Tutti hanno un interesse per far ripartire l’economia. Il governo per sostenere la macchina statale e per non far aumentare il debito cerca la ripresa per incrementare le entrate fiscali, gli imprenditori per vendere di più innalzando i profitti, i banchieri per tornare a prestare soldi in tutta sicurezza - e molti di coloro hanno creato la crisi non hanno pagato per questo, anzi sono stati addirittura aiutati.

Non ultimi i lavoratori per trovare un impiego.


Dato che la politica monetaria è oggi in sostanza inefficace (i tassi d’interesse sono ormai prossimi allo zero) dobbiamo scegliere una delle due strade che il bivio della politica fiscale impone. Il bivio ci costringe a una scelta relativa al tempo: si tratta di scegliere tra il breve periodo (con una politica fiscale espansiva) o il lungo (con un atteggiamento neutro).

Il tutto ruota proprio intorno alla stima inerente entro quanto tempo il sistema torna – se torna - in un certo equilibrio.


Aumentare oggi i piani di stimolo dell’economia, aggravando potenzialmente il debito pubblico che qualcuno pagherà domani? Oppure resistere all’azione oggi, contenendo il debito e avere quindi un fardello più leggero per favorire la crescita futura?

C’è la tentazione di agire con la seconda ipotesi, ove tutti i disoccupati resteranno tali per un periodo ancora non prevedibile, e ciò mina le speranze di una larga e diffusa futura crescita. Tra il restare inermi e l'agire, per fortuna gli stati hanno preso l'iniziativa di aiuto nel breve periodo, nonostante qualche voce critica.

Quindi si è agito, bene. Ma ora siamo al dilemma ancora più grande: agire fino a quando?


Iniettando adesso qualche costosa medicina per far riprendere il malato (togliendola però al momento giusto, altrimenti è un comportamento criminale) e iniziando a metter da parte le risorse, per i tempi in cui si è più deboli, potrebbe essere la soluzione.

Certo che il "momento giusto" non è facile da stimare, potrebbe essere uno stimolo che si trasforma in assuefazione e alla rimozione dello stesso potrebbe esserci un nuovo crollo, di certo più rovinoso del precedente.

Oppure, forzando l’economia a prendere dei continui integratori per tempi troppo lunghi significherebbe creare un insostenibile debito pubblico che taglierebbe le ali al futuro.

Il calcolo è complesso, si dovrebbero studiare le scorte delle imprese, il livello del risparmio mondiale, insomma i comportamenti futuri e le aspettative non sempre razionali dei consumatori. Non è un calcolo banale, per questo ci sarà una sperimentazione.

Nel dubbio, "melius abundare quam deficere", anche in economia.


Quando dobbiamo scegliere che strada prendere, c'è sempre un riferimento al tempo che s'impiegherà per raggiungere la nostra destinazione.

Anche nel dilemma più famoso inerente lo scorrere del tempo: la scelta tra l’uovo e la gallina.

Solo che risparmiando l’uovo oggi potremmo non avere neanche una buona gallina domani.


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