Domani, 13 febbraio, i sindacati Cgil e Fiom sciopereranno per le vie di Roma, contro le decisioni del governo e di Confindustria in materia economica. Alla manifestazione aderiscono i partiti della sinistra radicale e l'Italia dei Valori, ma non il Partito Democratico.

Walter Veltroni, leader del Pd, detta la linea del partito, una linea che pare sempre più strettamente "veltroniana", cioè di Veltroni in persona e forse di pochi altri. Attraverso una raccolta firme, cento parlamentari del Pd hanno aderito allo sciopero, primo su tutti il futuro candidato alla segreteria del partito, Pierluigi Bersani.

Veltroni, non pago, propone addirittura che lavoratori e datori di lavoro sfilino assieme.


Analizziamo la situazione: il leader di un partito politico, che nemmeno aderisce alla manifestazione, pretende di dire chi e come debba partecipare allo sciopero. Difficile poi credere che gli imprenditori sfilino contro Confindustria.


Ad oggi, il governo non ha preso alcun effettivo provvedimento per far fronte alla crisi, e nessuno è attualmente in fase di discussione in Parlamento: la riduzione delle bollette di luce e gas è dovuta all'abbassamento del prezzo del petrolio; il tasso dei mutui al 4% riguarda solo i mutui futuri, già ridotti dalla crisi; il blocco delle tariffe autostradali e dell'acqua non è ancora attivo; la social card si è dimostrata una bufala.


Quindi, lo sciopero di domani non è contro le mosse anti-crisi del governo, ma contro le sue non-mosse.

Da quando il mondo è stato scosso dalla crisi economica, i provvedimenti del governo italiano hanno riguardato: la riforma dell'istruzione, la riforma della giustizia e della magistratura, il trasferimento dei magistrati della Procura di Salerno e il decreto per salvare Eluana Englaro.


Chi vuol capire, capisca.


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