Via i clandestini, via i clandestini dall'Italia. Anzi, visto che (anche da come dimostrato dal video qui sopra) probabilmente la nuova legge colpirà non solo i clandestini, ma anche lo straniero in senso lato - ovvero non in conseguenza del reato commesso, ma sulla base di una condizione anagrafica -, allora via gli stranieri, via gli stranieri dall'Italia.
Un consiglio spassionato: visto che andare via è pur sempre meglio che essere mandati via - per una mera questione di dignità personale -, fossi in loro me ne andrei di mia spontanea volontà. Dopo tutto, considerando che il bel paese ha fatto intendere inequivocabilmente che qui sono mal accettati, perché restare in un ambiente ostile, dove la propria presenza diventa il pretesto per ricevere odio? Meglio andare via - lo ripeto.
Si consideri anche quello che è l'Italia, senza illusioni di sorta: spesso si è costretti a subire accuse pubbliche via media, senza però essere poi conseguentemente puniti effettivamente dalla giustizia, negli stessi metodi stabiliti dalla giustizia stessa, con l'impressione - probabilmente fondata - di aver subito ingiustamente la condanna solo perché nel condannare pubblicamente qualcuno ne trae sempre vantaggio.
Altrimenti - si pensa - se la condanna fosse giusta, seguirebbe una punizione. Quando questa resta circoscritta alle urla della piazza o ai cori del raduno padano, allora si viene a creare un problema circa la sua dubbia legittimità.
E allora che vadano via - questo è il mio consiglio.
Il motivo è chiaro: se non sono loro ad andare via, non verranno mai cacciati. E allora, piuttosto che dire che questo paese non li vuole, sarebbe innanzitutto corretto dire che questo paese non li merita.
Fatta la legge, non accadrà nulla. I motivi sono tanti.
Il primo motivo (quello più ovvio, ma nemmeno tanto scontato) è molto semplice: molti di quelli che propongono "la cacciata" - parlo dei soli politici, ovviamente - sono invece i primo a preoccuparsi che rimangano, sopratutto tra le frange tendenti al centro (PdL).
Nel ventunesimo secolo qualsiasi Paese occidentale poggia una parte sostanziosa del proprio Pil sul lavoro prodotto dagli stranieri, che siano regolari o meno. Quindi questa sarebbe, a prescindere, una scelta politica masochistica, visto che equivarrebbe inevitabilmente a un arresto se non a un arretramento del Paese.
Oltre questo, verrebbero a crearsi delle situazioni non certamente felici: si libererebbero molti posti di lavoro, sì, ma nonostante questo interi settori rimarrebbero totalmente vuoti. D'altro canto non sarebbe automatica la riduzione della disoccupazione tra gli italiani. Non potrebbe accadere perché le due categorie (italiani e stranieri) coltivano aspettative lavorative diverse, tali da non potere permettere una sorta di "ricambio" nei rispettivi settori in cui operano. Gli stranieri non hanno "rubato" posti di lavoro, e pari modo gli italiani non se ne approprierebbero se questi lo abbandonassero.
Per quel poco che mi riguarda, sono davvero curioso di conoscere tutti questi italiani - dovrebbero essere soprattutto giovani, a sentire quello che ci viene raccontato - disposti ad occupare, in tempi brevi, i posti liberati dagli extracomunitari. Mi pare, piuttosto, che in questi settori l'offerta sia sempre stata maggiore rispetto ad altri, per cui: chi era disponibile ha già uno dei quei posti, tutti i restanti disoccupati non erano interessati, né certamente lo saranno domani.
Ma visto che (forse, fatta eccezione per le badanti, e magari anche per le colf) detta legge non è reversibile, e visto che il governo promette il suo impegno nella sua applicazione, staremo a vedere quali potranno essere i risultati infruttuosi di questo azzardo.
Ecco, proprio a proposito alla promessa di applicazione della legge (nonché del suo rispetto), guardiamo al secondo motivo.
Se il problema - sempre stando a quanto raccontato - è il rapporto tra immigrati e criminalità, allora sappiamo che le leggi in materia sono già presenti, sia per quanto riguarda singolarmente il fenomeno della criminalità - come è ovvio che sia -, sia per quanto riguarda singolarmente il fenomeno dell'immigrazione clandestina.
All'infuori che siano sufficienti o meno, sembrerebbe a questo punto - prendendo per vera l'esistenza del problema - che siano inapplicate. Si capisce, allora, che piuttosto che inasprire la legge sarebbe necessario preoccuparsi che quella già presente sia rispettata. E che - altrettanto - se inasprita la legge, bisognerebbe inasprirne anche l'applicazione, soprattutto per quanto concerne i controlli in merito. Sotto questo aspetto, purtroppo le forze dell'ordine subiscono tagli su tagli dal governo, venendo indebolite.
D'altro canto, sono state ufficiate le ronde cittadine, dirà qualcuno.
Faccio innanzitutto notare che la maggior parte di queste organizzazioni ha ben poco di serio, e che il loro interesse nulla ha a che vedere con la sicurezza in sé, piuttosto riguarda solo la nostalgia di quella o di questa precisa applicazione della sicurezza appartenuta al passato e che dal passato ha ricevuto niente meno che una dura condanna. Questi carnevaleschi individui vorrebbero vendere ai cittadini il proprio bisogno di indossare una divisa sotto il nome di "bene comune", ma non si può spacciare quello che sembrerebbe essere un hobby personale come un servizio pubblico pensato nell'interesse di tutti. La sicurezza pubblica è una cosa seria, e per tanto dovrebbe essere innanzitutto trattata solo da persone serie.
Ma anche se così non fosse, se le realtà fosse un'altra, il problema continuerebbe comunque a persistere ugualmente. Si pensi infatti a iniziative sulla stessa onda già sperimentate, come quella dei "nonni vigili" che aiutavano i bambini ad attraversare le strisce pedonali all'uscita dalla scuola.
Bene, l'intenzione non vuole essere certamente quella di scoraggiare tutte le iniziative che partano spontaneamente dalla cittadinanza, soprattutto se le motivazioni che le muovono sono autentiche così come ci vengono raccontate. All'infuori di una mera questione di utilità - forse giusta, ma comunque superflua in questo ragionamento -, l'esempio citato consisterebbe infatti in un contributo aggiuntivo al lavoro già svolto delle autorità, e che per tanto non avrebbe modo di ostacolare proprio queste ultime (il nonno vigile, nel caso specifico, non dirige il traffico cittadino, ma prende lo scolaretto per mano e lo aiuta nell'attraversamento stradale).
Il fenomeno delle ronde, invece, è purtroppo di senso opposto: si presenta come un'alternativa all'operato già svolto dalle forze dell'ordine, e non solo nella sostanza, ma anche nella forma - si pensi alle varie espressioni "ci facciamo giustizia da soli", "ci occupiamo da soli della nostra sicurezza". Ove, in tutte, ricorre quel preoccupante "da soli".
Cosa dovrebbero fare esattamente, queste fantomatiche ronde? Effettuare controlli, identificare eventuali criminali, trattenerli fino all'arrivo dei rinforzi? Benissimo, queste sono tutte competenze già riconosciute alle forze dell'ordine già presenti, motivo per cui basterebbe - semplicemente - provvedere a una riformazione strutturale di queste ultime - se proprio è sentito un mancato adempimento al dovere da parte loro, indipendentemente da quale ne sia la causa, di volontà o finanziaria.
Possono anche inviare segnalazioni - è vero -, ma lo stesso vale per qualsiasi "comune" cittadino, non è certamente necessario vestire una divisa per vedersi riconosciuto un proprio diritto - da una parte - e per adempire ad un dovere civico - dall'altra.
Peggio ancora, le ronde potrebbero arrivare a ostacolare il lavoro delle forze dell'ordine, e probabilmente così accadrà (come, dopo tutto, è in effetti già accaduto): riprendendo l'esempio già proposto da molti altri critici del fenomeno, cosa potrebbe accadere se questi volontari si trovassero nel mezzo di una rissa, o di fronte a rapinatori armati a piombo?
Lo dicevo, la sicurezza è una cosa seria. Se chi offre sicurezza finisce col necessitare di altrettanta sicurezza, ovvero se si creano problemi nel tentativo di risolverne di analoghi, allora il gioco non vale più la candela e l'idea non dovrebbe far altro che lasciare il tempo trovato.
C'è poi tutto un complesso discorso a proposito di formazione, competenza, esperienza, che può essere sintetizzato in una semplice domanda: è forse un caso se certi incarichi sono assegnati alle forze dell'ordine e solo ed esclusivamente a queste? Certamente no.
(continua a Via gli immigrati, parte II)


