Stato, Federazione, Stato continentale
Scritto da Davide D'Urso Sabato 25 Luglio 2009 00:27
"Troppo piccolo per i problemi grandi, troppo grande per i problemi piccoli". È il paradosso dello Stato, specie nel terzo millennio, spogliato di sovranità tanto dalle naturali pretese autonomistiche delle periferie e quanto dalla necessità storica e economica di operare sul mondo globalizzato come maggiori entità continentali.
Il vecchio Stato moderno, forgiato dalle monarchie europee tra XVII e XVIII secolo e protagonista assoluto dell'Ottocento e della prima metà del Novecento, ha oggi esaurito il suo ciclo storico, come prima le città stato greco-mediterranee, le entità universali dell'Impero e della Chiesa e pure il sistema feudale costituito sul potere locale dei signori guerrieri.
Lo Stato, stando alla definizione classica di Max Weber, è quell'entità che reclama per sé in modo esclusivo il "monopolio dell'uso legittimo della forza fisica", un Leviatano - disse Thomas Hobbes - che intima un "abbasso le armi" e garantisce la sopravvivenza della società civile, limitandone autoritariamente gli impulsi distruttivi.
La straordinaria capacità di adattarsi agli ambienti economici e sociali più diversi, insieme alla duttilità storica, hanno modificato il profilo dello Stato, creandone di forme e tipi diversi, spesso opposti, ma accomunati dalla pretesa di avere per sé l'esclusività della sovranità, cioè la capacità di decidere autonomamente le proprie finalità e la propria organizzazione, di impostare e attuare liberamente il proprio indirizzo politico.
Lo Stato non ha una propria ideologia determinata e non esclude a priori la possibilità di assumere forme di governo autoritarie o democratiche, liberali o socialiste: erano allo stesso modo "stati" la Germania di Bismarck, di Streseman e di Hitler, l'Italia di Crispi, di Giolitti e di Mussolini, il Regno Unito di Churchill e la Francia di Blum. Lo Stato non è tale se non può liberamente mutare forma di governo, aprirsi alla liberaldemocrazia come instaurare regimi autoritari o totalitari.
Lo Stato è, per sua stessa natura, di dimensione media: non può essere troppo esteso perché ciò comporterebbe la divisione della sovranità con le periferie o, in alternativa, l'impossibilità di assumere la forma democratica, né troppo piccolo perché ciò implicherebbe scarsa disponibilità di risorse e assoluta dipendenza da altri (sempre a danno della propria sovranità).
Come forma di organizzazione del potere politico, lo Stato è nato e si è sviluppato in Europa ed è nel vecchio continente che ha assunto le connotazioni che lo identificano. Ancora oggi, almeno formalmente, lo Stato persiste nel vecchio continente: Francia, Regno Unito, Spagna, Italia e tanti altri. Ma la forma statale si è diffusa anche nel resto del mondo: si pensi al Giappone, alla Corea del Sud e alla Corea del Nord ma anche all'Iran, all'Egitto, alla Libia, a Israele, eccetera.
Le classificazioni delle forme di organizzazione politica si sprecano sia nell'analisi storica quanto in quella politologica e giurisprudenziale; tuttavia - a mio personale parere - esistono oggi nel mondo tre principali forme di organizzazione politica: lo Stato, la Federazione e lo Stato continentale.
La prima, già presentata, sembra quella meno adatta ad affrontare le sfide del prossimo futuro e infatti è decisamente in crisi, soprattutto nella sua culla europea.
Gli Stati Uniti d'America sono un'unione di stati che nel 1787 decisero di rinunciare a parte della propria sovranità e di unirsi in una nuova forma organizzativa fino ad allora inedita: lo Stato federale, o semplicemente la Federazione. Gli Usa non sono uno Stato, ma una federazione: la sovranità non è esclusiva del governo federale, ma è divisa dalla Costituzione tra gli stati membri e lo Stato centrale, ognuno sovrano nelle proprie materie, dunque nessuno "sovrano" in senso stretto.
Non per niente gli americani, riferendosi all'insieme delle istituzioni politiche, non usano la parola "Stato", ma parlano generalmente di "governo degli Stati Uniti". Gli Stati Uniti non sono uno Stato, perché esso è sovrano o cessa di essere tale, mentre la Federazione attua la divisione della sovranità come un dogma, ripartendola tra diversi livelli territoriali.
La Federazione implica una forma di governo liberaldemocratica. È sua caratteristica imprescindibile il potere ripartito su più livelli territoriali, che non possono trarre legittimazione da altro se non dall'espressione della sovranità popolare.
L'estensione di una federazione è assolutamente variabile, in una gamma che va dalle medie alle grandi dimensioni: uno Stato cessa di essere tale e diventa Federazione quando attua divisione di sovranità e si dota di governi federali e locali con pari dignità e autorità: pertanto, sono federazioni tanto gli Stati Uniti d'America quanto la Germania. Sono federazioni, tra le altre, l'India, il Canada, il Sudafrica e l'Australia.
Lo Stato continentale è diverso dallo Stato quanto dalla Federazione, pur assumendo aspetti dell'uno e dell'altro. Unisce in sé le esigenze delle vaste dimensioni, soprattutto militari e economiche, associandole al mantenimento di una sovranità centralizzata e fortemente burocratizzata che respinge la frammentazione della sovranità tra più centri di potere per scongiurare lo scatenarsi di forze centrifughe che porterebbero alla disgregazione o allo scontro interno. Tali forze possono essere alimentate da divisioni etniche potenzialmente esplosive (come nel caso cinese) o da pulsioni ideologiche irrisolte (come nel caso sovietico), in cui infatti a caute aperture democratiche corrispose, a cavallo del 1990, il crollo delle istituzioni.
Essendo per definizione vasto e centralizzato, lo Stato continentale non può essere democratico. Da un punto di vista economico può invece liberamente oscillare da posizioni liberiste a politiche socialcomuniste.
Il primo vero esempio di Stato continentale fu l'Unione Sovietica, non per caso unico rivale credibile degli Stati Uniti dopo il crollo definitivo degli stati europei nella seconda guerra mondiale. Oggi sono stati continentali la Cina e la Federazione russa (che, al di là del nome, non può essere definita federazione per la scarsa cultura democratica e l'assoluto strapotere del governo centrale di Mosca).
Si propende per la classificazione come stati continentali anche per Brasile e Messico, in cui le istituzioni democratiche non sembrano abbastanza solide anche a causa delle precarie condizioni economiche di ampi strati delle popolazioni e delle tendenze autoritarie cui spesso i regimi ibero-americani tendono a scapito delle autonomie locali.
Le ridotte dimensioni dello Stato, specie se confrontate ai colossi delle federazioni Stati Uniti e India e degli stati continentali di Cina e Russia, oltre al riemergere dei distinguo locali in numerosi casi europei (Spagna, Belgio, Italia e Regno Unito vivono tensioni interne dovute a rivendicazioni locali di autonomia rispetto al governo centrale e si stanno dirigendo sempre più verso una forma federale simile a quella tedesca), pongono una serie di questioni non più rimandabili.
L'Italia, ad esempio, è ancora uno Stato in senso stretto? Ha cioè ancora intatta la propria sovranità?
Non sembra: da una parte il governo italiano deve sottostare alla legislazione, alla politica monetaria e alle direttive europee, pur potendo (teoricamente) denunciare in ogni momento i trattati e uscire dall'Unione Europea. Dall'altra, le riforme degli ultimi anni sembrano andare in una direzione decisamente federale, e oggi pare improbabile che il governo di Roma possa, per esempio, ignorare o limitare l'autonomia di regioni come la Lombardia, il Veneto e il Piemonte, intervenendo sulle materie che la Costituzione lascia alla loro discrezione senza incorrere, addirittura, in sanzioni europee.
Lo Stato - europeo, ma non solo - è oggi palesemente in difficoltà: appare schiacciato tra regioni (pure riconosciute da Bruxelles) sempre più potenti e legittimate, e istituzioni europee impegnate da decenni nel lento ma inevitabile spoglio di sovranità dei singoli stati membri dell'Unione.
Lo Stato è superato, inadeguato a risolvere problemi locali e ridicolmente insignificante sulla scena internazionale del mondo globalizzato. L'Unione Europea è oggi una federazione a metà, perché i governi nazionali pongono resistenza a un processo storico comunque inarrestabile che dovrà condurre, pena la definitiva decadenza europea, agli Stati Uniti d'Europa.
Tale processo aggregativo regionale non sembra limitato al vecchio continente: l'Unione Africana è una realtà certamente debole rispetto alla quasi omologa a nord del Mediterraneo, ma che comunque aiuta a spiegare come e perché lo Stato debba dirsi sorpassato e in che direzione l'evoluzione storica della società e dell'organizzazione politica si stia dirigendo.


