, a fronte del mancato incasso dei biglietti di corsa singola, non rinunciano ai ricavi derivanti dagli abbonamenti (il più dei loro ricavi, se consideriamo che nelle città il mezzo si prende tutte le mattine e dunque gli abbonati sono molti), e per di più non pagano i loro dipendenti, guadagnando anche sul mancato logorio dei mezzi stessi, carburante e quant'altro.
Dunque, l'efficacia di tali scioperi sta nel grave danno ai cittadini. Logica vorrebbe, invece, che il danno gravasse sul datore di lavoro: questo è il motivo fondamentale per cui le trattative sindacali ristagnano a scapito degli stessi dipendenti che non ottengono subito il rinnovo.
Del resto, come potrebbe essere diversamente? Immaginate di essere il datore di lavoro, un vostro dipendente vi si avvicina minaccioso e vi chiede: "o mi dai l'aumento, o ti do cento euro". Io risponderei: "be', a questi prezzi, sciopera pure".
Lo stimato giuslavorista Pietro Ichino, attuale senatore del Pd, propose in tempi non sospetti un'idea interessante proprio in relazione allo sciopero virtuale: il lavoratore sciopera virtualmente, cioè si reca ugualmente al lavoro rinunciando alla retribuzione; l'azienda versa il doppio della parte di stipendio, al quale il dipendente rinuncia, ad un fondo cogestito utilizzato in parte per opere di pubblica utilità ed in parte per finanziare campagne pubblicitarie con le quali le controparti sensibilizzano l'opinione pubblica.
Superando il velo Schopenhaueriano che fa apparire come privo di logicità aristotelica lo strumento dello sciopero virtuale, risulta chiaro come esso sia un importante elemento innovativo. Infatti, in tale contesto, il potere contrattuale dei dipendenti delle aziende dei trasporti sarebbe nei confronti delle aziende stesse, per le quali lo sciopero diverrebbe costoso, piuttosto che sui soliti cittadini pantalones rendendo tutto più equo, trasparente ed onesto.


