La rivolta dei Forconi in Sicilia, bene o male, sta facendo parlare la penisola, sollevando parole di approvazione da tutti coloro che stanno iniziando a subire gli effetti della crisi. Malcontento, frustrazione per la situazione economica e per le manovre recessive del governo, forse anche il vento d’indipendenza che ogni tanto smuove alternativamente Nord e Sud per poi smorzarsi nei pressi di Roma, la grande e continuata manifestazione siciliana ha finora dimostrato di saper accomunare estrema destra ed estrema sinistra, Forza Nuova e centri sociali. La manifestazione è stata organizzata dal Comitato Forza d’Urto, dall’Aias e dal Movimento dei Forconi, ma esattamente di chi si tratta?

L’Associazione Italiana Autotrasportatori Siciliani (Aias) è stata la prima a scendere in campo, annunciando lo sciopero partito il 16 febbraio già a metà dicembre scorso ; guidata dal suo presidente Giuseppe Richichi, 62 anni, già leader del similare sciopero di dodici anni fa che, secondo Confindustria, venne a costare complessivamente una perdita di 700 miliardi di lire. Richichi, accusato all’epoca di aver svolto consulenze per l’Assessorato regionale ai trasporti sotto la giunta Cuffaro, fu anche arrestato per aver tagliato le gomme ad alcuni tir, impedendo loro di evitare la protesta.

Il Movimento dei Forconi, composto dagli agricoltori siciliani, si è aggiunto successivamente, chiamando a raccolta artigiani, commercianti, universitari e disoccupati, contribuendo a trasformare lo sciopero di un settore in una protesta regionale. A capo del movimento c’è Mariano Ferro, che tentò la carriera politica prima alle amministrative e poi alla Camera, entrambe le volte senza successo, nelle file di Forza Italia, per poi avvicinarsi al Mpa.

Infine, il Comitato Forza d’Urto, al quale hanno aderito le due associazioni di cui sopra, oltre a diversi cittadini, tra cui il presidente del Palermo Calcio Maurizio Zamparini. Nonostante sia nato da pochi giorni, il Comitato ha già un proprio sito internet con tanto di rassegna stampa, statuto (che, al momento, non è ancora disponibile) e contatti (ovvero, il canale Youtube, la pagina Facebbok e il profilo Twitter, oltre all’indirizzo mail del webmaster, della sezione informazioni e dell’ufficio stampa). In tutto questo non c’è il nome di nessun responsabile del Comitato né di persone specifiche da contattare.

Confindustria si è subito fatta sentire, per voce del presidente della sezione siciliana Ivan Lo Bello che, pur riconoscendo l’esistenza del malcontento tra la popolazione, ha denunciato la presenza di infiltrazioni mafiose nella manifestazione, causando una immediata levata di scudi da parte dei sostenitori dell’iniziativa. Va detto che è nell’interesse di Confindustria che le forze dell’ordine intervengano per far riaprire i trasporti delle merci, ma la questione mafiosa è stata tirata in ballo anche da Coldiretti, secondo cui essa sarebbe confermata “dalle recenti operazioni di polizia nel commercio dell’ortofrutta, il cui prezzo triplica dal campo alla tavola per effetto delle strozzature e anomalie lungo la filiera”. Coldiretti segnala anche che, con il blocco dei tir, tonnellate di frutta e verdura stanno marcendo nei campi, e si sta buttando via il latte, causando enormi perdite per i produttori, oltre che disagi per i consumatori (vedi nota precedente). Non aderisce alla manifestazione la Confederazione agricoltori, secondo cui la protesta “contribuisce a peggiorare le condizioni economiche di migliaia e migliaia di agricoltori”.

Allo stesso modo, è difficile accusare Lo Bello di rapporti scomodi con la malavita, sia per l’assenza di cause contro di lui, sia per il suo noto impegno contro la mafia: il suo impegno nel far rispettare il codice etico di Confindustria ha portato all’espulsione dall’associazione di circa trenta aziende colluse con Cosa Nostra, inoltre Confindustria Sicilia spenderà 350mila euro per ristrutturare la sede della Squadra Mobile di Palermo. Gli industriali siciliani hanno poi dato dimostrazione più di quelli del Nord di volersi opporre al fenomeno mafioso, come testimoniano le statistiche sulle denuncie anti-racket. I leader della protesta accusano, per contro, Lo Bello di voler gettare discredito sulla manifestazione, e lo incitano a fare i nomi, che, precisa il presidente degli industriali siciliani a Linkiesta, farà solo alla magistratura.

C’è anche la Flai Cgil a mettere in guardia dagli “effetti devastanti” del blocco siciliano: il segretario nazionale Gino Rotella rivolge la sua accusa contro la “lobby” degli autotrasportatori, ventilando la possibilità d’infiltrazione mafiosa. Le indagini della magistratura, infatti, hanno recentemente portato alla luce l’esistenza di una alleanza tra i Casalesi e Cosa Nostra per il controllo del mercato dell’ortofrutta e i trasporti su gomma nel Centro-Sud.

Diversamente, le notizie del comportamento ben poco democratico e civile di alcuni manifestanti e scioperanti è giunto fino a RaiNews, riportato dalla voce di un produttore agricolo della zona di Lentini, in provincia di Siracusa, che denuncia minacce ed episodi di violenza contro autotrasportatori e negozianti. Il direttore del Centro siciliano di documentazione “Giuseppe Impastato” Umberto Santino ricorda, infatti, che la mafia, in passato strettamente legata agli interessi agricoli, ha sempre tentato di cavalcare i movimenti di protesta popolare.

Se di Forza Nuova e del centro sociale Anomalia si è già parlato a inizio articolo, di infiltrazioni politiche sembrano essercene diverse, vedi Salvatore Bella, presidente degli autotrasportatori dell’Aitras, ex-Forza Italia e candidato a Campobello di Licata alle ultime amministrative con lo Mpa del governatore Lombardo (lo stesso Lombardo che i manifestanti criticano in questi giorni), o come Pippo Gennuso, altro uomo Mpa, che avrebbe forzato i negozianti di Rosolini a chiudere e aderire alla protesta, e sarebbe poi stato ripreso dalla telecamere di Canale8 mentre improvvisava un comizio tra i protestanti. Bella, qualche anno fa, spinse per la realizzazione di uno dei tre autoporti previsti nell’Agrigentino nella zona tra Naro e Campobello, vicino a Canicattì, nel bel mezzo di nulla al di fuori dei propri affari privati, legati al Consorzio Eurolinea, gestito da sua moglie Giovanna.

E che dire di Martino Morsello, leader del Movimento dei Forconi, assessore negli anni ottanta a Marsala per il Psi e candidato per una lista filo-Lombardo alle regionali del 2008, oltre che accusato in questi giorni per i suoi due interventi a convegni di Forza Nuova? Morsello, responsabile nazionale del settore agricoltura dello pseudo-partito dei Responsabili di Scilipoti, è anche leader del Movimento Agricolo Europeo, col quale candidò Osvaldo Angileri a sindaco di Marsala nel 2007; nel 2003 la sua azienda, l’Ittica Mediterranea, fallì, e da allora Morsello iniziò una battaglia contro fantomatici “poteri forti” e contro la magistratura, che non aveva applicato la legge, con tanto di una misteriosa lettera che la sua figlioletta avrebbe scritto addirittura al Papa, per informarlo della situazione. La vicenda del processo che ne seguì, e i vari tentativi fraudolenti di Morsello, riconosciuti i quali egli minacciò anche lo sciopero della fame, sono stati raccolti in una inchiesta di Marsala.it.

Salvatore Petrotto, ex-sindaco di Racalmuto per il Pd, ha portato le insegne di La Rete di Leoluca Orlando, Idv e Partito del Sud, andando anche vicino al Mpa, è tra i leader delle proteste nella zona di Agrigento. Nel suo passato, diverse inchieste, dalla droga all’associazione mafiosa, fino alla condanna per induzione alla corruzione (la vecchia concussione). Al par suo un altro capopopolo come Geraldo Bertolone, già candidato alle amministrative di Ragusa con Forza del Sud, e oggi segretario regionale dell’ala cristiano-riformista del Pdl.

Mentre in molti si preoccupano dei legami del Movimento dei Forconi con l’estrema destra, ci si dimentica che potrebbe esserci dietro qualcosa di peggio dei fascisti. Con questo non si vuole affermare che i manifestanti sono tutti mafiosi, o che la mafia abbia organizzato tutto per filo e per segno, ma è nella metodologia di Cosa Nostra fomentare simili sentimenti e poi sfruttare le proteste a proprio vantaggio. Non ci si dimentichi che, se è vero che la mafia è ancora forte in Sicilia, difficilmente sarà disposta a farsi rovinare gli affari dai manifestanti, a meno che non possa trarre da tutto ciò un vantaggio.

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