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	<title>Die Brücke</title>
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		<title>La forza dei diritti &#8211; Intervista con Mina Welby</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 19:57:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Moggia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi, 23 maggio, è la giornata scelta dai radicali per promuovere a livello nazionale la raccolta firme per la legalizzazione dell&#8217;eutanasia e l&#8217;istituzione del testamento biologico. Per cui è normale che si incontrino banchetti dei radicali e dell&#8217;Associazione Luca Coscioni in varie città d&#8217;Italia, perfino in un malconsiderato capoluogo di provincia al centro del triangolo industriale come Novara. Quello che, invece, può sorprendere maggiormente è la presenza, a quello stesso banchetto, di Mina Welby. Compirà tra qualche giorno 76 anni, Wilhelmine Schett, divenuta nota per via della battaglia portata avanti dal marito Piergiorgio Welby, di cui lei si è fatta carico dopo la morte di quest&#8217;ultimo, avvenuta nel 2006. Quando mi dicono che è presente anche lei, non conoscendola, mi aspetto di incontrare la classica &#8220;star da banchetto raccolta firme&#8221;, che viene a far presenza e ad attirare curiosi, e trascorre tutto il tempo seduta dietro al banchetto, a leggere... [<em>continua</em>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><!--[if gte mso 9]&gt;--></p>
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<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12.0pt;line-height: 115%;font-family: 'Times New Roman','serif'"><a href="http://www.diebrucke.it/wp-content/uploads/2013/05/DSCF2075.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3707" style="margin-left: 2px;margin-right: 2px" alt="DSCF2075" src="http://www.diebrucke.it/wp-content/uploads/2013/05/DSCF2075.jpg" width="282" height="201" /></a>Oggi, 23 maggio, è la giornata scelta dai radicali per promuovere a livello nazionale la<strong> raccolta firme per la legalizzazione dell&#8217;eutanasia e l&#8217;istituzione del testamento biologico</strong>. Per cui è normale che si incontrino banchetti dei radicali e dell&#8217;Associazione Luca Coscioni in varie città d&#8217;Italia, perfino in un malconsiderato capoluogo di provincia al centro del triangolo industriale come Novara. Quello che, invece, può sorprendere maggiormente è la presenza, a quello stesso banchetto, di <strong>Mina Welby</strong>.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12.0pt;line-height: 115%;font-family: 'Times New Roman','serif'">Compirà tra qualche giorno 76 anni, Wilhelmine Schett, divenuta nota per via della <strong>battaglia portata avanti dal marito Piergiorgio Welby</strong>, di cui lei si è fatta carico dopo la morte di quest&#8217;ultimo, avvenuta nel 2006. Quando mi dicono che è presente anche lei, non conoscendola, mi aspetto di incontrare la classica &#8220;star da banchetto raccolta firme&#8221;, che viene a far presenza e ad attirare curiosi, e trascorre tutto il tempo seduta dietro al banchetto, a leggere il giornale o a dispensare sorrisi di circostanza. Invece, Mina Welby <strong>trotterella per la piazza con una mano carica di volantini</strong>, andando a fermare i passanti e invitandoli a firmare la petizione. Se uno non fosse pratico dell&#8217;attualità, probabilmente potrebbe finire a parlare con lei e accettare il volantino senza nemmeno sapere chi sia la persona che glielo ha posto.<span id="more-3703"></span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12.0pt;line-height: 115%;font-family: 'Times New Roman','serif'">Mi dice che, in questi giorni, sta promuovendo la raccolta firme in alcune città della Lombardia e, trovandosi Novara vicino al confine, ha deciso di fare un salto e dare una mano al gruppo locale. «Mi piace volantinare, mi piace <strong>stare vicino alla gente</strong> e comunicare con loro -mi spiega- e poi, ormai non ci vedo più tanto bene, quindi non sarei molto utile a raccogliere le firme al banchetto».</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12.0pt;line-height: 115%;font-family: 'Times New Roman','serif'">Se c&#8217;è una cosa che ho sempre riconosciuto ai radicali, al di là della lontananza politica tra le mie e le loro idee, è sempre stata quella di essere riusciti a dare visibilità a battaglie che rischiavano di restare confinate a sinistra, magari fuori dal parlamento, e quindi identificate unicamente per il loro aspetto politico, invece che sociale. «A noi è sempre interessato ciò che concerne<strong> la qualità della vita</strong>, la possibilità per il singolo di avere una propria autonomia e poter scegliere cosa fare della propria esistenza».</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12.0pt;line-height: 115%;font-family: 'Times New Roman','serif'">La battaglia sull&#8217;eutanasia, come molte altre del passato e del presente, gira attorno a questo: garantire pari diritti per tutti, e non solo per una élite che si può considerare al di sopra della legge civile e morale. «Talvolta l&#8217;eutanasia è l&#8217;unica possibiltà, e se uno non può farla in Italia non è che rinuncia, ma se può va in Svizzera; ecco, noi vogliamo anche che venga riconosciuto ad ognuno il diritto a poter morire nel proprio letto». E quando si parla di radicali, diritti e libera scelta, il pensiero corre immediatamente <strong>al tema dell&#8217;aborto</strong>, legalizzato nel 1978 ma ancora osteggiato: oltre a movimenti politici che tutt&#8217;oggi si sforzano di confondere la possibilità di abortire all&#8217;obbligo di abortire, le interruzioni di gravidanza sono fortemente contrastate negli ospedali stessi, dove ai medici è facilitata la carriera se si dichiarano obiettori di coscienza. «Ci sono troppi obiettori, è vero, e questo è un&#8217;ostacolo all&#8217;applicazione della legge 194; molti di loro, però, sono obiettori solo di facciata, mentre nel loro privato non si fanno gli stessi problemi. Poi, lo voglio ricordare, noi non siamo a favore dell&#8217;aborto, ma contro l&#8217;aborto, così come siamo contro la morte; chiediamo soltanto che ci sia la <strong>libertà di scegliere</strong>, proprio perché in alcuni casi si può essere costretti ad interrompere una gravidanza o delle cure». Sono molto colpito dalla sua vitalità e decisione, ma trovo il coraggio di dirglielo solo dopo diversi minuti; «la mia esperienza di vita non mi ha abbattuta, ma mi ha dato tanta forza per impegnarmi nella difesa dei diritti delle persone; l&#8217;associazione non è sicuramente il toccasana, ma fa il possibile per aiutare in questo senso».</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12.0pt;line-height: 115%;font-family: 'Times New Roman','serif'">Il tema della libertà di scelta ricorre spesso in tutta la nostra chiacchierata, che non a caso approda a temi di strettissima attualità, come la crisi economica e l&#8217;assurda legge elettorale che dal 2006, anno della sua nascita, tutti dicono di voler cambiare, ma tutti hanno segretamente piacere a tenere in vigore. «Si prova un grande senso di sconforto, perché negli ultimi anni ci sono stati sottratti sempre più diritti, come il diritto al lavoro o quello alla legalità; <strong>la cittadinanza attiva</strong>, l&#8217;impegno di ciascuno di noi è il modo migliore per uscire da questa crisi, che è sia economica che culturale». Mi parla, in proposito, di un&#8217;associazione di ragazzi che ha conosciuto, che hanno messo in piedi una casa famiglia di giornata, all&#8217;interno della quale viene insegnato alle persone a svolgere dei lavori e vengono organizzati diversi incontri su tematiche sociali; «è bello vedere che, oggi più che un tempo, i giovani stanno tornando ad interessarsi e ad impegnarsi; si può fare ancora meglio, ma noto una crescente sensibilità nelle nuove generazioni».</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12.0pt;line-height: 115%;font-family: 'Times New Roman','serif'">Quando finiamo di parlare è quasi mezzogiorno e il banchetto sta per smobilitare; ho già firmato, ma ci tengono a ricordarmi che i moduli sono disponibili in diversi comuni d&#8217;Italia, oltre che su internet. La campagna andrà avanti fino a metà settembre, ma la gente fin da ora sembra aver risposto in maniera positiva; peccato che, come al solito, a decidere veramente sono in pochi, e nel mio pessimismo naturale penso che non sarebbe la prima volta di vederli decidere inversamente all&#8217;opinione pubblica.</span></p>
<p><!--[if gte mso 9]&gt;--></p>
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		<title>Morire per delle idee, un vizio poco cristiano</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 09:47:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Fiamma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[da La Cittadella Interiore &#8220;Morire per delle idee, l&#8217;idea è affascinante&#8221;, cantava George Brassens in un pezzo poi splendidamente tradotto da Fabrizio De André nel 1974, quando a morire erano innocenti, bambini e infine anche politici; quando le ideologie iniettarono la violenza di sangue nella nostra Italia, un po&#8217; impacciata e ancora incredula per il boom del decennio precedente. Ma morire per delle idee è sempre possibile. Ce lo ricorda, tristemente, Dominique Venner, intellettuale francese, che il 21 maggio si è sparato un colpo in testa nella Cattedrale di Notre Dame a Parigi. Tremendo. Ed è un gesto ancora più significativo perché viene da un anziano e da uno scrittore; è un gesto politico, come lo era il suicidio di Yukio Mishima o del giovane studente di filosofia Jan Palach, la cui matrice, forse, era simile: la &#8220;rivolta contro il mondo moderno&#8221;, per dirla con Evola, ovvero quel rifiuto del... [<em>continua</em>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>da <a href="http://andreafiamma.blogspot.it/2013/05/morire-per-delle-idee-un-vizio-poco.html" target="_blank">La Cittadella Interiore</a></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=lLJW0FrQlAM"><img src="http://img.youtube.com/vi/lLJW0FrQlAM/2.jpg"></a></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=lLJW0FrQlAM">Click here to view the video on YouTube</a>.</p>

<p>&#8220;Morire per delle idee, l&#8217;idea è affascinante&#8221;, cantava George Brassens in un pezzo poi splendidamente tradotto da Fabrizio De André nel 1974, quando a morire erano innocenti, bambini e infine anche politici; quando le ideologie iniettarono la violenza di sangue nella nostra Italia, un po&#8217; impacciata e ancora incredula per il boom del decennio precedente. Ma <em>morire per delle idee</em> è sempre possibile. Ce lo ricorda, tristemente, <strong>Dominique Venner</strong>, intellettuale francese, che il 21 maggio si è sparato un colpo in testa nella Cattedrale di Notre Dame a Parigi. Tremendo.<span id="more-3696"></span></p>
<p>Ed è un gesto ancora più significativo perché viene da un anziano e da uno scrittore; è un gesto politico, come lo era il suicidio di Yukio Mishima o del giovane studente di filosofia Jan Palach, la cui matrice, forse, era simile: la &#8220;rivolta contro il mondo moderno&#8221;, per dirla con Evola, ovvero quel rifiuto del continuo mutare del mondo, che nel suo scorrere pare piuttosto cadere, come un&#8217;alta cascata sudamericana, dal piano dei valori della tradizione europea al nichilismo più bruto. Quel grido spezzato nella gola di Venner rappresenterebbe allora un sentimento di attaccamento ai valori dell&#8217;Europa e che nelle sue intenzioni &#8211; come scrisse nella sua ultima lettera &#8211; avrebbe dovuto &#8220;smuovere le coscienze&#8221; di un mondo che non sa più seguire la bussola della Verità. <strong>Ma quanto questo gesto estremo può pretendere di incarnare lo spirito della tradizione europea?</strong></p>
<p>Difatti, seppur sostanziato da un fondamento tradizionale, il suicidio di Venner indica piuttosto<strong> la foga dell&#8217;ideologia moderna</strong> che non sa dare alle cose il &#8220;giusto&#8221; peso, che non rispetta la vita. Chi sacrifica la propria vita in virtù di un&#8217;idea svela forse una concezione che è molto poco cristiana: per Venner, difatti, ciò che contava era la vita sociale di <em>questo</em> mondo, erano le sue abitudini <em>etiche</em>, era la sua politica; ma Platone e il Cristo non hanno forse insegnato proprio l&#8217;inverso, ovvero che <strong>ciò che conta è lo Spirito</strong> e non questo mondo? Non ci hanno forse ammonito nel dare un modesto peso alle cose terrene, anche quando esse paiono opporsi alle cose divine?</p>
<p>Più che levare la mano su di sé, allora, il custode della tradizione cristiana e filosofica europea sa fare <em>testimonianza</em> in questo mondo con l&#8217;<em>azione</em> e la <em>vita</em> &#8211; a immagine della Chiesa di Roma. Chi invece giunge a posporre la vita alla politica è colui che ha perso la fede nella <em>seconda venuta</em> e nell&#8217;Apocalisse. La <em>civitas Dei</em> non è infatti attuabile in questo mondo, ma è soltanto<em> peregrinans</em>: annuncia la venuta, testimonia con la propria carità, si dona agli altri portando luce nelle tenebre; e chi cerca di seguire la chiamata (<em>Beruf</em>) non può far altro che sperare in essa e contribuire a diffondere, grazie allo <em>speculum</em> nella propria anima, la luce della Verità nel mondo, anche se il mondo vi lotta contro e li perseguita, come accadde alle prime comunità cristiane. Venner, forse, più che allievo del Cristo era allievo del barone Evola: <strong>di chi, convinto di ergersi ad alfiere dell&#8217;epoca passata, rappresenta invece il massimo della modernità secolarizzata</strong> perché crede che l&#8217;agire di un cristiano sia finalizzato esclusivamente a questo mondo e per questo mondo dà la vita. Il cristiano, invece,<em> non abbandona</em> questo mondo, perché in esso è chiamato alla <em>testimonianza</em> in attesa della Redenzione.</p>
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		<title>Carusci</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 08:11:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosalba Di Giuseppe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vito Stassi detto Carusci è una figura straordinaria nel panorama arbreshe sociale e politico, protagonista del Biennio Rosso, (1919/1920), autodidatta, estremamente sensibile nei riguardi della continua formazione intellettuale, (dedicava il tempo libero a leggere i giornali alle persone comuni, spesso analfabete, per far conoscere la realtà, per invitarli a riflettere e formulare un loro pensiero); giovanissimo, ha in affidamento la cassa della disciolta federazione socialista, grazie alla fiducia concessagli da Nicola Barbato, medico fondatore e dirigente dei Fasci Siciliani. Per dare risposte concrete ed immediate ai contadini e agli artigiani &#8221;si costruiscono&#8221; in quegli anni la Cooperativa del Lavoro, la Lega di Miglioramento, la Camera del Lavoro, la Società Anonima Cooperativa. Sono anni di fermento e Piana degli Albanesi, allora chiamata &#8220;dei Greci&#8221;, è un centro molto attivo. Lo Stassi proviene da una famiglia di contadini ma ha una grande curiosità verso il mondo, ha un&#8217;innata capacità di parlare con... [<em>continua</em>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.diebrucke.it/carusci/olio-su-carra-incollata-su-tela-guttuso-contadini-al-lavoro-51/" rel="attachment wp-att-3685"><img class="alignleft size-medium wp-image-3685" style="margin-left: 2px;margin-right: 2px" alt="olio-su-carra-incollata-su-tela-guttuso-contadini-al-lavoro-51" src="http://www.diebrucke.it/wp-content/uploads/2013/05/olio-su-carra-incollata-su-tela-guttuso-contadini-al-lavoro-51-230x203.jpg" width="230" height="203" /></a><strong>Vito Stassi detto Carusci</strong> è una figura straordinaria nel panorama arbreshe sociale e politico, <strong>protagonista del Biennio Rosso</strong>, (1919/1920), autodidatta, estremamente sensibile nei riguardi della continua formazione intellettuale, (dedicava il tempo libero a leggere i giornali alle persone comuni, spesso analfabete, per far conoscere la realtà, per invitarli a riflettere e formulare un loro pensiero); giovanissimo, ha in affidamento la cassa della disciolta federazione socialista, grazie alla fiducia concessagli da Nicola Barbato, medico fondatore e dirigente dei Fasci Siciliani. Per dare risposte concrete ed immediate ai contadini e agli artigiani &#8221;si costruiscono&#8221; in quegli anni la Cooperativa del Lavoro, la Lega di Miglioramento, la Camera del Lavoro, la Società Anonima Cooperativa.<br />
Sono anni di fermento e <strong>Piana degli Albanesi</strong>, allora chiamata &#8220;dei Greci&#8221;, è un centro molto attivo.<span id="more-3684"></span></p>
<p>Lo Stassi proviene da una famiglia di contadini ma ha una grande curiosità verso il mondo, ha un&#8217;innata capacità di parlare con tutti, cercando di imparare da ciascuno, tentando di condividere quello che impara, senza presunzione. Viene soprannominato Carusci per il suo essere bonario e amichevole.</p>
<p>Dice di lui, Mario Nicosia, testimone della strage di Portella: &#8221;un uomo che non si sarebbe mai venduto, un uomo,&#8221; <strong>sottolinea uomo, scandendo la parola</strong>. Gn burre i mire, un uomo buono ma non per questo disposto ad accettare i compromessi, le allenze con i partiti borghesi dominanti, tant&#8217;è che <strong>quando le cossidette forze democratiche stringono un patto con la mafia di Ciccio Cuccia la definisce un&#8217;operazione di omologazione a cui ovviamente non sottostà</strong>, che denuncia con forza.</p>
<p>E&#8217; un uomo sorprendente, &#8221;të vien zëmbra&#8221;, per cui il cuore palpita, per la profondità di idee, per la volontà di portarle avanti e renderle vive attraverso le azioni; si mobilita in prima linea quando i contadini, stanchi di lavorare tutto il giorno per arricchire i gabellotti, scioperano assumendo direttamente <strong>la gestione delle terre, è il 12 agosto 1919</strong>. Radicale,<strong> abbraccia il socialismo ma non rinuncia alla fede religiosa, si sposa e battezza i suoi figli</strong>, l&#8217;ultima la chiama Rosa Lussemburgo, in onore della teorica del socialismo rivoluzionario. &#8221;Essi, i ribelli, piccola falange sacra di una nuova Termopili inizieranno una serie d&#8217;eroi non guerrieri e nemmeno tostoiani e buddisti, porteranno nel cervello e nel cuore l&#8217;eredità dei santi attivi alla S. Francesco, con la gioia serena della vita, la pietà immensa per tutti i viventi e la visione di un mondo veramente umano.&#8221; I ribelli che sogna Barbato devonoessere fieri e miti, profondamente buoni, <strong>sfidanti stoicamente senza iattanza, con la compostezza fisica e psichica degli eroi, tutte le sofferenze e tutti i pericoli</strong> non sotto il pungolo dell&#8217;odio e della fame e dei mille altri bisogni materiali, bensì agitati da quel meraviglioso demone che è l&#8217;ideale della fratellanza umana.</p>
<p>Carusci muore sotto casa, sotto i colpi di arma da fuoco sparati da ignoti, che erano <strong>noti mafiosi</strong>, a cui lui aveva negato di restituire le terre, che erano state espropriate loro. <strong>E&#8217; il 28 aprile 1921</strong>. Inamovibile, determinato a far valere i diritti di tutti, un uomo umile che dedica la sua vita nella lotta per il lavoro dignitoso, per la libertà di dire ciò che si pensa, per la giustizia sociale. La sua figura per lungo tempo è stata trascurata; <strong>nel 1999, la Camera del Lavoro di Piana pubblica un libro sulla sua vita</strong> e su quegli anni di protagonismo contadino rivoluzionario.</p>
<p>Le informazioni presenti in questo articolo provengono da questo fantastico lavoro di recupero della memoria. Il 28 aprile, a Piana degli Albanesi (Pa) <strong>gli è stata dedicata una lapide, proprio sotto casa sua</strong>. Già una volta, gli avevano reso onore: erano presenti all&#8217;epoca le sue due figlie, raccontarono di loro, che erano abbastanza imbarazzate, &#8221;perché erano donne di casa e chiesa e le cerimonie politiche le mettevano a disagio&#8221;. Oggi, invece, non c&#8217;è nessun parente presente, alla cerimonia, organizzata dalla Cgil e dalla cooperativa &#8216;La Ginestra&#8217;; accoglie <strong>Pietro Grasso, presidente del Senato</strong>, il quale al termine della manifestazione di commemorazione, è stato accompagnato dai tre sopravvissuti (Mario Nicosia, Serafino Petta e Giacomo Schirò) alla Prima Strage di Stato avvenuta nel 1947, lasciando la <strong>promessa di creare una commissione su tutte le stragi avvenute in Italia</strong>, non solo quelle di stampo mafioso.</p>
<p>La storia di Vito Stassi è una piccola storia locale importante però per capire la storia del movimento contadino socialista nella provincia di Palermo, che sarebbe necessario ricontestualizzare, riattualizzare, per far proprie le lezioni lasciate da quelle persone, per ritrovare quel coraggio dimostrato, l&#8217;aspirazione verso ideali più grandi che non lascino spazio a quei sospiri di rassegnazione. Insieme, come insegna Carusci, accompagnando, allo studio, la lotta per la conquista dei diritti, approfondendo la coscienza di sè stessi attraverso gli altri, &#8221;sarebbe da minchioni non farlo&#8221; risponde, a chi non crede all&#8217;idea autonoma della gestione delle terre, &#8221;il decreto istitutivo prevede la concessione, l&#8217;esproprio e la concessione a cooperative di agricoltori&#8221;. Quel che è necessario è cooperare.</p>
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		<title>Un&#8217;idea di bellezza</title>
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		<pubDate>Sat, 04 May 2013 19:06:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Pianezzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Centro di cultura contemporanea Strozzina di Firenze, ospita fino al 28 luglio una mostra dedicata alla bellezza. Non è tuttavia la bellezza il tema principale, bensì “un’idea di bellezza”. Il termine “idea” vede sbiadire la sua origine platonica in una semantica tutta contemporanea. L’articolo indeterminativo che lo precede rivela infatti una volontà di frammentare l’idea pura platonica (il modello) in mille apparizioni. I contemporanei sono dunque alla ricerca di un’idea di bellezza, basta un frammento, un angolo, un simbolo. Certo è che un filo rosso lega i frammenti di bellezza. C’è il visitatore, invitato a mettere insieme i pezzi, a cercare le consonanze, il messaggio finale, se c’è. Sempre il visitatore, in pellegrinaggio , è invitato a lasciare una traccia scegliendo una musica che esprima la propria idea di bellezza o a portare a casa una poesia. Ho scelto una poesia di Puškin, in lingua originale indecifrabile come tanta... [<em>continua</em>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.diebrucke.it/wp-content/uploads/2013/04/vanessa-beecroft-450x294.png"><img class="alignleft" style="margin-left: 2px;margin-right: 2px" alt="vanessa-beecroft-450x294" src="http://www.diebrucke.it/wp-content/uploads/2013/04/vanessa-beecroft-450x294.png" width="450" height="294" /></a>Il Centro di cultura contemporanea Strozzina di Firenze, ospita fino al 28 luglio una mostra dedicata alla bellezza. Non è tuttavia la bellezza il tema principale, bensì “un’idea di bellezza”. Il termine “idea” vede sbiadire la sua origine platonica in una semantica tutta contemporanea. L’articolo indeterminativo che lo precede rivela infatti una volontà di frammentare l’idea pura platonica (il modello) in mille apparizioni. <strong>I contemporanei sono dunque alla ricerca di un’idea di bellezza, basta un frammento, un angolo, un simbolo</strong>.</p>
<p>Certo è che un filo rosso lega i frammenti di bellezza. C’è il visitatore, invitato a mettere insieme i pezzi, a cercare le consonanze, il messaggio finale, se c’è. Sempre il visitatore, in pellegrinaggio , <strong>è invitato a lasciare una traccia scegliendo una musica che esprima la propria idea di bellezza</strong> o a portare a casa una poesia.<strong> Ho scelto una poesia di Puškin</strong>, in lingua originale indecifrabile come tanta bellezza.  E c’è un filo rosso, dicevamo, che il pellegrino segue e tesse: è la bellezza come dialogo con ciò che è Altro.<span id="more-3668"></span></p>
<p>«La bellezza è una proprietà intellettuale perché non è affatto una proprietà. E’ il nome di una particolare interazione tra due essere, un “Io” e un “Altro”: “Io trovo bello l’altro”» Rudolf  Steiner.</p>
<p>Ed è quindi in una sorta di maieutica divina che il viaggiatore-pellegrino alla ricerca della bellezza, la porta a compimento nel corso del suo cammino. Il visitatore accoglie la bellezza con le braccia aperte della bambina/donna immortalata dall’artista Wilhelm Sasnal , la legge nelle righe dell’amanuense di Chiara Camoni (righe di filosofia heideggeriana), la sente vibrare nei fili elettrici raffigurati da Andreas Gefeller.</p>
<p>Il mosaico è difficile da ricostruire, sfugge alla ricostruzione. La premessa è l’indefinito del mosaico stesso: troppe le dimensioni. La realtà ha undici dimensioni, l’installazione di Alicja Kwade, che traccia il percorso e la premessa, ne abbraccia solo alcune. Così noi, visitatori attenti, sospesi, curiosi, ricercatori di bellezza. <strong>La bellezza richiede ascolto e visione, richiede spazio e tempo</strong>. Lo spazio è quello di uno schermo grande quanto una parete, il tempo è il tempo di un micro-film che è una micro-storia. La prima storia, quella di Isabel Rocamora, racconta di un corpo, quello della guerra, che cerca la bellezza nella simbologia di una danza accompagnata dalla musica di Kanon Pokajanen. Alcuni gesti di guerra, nella danza, hanno la bellezza dell’amore più carnale. La seconda storia ha i colori della lava e di occhi vivi di donna.  E’ la storia delle donne di Vanessa Beecroft. Qui si consuma la battaglia eterna tra la bellezza immortale (corpi di donna resi immortali dalla lava) e la fragilità della bellezza umana, che ha gli occhi vivi di donne immobili.</p>
<p>Ricorda che non è l’eternità la dimensione contemporanea della bellezza  anche un video dell’artista Anri Sala, sindaco di Tirana. Nella sua opera la bellezza rivive come strumento di movimento sociale.</p>
<p>“La vera giustizia trova bellezza quando offre i suoi colori, per dare luminosità ai sentimenti di chi non ha spesso l’energia per manifestarli.” Gian Franco Casciano (Magistrato) .</p>
<p>L’ultimo frammento di bellezza che il pellegrino porta a casa è un monito a <strong>ricercare la bellezza in ogni forma di creazione</strong>: “Quello che rende noi programmatori differenti da un dio creatore è che raramente ci riposiamo il settimo giorno perché il lunedì dobbiamo consegnare”. Degna conclusione di una maieutica tutta contemporanea.</p>
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		<title>Curvy ovvero le donne di Renoir</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Apr 2013 20:40:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosalba Di Giuseppe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bark i lik è un&#8217; espressione arbereshe (dialetto albanese che si parla nelle comunità italoalbanesi presenti in Italia) che indica una persona che ha una digestione difficile (letteralmente &#8220;stomaco in cattivo stato&#8221;), nella sua seconda (e metaforica) accezione indica una persona che si spazientisce repentinamente e che lascia spesso, per la sua scarsa educazione sentimentale-sociale , l&#8217;amaro in bocca all&#8217;interlocutore di turno. Mia nonna fa un uso molto largo dell&#8217;espressione, sa di cosa parla, non solo perché ha una certa esperienza sociale, ma perché soffre spesso per la sua cattiva digestione. Lei è una persona molto socievole verso gli altri, verso se stessa, verso il cibo. Cucina per amore, mangia con passione, ci accoglie per le feste trepidante. Mi ha insegnato che bisogna volersi bene in tutti i modi possibili, intellettualmente, sentimentalmente, fisicamente, con tutto il senso del pudore che è necessario. Come tutte le nonne, appena ci incontriamo, mi... [<em>continua</em>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.diebrucke.it/curvy-ovvero-le-donne-di-renoir/donne-alla-renoir/" rel="attachment wp-att-3664"><img class="alignleft size-medium wp-image-3664" style="margin-left: 2px;margin-right: 2px" alt="Donne alla renoir" src="http://www.diebrucke.it/wp-content/uploads/2013/04/Donne-alla-renoir-187x230.jpg" width="187" height="230" /></a><strong>Bark i lik è un&#8217; espressione arbereshe</strong> (dialetto albanese che si parla nelle comunità italoalbanesi presenti in Italia) che indica una persona che ha una digestione difficile (letteralmente &#8220;stomaco in cattivo stato&#8221;), nella sua seconda (e metaforica) accezione indica <strong>una persona che si spazientisce repentinamente e che lascia spesso, per la sua scarsa educazione sentimentale-sociale , l&#8217;amaro in bocca all&#8217;interlocutore di turno</strong>. Mia nonna fa un uso molto largo dell&#8217;espressione, sa di cosa parla, non solo perché ha una certa esperienza sociale, ma perché soffre spesso per la sua cattiva digestione. Lei è una persona molto socievole verso gli altri, verso se stessa, verso il cibo. Cucina per amore, mangia con passione, ci accoglie per le feste trepidante. Mi ha insegnato che bisogna volersi bene in tutti i modi possibili, intellettualmente, sentimentalmente, fisicamente, con tutto il senso del pudore che è necessario. Come tutte le nonne, appena ci incontriamo, mi chiede se ho mangiato abbastanza; Elsa Morante disse una volta che una delle frasi d&#8217;amore più belle è &#8221;hai mangiato?&#8221; Ma se la si pone ad una persona che soffre di anoressia si rivela terrificante.<span id="more-3663"></span>Spesso le costrizioni, i controlli,le semplici domande non fanno che aumentare il disagio e far precipitare gli eventi; quando si intendono affrontare seriamente i disturbi alimentari e bloccarli sin da subito non si può agire a livello alimentare e fisico, si deve puntare sopratutto sull&#8217;aspetto mentale e sentimentale, <strong>sull&#8217;immagine che si ha di se stessi</strong>. &#8221;Credo nel sucralosio, credo in tutti i sostituti. Il terapeuta non capisce, non è che io ci penso a questa cosa, c&#8217;è e basta. Devi essere magra, è un marchio, impresso sulla mia coscienza, come un ordine permanente, come una macchia di caffè mentale, magari tutto questo sistema salterà e dovranno riprogrammarmi con qualcos&#8217;altro. Forse il nuovo marchio dirà: non deve fare così male, dev&#8217;essere più profondo, non deve riguardare solo me, non deve richiedere tutto questo tempo, non deve farmi sentire tagliata fuori, non deve farmi venire voglia di ammazzarmi.&#8221; Il brano è tratto dal diario di un&#8217;adolescente, inserito nel libro-intervista <strong><em>Io sono Emozione</em> di Eve Ensler</strong>.</p>
<p><strong>Saffy Karina è una modella che indossa la 42 ma è too big</strong> (troppo grassa) e le viene vietato sfilare. Rientra nella taglia 10, non dovrebbe avere una taglia, la cosiddetta &#8221;taglia zero&#8221;. Saffy decide di trasformare il rifiuto (facile per lei?), di farlo fiorire, creando <strong>Curve Project, perché avere le curve è bello, naturale e sano</strong>. Invita tutte le ragazze che intendono intraprendere il cammino nel mondo della moda a seguire un corso di formazione che comprende anche una sana alimentazione. Curvy si chiamano le modelle che non rinunciano ad amare il cibo. Le belle cosce consistenti di Tara Lynn, che strofinano l&#8217;una contro l&#8217;altra, hanno fatto la loro comparsa su due delle più grandi riviste di moda, <em>Vogue</em> ed <em>Elle</em>, sono state considerate un capolavoro, degno dei migliori Botero e Rubens messi insieme. Anche Renoir però non è male. Ricordate le sue bagnanti? Leggendo i numeri e provando ad immaginare le persone che ci sono dietro, scopriamo che<strong> in Italia 10 ragazze su 100 tra i 12 e i 25 anni soffrono di disturbi del comportamento alimentare</strong>.</p>
<p>Come si deve rispondere a questo? &#8221;Mi hanno ricoverato in una clinica per disordini alimentari. Oggi abbiamo piantato un albero in cortile che simboleggia la guarigione dei nostri corpi. Mi piace la mia compagna di stanza, ha un hamburger tatuato, come un monito. Re-immaginare i nostri corpi con l&#8217;arte-terapia. Io mi vedo come una danzatrice del ventre, con campanellini luccicanti che tintinnano, ha funzionato per un paio di ore, poi mi sono depressa. La bellezza con i cancelli intorno, non mi inviteranno mai.&#8221; Bisognerebbe ricordare alla gente cos&#8217;è la bellezza, a riconoscerla, a difenderla, la bellezza è importante, da quella scende giù tutto il resto. Peppino Impastato.</p>
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		<title>Lory Del Santo, ma chiamatemi Hitchcock</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Apr 2013 22:41:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Moggia</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><!--[if gte mso 9]&gt;--></p>
<p><!--[if gte mso 9]&gt;--></p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 268px"><img class=" " style="margin-left: 2px;margin-right: 2px" alt="" src="http://www.ilsole24ore.com/images2010/SoleOnLine5/_Immagini/Notizie/Italia/2010/11/monicelli-ansa-258.jpg?uuid=c0d4c56a-fbfd-11df-81d6-f4e584499aef" width="258" height="258" /><p class="wp-caption-text">Ti prego, non avertene a male.</p></div>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;line-height: 150%"><span style="font-size: 12.0pt;line-height: 150%;font-family: 'Times New Roman','serif'">Sinceramente, io avrei voluto scrivere un articolo su Fabrizio Barca e la strana mania che ha preso tutti gli elettori e i simpatizzanti del Pd, che di colpo hanno scoperto che Bersani non è poi così intoccabile. Fossi un redattore più reattivo, avrei scritto qualcosa di intelligente sulle bombe a Boston, ottenendo un qualche record di visualizzazioni. <strong>Poi ho visto <i>The night club – Osare per credere</i>, cortometraggio diretto da Lory Del Santo</strong>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;line-height: 150%"><span style="font-size: 12.0pt;line-height: 150%;font-family: 'Times New Roman','serif'">Perché di manie ce ne sono tante, e quella di mettersi dietro una macchina da presa e premere “on” è una delle più diffuse. Che poi, fare un film brutto può capitare a tutti, uno lo mette in conto in questo mestiere: di solito succede quando sei alle prime armi, o quando non hai più niente da dire e puoi vivere di rendita, o quando non hai talento. Cosa abbia spinto l’ex-starlette di <i>Drive-In</i>, nonché interprete di alcune memorabili pellicole di genere negli Anni Ottanta (come <i>Gardenia, il giustiziere della mala</i>, assieme al compianto Franco Califano, e <i>W la foca</i>), non ci è dato saperlo. Ma, refrattari alla critica intellettualoide e ideologica, fin troppo facile nella Penisola, giunge il momento in cui ci si deve guardare in faccia, esser seri, e riconoscere pari dignità sia al piano sequenza di Orson Welles che al filmino delle vacanze di Harmony Korine, purché sia proiettato sul quel magico schermo che tutto innalza allo stato dell’arte.<span id="more-3656"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;line-height: 150%"><span style="font-size: 12.0pt;line-height: 150%;font-family: 'Times New Roman','serif'">Per fortuna, <i>The night club – Osare per credere</i> lo si può vedere anche su Youtube, risparmiandosi 9 minuti di buio in una sala deserta. Di sicuro, quello che balza subito all’occhio è la <strong>fotografia minimalista</strong>, con l’utilizzo di luci naturali in ogni ripresa, che subito ci fa intendere la discendenza artistica della Del Santo, che strizza abilmente l’occhio a <strong>Von Trier</strong> e al suo Dogma 95.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;line-height: 150%"><span style="font-size: 12.0pt;line-height: 150%;font-family: 'Times New Roman','serif'">La trama è quella di una <strong>favola moderna con risvolti glamour</strong>: Aida Yespica e Gloria Contreras, due ragazze comuni, passano per caso davanti al night club <i>William’s Le Roi</i>; Gloria rivela all’amica di aver sempre sognato di esibirsi su di un palco, così Aida si fa coraggio e le fa strada all’interno del locale, sfidando il proprio senso del pudore. Dopo aver guadagnato l’accesso alla sala principale con un abile stratagemma, Gloria e Aida si lasciano gradualmente coinvolgere nel lusso e nel peccato, <strong>dando vita a quello che è a tutti gli effetti uno spettacolo surreale</strong>, nel quale tutti vogliono danzare e spogliarsi, per mostrarsi al pubblico (cioè, a noi).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;line-height: 150%"><span style="font-size: 12.0pt;line-height: 150%;font-family: 'Times New Roman','serif'">Se, in queste scene, <strong>la visionarietà estetica della Del Santo sembra voler abbracciare Jeunet</strong>, in pochi non noteranno il riferimento al Kubrick di <i>Eyes Wide Shut</i>: <strong>lo straniamento è lo stile prevalente</strong> in questa parte della pellicola, per la facilità con cui le due ragazze si lasciano andare alla musica e all’esibizionismo. <strong>Il palco diventa quindi pretesto e scusante</strong>, come se su di esso tutto sia concesso, e il pudore di chi guarda non possa che essere ingiustificato (un discorso non solo autobiografico, come testimonia l’autocitazione della regista prima dei titoli di coda, ma anche metatestuale).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;line-height: 150%"><span style="font-size: 12.0pt;line-height: 150%;font-family: 'Times New Roman','serif'">Il discorso che la Del Santo vuole portare avanti sull’arte dell’esibizionismo, e consequenzialmente sul voyeurismo, ovvero l’altra metà dello specchio, mira ad abbattere le barriere sociali, trasportando <i>The night club</i> direttamente nel <strong>solco del grande cinema d’impegno politico nostrano</strong>, mostrandosi più progressista di un qualsivoglia spot del Pd.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;line-height: 150%"><span style="font-size: 12.0pt;line-height: 150%;font-family: 'Times New Roman','serif'">Sotto il profilo attoriale, da sottolineare <strong>l’incredibile stato di forma di Aida Yespica</strong>, che ritorna alle scene dopo un periodo di ritiro spirituale, e <strong>la sorprendente prova dell’esordiente Gloria Contreras</strong>, non a caso definita dalla stessa autrice “una grandissima attrice drammatica”. Tenetela d’occhio, perché sentiremo ancora parlare di lei. La recitazione, comunque, resta volutamente sopra le righe, come avrebbe voluto il miglior Fellini, per caratterizzare fin da subito il micro-universo favolistico tratteggiato nella sceneggiatura (manco a dirlo, pure questa opera di Lory Del Santo, che del film ha voluto maniacalmente curare ogni aspetto, dimostrando di aver appreso la storica lezione della Nouvelle Vague). In sintesi, un degno inizio per una trilogia di cortometraggi destinata a cambiare gli occhi degli spettatori italiani e, si spera, anche stranieri.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;line-height: 150%"><span style="font-size: 12.0pt;line-height: 150%;font-family: 'Times New Roman','serif'"><a href="https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=R-YqCKu0peo">https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=R-YqCKu0peo</a><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;line-height: 150%"><span style="font-size: 12.0pt;line-height: 150%;font-family: 'Times New Roman','serif'">No, scherzo, è una merda.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;line-height: 150%"><span style="font-size: 12.0pt;line-height: 150%;font-family: 'Times New Roman','serif'">Neanche il doppiaggio sono riusciti a fare bene. Grazie a Dio c’è un po’ di figa seminuda che ti dà un motivo per arrivare alla fine.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;line-height: 150%">Confermo solo la battuta sugli spot del Pd, fino alla morte.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;line-height: 150%"><span style="font-size: 12.0pt;line-height: 150%;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;line-height: 150%"><span style="font-size: 12.0pt;line-height: 150%;font-family: 'Times New Roman','serif'">Materiali aggiunti:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;line-height: 150%">- <a href="http://www.gossipblog.it/post/120867/lory-del-santo-diventa-regista-the-night-club-lascera-un-segno-indelebile-nelle-coscienze" target="_blank">Rassegna stampa sul film</a></p>
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		<title>Sassari smart: intervista a Giovanni Saturno vincitore del concorso City Tales</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Apr 2013 12:13:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Delfiore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giovanni Saturno e Michele Gagliani sono due giovani registi provenienti da Sassari e da Sorso che hanno studiato all’Università di Sassari, amano e vivono in questa città. Hanno da poco partecipato al concorso City Tales de Il Sole 24 ore vincendolo grazie al video SASSARI SMART in cui rappresentano Sassari che muta sotto lo sguardo della statua di Vittorio Emanuele, che da Piazza d’Italia osserva i suoi cittadini. Sembra che Vittorio Emanuele inciti Sassari a diventare sempre più intelligente e smart, grazie anche alle scelte dell’amministrazione Comunale che con la ZTL ha cercato di rendere più vivibile il centro bloccando l’accesso alle auto nella zona da Piazza del Duomo a Via Brigata Sassari. La sfida dell’Amministrazione Comunale è stata far sì che i sassaresi riprendano a passeggiare al centro  e che il centro storico sia più vivibile grazie a concerti di musica dal vivo, mostre itineranti, e anche alla sfida... [<em>continua</em>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b><a href="http://www.diebrucke.it/wp-content/uploads/2013/04/13410SASSARI-SMART.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3649" style="margin-left: 2px;margin-right: 2px" alt="13410SASSARI-SMART" src="http://www.diebrucke.it/wp-content/uploads/2013/04/13410SASSARI-SMART-230x129.jpg" width="230" height="129" /></a>Giovanni Saturno</b> e <b>Michele Gagliani</b> sono due giovani registi provenienti da Sassari e da Sorso che hanno studiato all’Università di Sassari, amano e vivono in questa città. Hanno da poco partecipato al concorso <b>City Tales</b> de <em>Il Sole 24 ore</em> vincendolo grazie al video <b>SASSARI SMART</b> in cui rappresentano Sassari che muta sotto lo sguardo della statua di Vittorio Emanuele, che da Piazza d’Italia osserva i suoi cittadini. Sembra che Vittorio Emanuele inciti Sassari a diventare sempre più intelligente e smart, grazie anche alle scelte dell’amministrazione Comunale che con la <strong>ZTL</strong> ha cercato di rendere più vivibile il centro bloccando l’accesso alle auto nella zona da Piazza del Duomo a Via Brigata Sassari. La sfida dell’Amministrazione Comunale è stata far sì che i sassaresi riprendano a passeggiare al centro  e che il centro storico sia più vivibile grazie a concerti di musica dal vivo, mostre itineranti, e anche alla sfida del riconoscimento della <strong>Festa dei Candelieri</strong> come Patrimonio Mondiale  dell’Umanità da parte dell’<strong>Unesco</strong>.<span id="more-3645"></span></p>
<p>Abbiamo intervistato Giovanni Saturno con 5 semplici domande per capire le motivazioni, le scelte stilistiche, il presente e il futuro della sua vita e della città.</p>
<p>Per vedere il video cliccate qui <a href="http://www.smartcities-citytales.ilsole24ore.com/">http://www.smartcities-citytales.ilsole24ore.com</a></p>
<p><i>Perchè hai pensato di partecipare a City Tales? </i></p>
<p>Sono venuto a conoscenza del video-concorso tramite internet e ho deciso di partecipare senza nessuna esitazione. Il tema della città smart, intelligente e sostenibile mi sta particolarmente a cuore.</p>
<p><i>Hai rappresentato Sassari come una maquette in cui le persone si muovono. Come mai questa scelta? </i></p>
<p>Ho associato la forma stilistica all’<strong>idea di una città a misura d’uomo</strong>, di una città in cui le persone svolgono un ruolo attivo come se fossero promotori e allo stesso tempo difensori coraggiosi del patrimonio storico, culturale e ambientale della città di Sassari.</p>
<p><i>City Tales è una tappa del percorso che stai realizzando. Dove ti porterà questo percorso?</i></p>
<p>Si, esattamente. Sto frequentando un master universitario nella Facoltà di Architettura ad Alghero sul design della comunicazione della sostenibilità. Attualmente i corsi si svolgono a Barcellona, per alcuni mesi. La città catalana è sicuramente uno degli esempi più elevati in Europa per quanto riguarda le smart cities. Per questo motivo cerco di prendere il meglio dell’esperienza catalana per <strong>riuscire a creare un progetto sostenibile anche in Sardegna</strong>.</p>
<p><i>Nel video c&#8217;è il tema dell&#8217;emigrazione. Se fossi costretto ad emigrare, dove vorresti andare e quale città ti sembra più adatta alla tua professionalità e alla realizzazione di video di alta qualità? </i></p>
<p>Ah si?! Mi fa piacere che ci sia anche questo spunto di riflessione. Beh in realtà vorrei rimanere in Sardegna perché amo la mia terra. Se per motivi che non dipendono da me fossi costretto ad emigrare, sceglierei sicuramente Barcellona, Londra o New York. Penso che in queste città sia realmente possibile accrescere la mia professionalità ed esperienza.</p>
<p><i>Hai scelto Sassari come città sostenibile nonostante i tanti problemi di degrado urbano sia nel centro che nella periferia. Ma a me sembra che a Sassari ci sia anche uno spirito di rinascita, un rinnovato senso civico, una voglia di superare le criticità trasformandole in positività. Anche tu provi questa sensazione? Come vedi il futuro per Sassari? </i></p>
<p>Ho scelto di raccontare Sassari, perché è la città dove vivo dal 2000. In questi ultimi anni ho potuto vedere e vivere l’evolversi della città, e devo ammettere che, anche se magari i risultati non sono evidenti agli occhi, l’amministrazione comunale ha investito molto per rendere Sassari una città più vivibile e più rispettosa per l’ambiente, per le bellezze storiche e paesaggistiche e per la cultura, nonostante la crisi economica che stiamo attraversando. Sono pienamente consapevole che ci sono zone e quartieri in degrado con grossi problemi e disagi per i cittadini. Ma vorrei precisare che il mio video, realizzato insieme a Michele Gagliani, <strong>non ha la presunzione ne l’ipocrisia di raccontare una Sassari finta, che non esiste, dove tutto è perfetto e in totale armonia</strong>. Il nostro video vuole essere portatore sano di quello spirito ottimista, critico ma costruttivo, per il futuro della città.</p>
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		<title>Il mio fratellino (viene) dalla luna</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Apr 2013 12:02:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosalba Di Giuseppe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
		<category><![CDATA["Mon petit frère de la lune"]]></category>
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		<category><![CDATA[Frédéric Philibert]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 2 aprile è la giornata mondiale dell&#8217;autismo, una malattia che colpisce soprattutto i maschietti e si manifesta nei primi mesi di vita; i bambini autistici sarebbero 1 su 150, un disturbo che provoca difficoltà nelle abilità comunicative e sociali. Le cause sono tuttora sconosciute, ma molti ricercatori hanno individuato in essa cause genetiche (sarebbero coinvolti da 5 a 25 geni) e ambientali, (inquinamento aereo, mercurio nel pesce, esposizioni durante la gravidanza a pesticidi, insetticidi, le tossine respirate dalla madre vengono assorbite facilmente dal cervello del figlio, facendogli sviluppare l&#8217;autismo); ricordano però che riconoscerne i sintomi (l&#8217;assenza del sorriso, del puntare, del tendere le braccia, della mancanza di curiosità verso le cose, nei primi nove mesi è un segnale allarmante; molti genitori credono che questo indichi un buon comportamento da &#8221;bravo bambino&#8221; ma non è così) anzitempo fa sì che il disordine celebrale non si aggravi e non produca ulteriori... [<em>continua</em>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.diebrucke.it/il-mio-fratellino-viene-dalla-luna/autismo/" rel="attachment wp-att-3637"><img class="alignleft size-full wp-image-3637" style="margin-left: 2px;margin-right: 2px" alt="mio fratello dalla luna" src="http://www.diebrucke.it/wp-content/uploads/2013/04/autismo.jpg" width="191" height="112" /></a>Il 2 aprile è la <strong>giornata mondiale dell&#8217;autismo</strong>, una malattia che colpisce soprattutto i maschietti e si manifesta nei primi mesi di vita; i bambini autistici sarebbero 1 su 150, un disturbo che provoca difficoltà nelle abilità comunicative e sociali. Le cause sono tuttora sconosciute, ma molti ricercatori hanno individuato in essa cause genetiche (sarebbero coinvolti da 5 a 25 geni) e ambientali, (inquinamento aereo, mercurio nel pesce, esposizioni durante la gravidanza a pesticidi, insetticidi, le tossine respirate dalla madre vengono assorbite facilmente dal cervello del figlio, facendogli sviluppare l&#8217;autismo); ricordano però che riconoscerne i sintomi (l&#8217;assenza del sorriso, del puntare, del tendere le braccia, della mancanza di curiosità verso le cose, nei primi nove mesi è un segnale allarmante; molti genitori credono che questo indichi un buon comportamento da &#8221;bravo bambino&#8221; ma non è così) anzitempo fa sì che il disordine celebrale non si aggravi e non produca ulteriori danni.<span id="more-3636"></span></p>
<p>In questa occasione la testata online <em>Redattore Sociale</em> ha postato un corto animato che racconta la sindrome vista con gli occhi di una bambina, Coline: <strong>&#8220;Mon petit frère de la lune&#8221;</strong> ( Il mio fratellino dalla luna). Frédéric Philibert, il padre ne riporta le parole e costruisce una bellissima storia.</p>
<p>La scena si apre con una donna che allatta un bambino, un bambino affamato che non fa che mangiare e piangere, piange tanto quanto mangia, forse di più, non fa nient&#8217;altro. Il bambino cresce, ed è estraniato da tutto, all&#8217;asilo non gioca con nessuno, vive per la maggior parte del tempo in una bolla di sapone, a volte ne esce e si comporta in modo bizzarro, in un modo talmente strano che la gente pensa che abbia una malattia contagiosa, come se muovere le mani per volare fosse pericoloso e si risolvesse con un grido. I genitori tentano di spiegare a Coline che Noè non è come gli altri, i suoi improvvisi e lunghi strepiti durante un forte rumore (che sia il lavaggio della lavatrice o un applauso, o ancora una visita non gradita), &#8221;non sono divertenti&#8221;, lei concorda, ma a lei piace tanto questo fratellino, perchè guarda sempre il cielo, quando è sul carrello del supermercarto, quando è in macchina, sempre. Sembra quasi che venga da un altro pianeta.</p>
<p>Coline lo sa, &#8221;lui viene un pò da qui, un pò da lì&#8221;; il suo fratellino è particolare, ad esempio a lui piace moltissimo salire le scale, ma poi non vuole scendere, allora tocca prenderlo in braccio. Lei tenta di stimolarlo in ogni modo, prova a farlo ridere, a giocare con lui, ma non riceve attenzione da parte sua, &#8221;è come non esistessi&#8221;. Un bel giorno nota che i gioielli lo incuriosiscono perchè sono scintillanti, &#8221;li tocca con la punta delle dita&#8221;. Paragona il fratellino a un principe, anzi ad un principesco direttore d&#8217;orchestra, come se con quegli occhi fissi su quel punto luminoso lunare volesse entrare dentro la complessità della cosa che osserva; a lei piace tanto, ma non vorrebbe lasciarlo spaziare da solo in quell&#8217;universo sconosciuto, vorrebbe essere una fata per incantarlo e stargli vicino. Allora <strong>si inventa una nuova lingua</strong>, il gioco del cappello.</p>
<p>Lei se lo mette e lui sorride e la insegue per tutta la casa attratto da quell&#8217;oggetto magico. Finalmente sono insieme, questo sì che è piacevole e divertente. <strong>Inconsapevolmente Coline ha applicato l&#8217;ABA (Analisi Applicata del Comportamento)</strong>, l’approccio più diffuso e condiviso per migliorare le condizioni di vita delle persone autistiche. L’ABA, applicata come uno stile, si è dimostrata efficace nell’eliminare i comportamenti autolesivi o autostimolatori (comportamenti ripetitivi come ruotare su se stessi, tamburellare con le dita, dondolarsi) e nel rendere la vita più piacevole al soggetto e a chi gli sta intorno.</p>
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		<title>Passioni di-vine</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Mar 2013 20:53:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosalba Di Giuseppe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri Liberi]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;inquadratura è fissa su una tavola apparecchiata. Qualcuno, chiamiamolo l&#8217;esperto, mette davanti alla videocamera una bottiglia di vino, la ragazza si appresta a togliere l&#8217;etichetta per non fare pubblicità. L&#8217;esperto, gucciniano, consiglia la colonna sonora, L&#8217;ubriaco di Guccini. La ragazza ride, ma la canzone giusta è Vorrei. Si erano incontrati per caso, &#8221;è sulla sua mia traiettoria, davanti all&#8217;insalata&#8217;,&#8217; lei non poteva schivarla, così ha osato. Ne aveva versato un dito, aveva bagnato la gola appena appena, aprendo gli occhi l&#8217;espressione venuta fuori era di assoluta sorpresa. Lei non seppe darne grandi giudizi, lo consigliò, lo raccomandò agli altri, aveva abboccato, lui un vino amabile. Lui le aveva portato in dono un bouquet , lei si era lasciata sconvolgere da quelle note, si sentiva interessata ad approfondire, di assaporare ancora quell&#8217;aroma fruttato. Lei mise le carte in tavola ma anche il dolce e a quel punto non c&#8217;era via di... [<em>continua</em>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.diebrucke.it/passioni-di-vine/vino-rosso/" rel="attachment wp-att-3627"><img class="alignleft size-medium wp-image-3627" alt="Vino-rosso" src="http://www.diebrucke.it/wp-content/uploads/2013/03/Vino-rosso-196x230.jpg" width="196" height="230" /></a>L&#8217;inquadratura è fissa su una tavola apparecchiata.<br />
Qualcuno, chiamiamolo l&#8217;esperto, mette davanti alla videocamera una bottiglia di vino, la ragazza si appresta a togliere l&#8217;etichetta per non fare pubblicità.<br />
L&#8217;esperto, gucciniano, consiglia la colonna sonora, <em>L&#8217;ubriaco</em> di Guccini.<br />
La ragazza ride, ma la canzone giusta è <em>Vorrei</em>.</p>
<p>Si erano incontrati per caso, &#8221;è sulla sua mia traiettoria, davanti all&#8217;insalata&#8217;,&#8217; lei non poteva schivarla, così ha osato.<br />
Ne aveva versato un dito, aveva bagnato la gola appena appena, aprendo gli occhi l&#8217;espressione venuta fuori era di assoluta sorpresa.<br />
Lei non seppe darne grandi giudizi, lo consigliò, lo raccomandò agli altri, aveva <strong>abboccato,</strong> lui un vino <strong><strong>amabile</strong></strong>.<br />
Lui le aveva portato in dono un <strong>bouquet</strong> , lei si era lasciata sconvolgere da quelle note, si sentiva interessata ad approfondire, di assaporare ancora quell&#8217;aroma fruttato.</p>
<p><span id="more-3626"></span><br />
Lei mise le carte in tavola ma anche il dolce e a quel punto non c&#8217;era via di scampo, bisognava <strong>abbinare per similitudine</strong>, lui cominciava a perdere la pazienza per il suo indugiare, riflettere, tant&#8217;è che cominciò a fare le bollicine.<br />
Lei era molto contrariata con se stessa, non voleva che quella relazione si <strong>ossidasse</strong>, l&#8217;eccessivo contatto rischia di far perdere freschezza, però allo stesso tempo lei voleva di più da quelle sensazioni, un <strong>rubino</strong>.</p>
<p>Qualcosa cambiò nel loro rapporto allegro ma non troppo, moderatamente vivace, quando un giorno, durante il suo non-compleanno, un altro esperto le parlò della <strong>feccia </strong>presente nel vino, lei si rammaricò molto pensando a quei poveri lieviti esausti rimessi in circolo nonostante il loro ciclo vitale fosse ormai finito, &#8221;questo non è <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/B%C3%A2tonnage">batonnage</a>, -disse lei in lacrime- è accanimento alcolico&#8221;.<br />
Si chiuse in camera e davanti allo specchio si promise di <a href="http://sapermangiare.mobi/sobere.html">imparare a bere</a>.</p>
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		<title>Le parole sono importanti.</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Mar 2013 21:26:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serena Reda</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; irritante e sbagliato non chiamare le cose con il loro nome. Eppure lo facciamo spesso. Sacrifichiamo il senso in nome dell&#8217;apparenza. Chiamiamo la miseria &#8220;spread&#8221; o &#8220;rating&#8221;, le prostitute &#8220;escort&#8221; e la democrazia &#8220;ingovernabilità&#8220;. Finiamo per confondere il concetto senza afferrare il nocciolo della questione. Non possiamo permetterci il lusso di una classe dirigente composta da politici sagaci; ne conosciamo solo di stupidi e li chiamiamo &#8220;moderati&#8221;. Per tanti anni la Presidenza del Consiglio dei Ministri è stata affidata ad un politico mediocre, allora l&#8217;abbiamo chiamato &#8220;grande imprenditore&#8221;. Non c&#8217;è da biasimarci, siamo disabituati ad afferrare il senso delle cose. Oggi, a distanza di due settimane dalle elezioni, i giochi sono tutt&#8217;altro che fatti. Tutti hanno vinto, nessuno è vincitore. Come a dire: &#8220;L&#8217;operazione è riuscita, il paziente è morto&#8221;. Il PD non ha ancora ben capito cosa sia successo, il M5S sembra cosa buona e giusta ma ogni... [<em>continua</em>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 2px;margin-right: 2px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-l_iNA8JHQfk/TVlIboV_8fI/AAAAAAAAB2o/NCsWKXJf9is/s1600/image3b.jpg" width="320" height="222" />E&#8217; irritante e sbagliato non chiamare le cose con il loro <strong>nome</strong>. Eppure lo facciamo spesso. Sacrifichiamo il senso in nome dell&#8217;apparenza. Chiamiamo la miseria &#8220;spread&#8221; o &#8220;rating&#8221;, le prostitute &#8220;escort&#8221; e la democrazia &#8220;<strong>ingovernabilità</strong>&#8220;. Finiamo per confondere il concetto senza afferrare il nocciolo della questione. Non possiamo permetterci il lusso di una classe dirigente composta da politici sagaci; ne conosciamo solo di stupidi e li chiamiamo &#8220;moderati&#8221;. Per tanti anni la Presidenza del Consiglio dei Ministri è stata affidata ad un politico mediocre, allora l&#8217;abbiamo chiamato &#8220;grande imprenditore&#8221;. Non c&#8217;è da biasimarci, siamo disabituati ad afferrare il senso delle cose.<span id="more-3617"></span></p>
<p>Oggi, a distanza di due settimane dalle <strong>elezioni</strong>, i giochi sono tutt&#8217;altro che fatti. Tutti hanno vinto, nessuno è vincitore. Come a dire: &#8220;L&#8217;operazione è riuscita, il paziente è morto&#8221;. Il <strong>PD</strong> non ha ancora ben capito cosa sia successo, il <strong>M5S</strong> sembra cosa buona e giusta ma ogni tanto sembra un crogiolo di hippies, e il <strong>PDL</strong> ancora crede di poter rinascere dalle sue ceneri. La situazione sembra (ed è) ingarbugliata, il filo non si dipana, ma la <strong>democrazia</strong> è così. Non è facile, non è indolore.Se volevamo una forma di governo che prendesse le decisioni a cuor leggero potevamo scegliere la dittatura. Un uomo decide, dispone, comanda&#8230;</p>
<p>Comunque lo si veda, però, il momento è incerto e il rapporto inversamente proporzionale tra insicurezza e chiacchiere si conferma più saldo che mai. Non ci toglieremo dall&#8217;impasse fino a quando un insignificante politico (sceglietene pure uno a caso nel mazzo) non verrà nominato Presidente del Consiglio. Non che dopo andrà meglio ma, grazie a lui,<br />
potremo vantarci di come incespichiamo goffamente davanti al resto del mondo, predicando che ancora una volta la situazione è salva e che non siamo come la Grecia. Le parole salvano anche i mostri, figurarsi i cattivi politici.</p>
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		<title>Assegnati gli Oscar: Arg&#8230;o</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Feb 2013 23:16:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Moggia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sarà anche stata la campagna elettorale più brutta di sempre, ma pure la cerimonia degli Oscar non ha scherzato. Il conduttore Seth MacFarlane (già creatore de I Griffin) c’ha provato a scherzare un po’, ma la sala rispondeva con un comprensibile silenzio tombale. Poi, sul finale, la ciliegina sulla torta: collegamento dalla Casa Bianca, con Michelle Obama ad annunciare il vincitore per il miglior film. Decisamente troppo, anche per uno dei riti più politici che la tradizione americana annoveri. Così, alla fine, ha vinto Argo di Ben Affleck, una storia di finzione che racconta una storia realmente accaduta in cui un agente Cia inventava un finto film hollywoodiano per liberare dall’Iran una vera equipe di diplomatici. Vero e finto che si mescolano, thrilling e metatestualità, semplice dall’aria impegnata ma in sala politically correct. Ti piace vincere facile, Ben? Nessuna sorpresa, comunque, dato che Argo aveva già vinto (a sorpresa sì,... [<em>continua</em>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><img style="margin-left: 2px;margin-right: 2px" alt="" src="http://static.fanpage.it/cinemafanpage/wp-content/uploads/2013/02/Adele-638x425.jpg" width="350" height="233" /><p class="wp-caption-text">Adele scandalizzata dall&#8217;intervento di Daniel Radcliffe e Kristen Stewart</p></div>
<p>Sarà anche stata la campagna elettorale più brutta di sempre, ma pure la cerimonia degli Oscar non ha scherzato. Il conduttore Seth MacFarlane (già creatore de <i>I Griffin</i>) c’ha provato a scherzare un po’, ma la sala rispondeva con un comprensibile silenzio tombale. Poi, sul finale, la ciliegina sulla torta: <strong>collegamento dalla Casa Bianca, con Michelle Obama ad annunciare il vincitore per il miglior film</strong>. Decisamente troppo, anche per uno dei riti più politici che la tradizione americana annoveri.</p>
<p>Così, alla fine, <strong>ha vinto <i>Argo</i> di Ben Affleck</strong>, una storia di finzione che racconta una storia realmente accaduta in cui un agente Cia inventava un finto film hollywoodiano per liberare dall’Iran una vera equipe di diplomatici. Vero e finto che si mescolano, thrilling e metatestualità, semplice dall’aria impegnata ma in sala politically correct. Ti piace vincere facile, Ben? Nessuna sorpresa, comunque, dato che <i>Argo </i>aveva già vinto (a sorpresa sì, stavolta) ai Golden Globe contro <i>Lincoln</i>. Il film di Spielberg, a fronte del record di nomination, si porta a casa poco o niente: unico premio di spessore quello al miglior attor protagonista, meritatamente assegnato ad uno straordinario <strong>Daniel Day-Lewis</strong>, che così arriva al record di tre statuette in questa stessa categoria.<span id="more-3608"></span></p>
<p>Terza carta nel mazzo dei filmoni invitati sul red carpet <strong><i>Les Miserables</i> di Tom Hooper</strong>, a parere del sottoscritto il vero miglior film dell’anno. Il mega-musical conquista premi tecnici e un meritatissimo Oscar alla miglior attrice non protagonista ad<strong> Anne Hathaway</strong>, ma si deve accontentare di intrattenere il Dolby Theatre con una maestosa prova canora con il cast al gran completo, che culmina con la discesa della bandiera francese e di quella rossa dei rivoltosi sul palco: l’uomo dietro a questa tastiera pensa che questa soddisfazione valga mille Academy Award.</p>
<p><strong>Jennifer Lawrence</strong> viene premiata come miglior attrice protagonista, inciampa su uno scalino, e a soccorrerla arrivano da un lato Jean Dujardin e dall’altro Hugh Jackman. Donne di tutto il mondo, guardate bene quelle immagini, perché una cosa del genere a voi non capiterà mai. Il premio al miglior attore non protagonista va (ancora) a <strong>Christoph Waltz</strong>, che vendica il collega Leonardo Di Caprio, scandalosamente escluso dalle nomination. <i>Django Unchained</i> si porta a casa anche la statuetta come miglior sceneggiatura originale, con <strong>Quentin Tarantino</strong> che torna a vincere l’Oscar per una delle meno belle tra le sue sceneggiature; intanto, però, spernacchia metaforicamente sia Spike Lee che l’altro film sulla schiavitù in concorso (<i>Lincoln</i> appunto).</p>
<p>Dopo Waltz, l’Austria prosegue il suo <i>anschluss</i> di Los Angeles con il premio conquistato (ancora) da <strong>Michael Haneke</strong>, regista del film <i>Amour</i>, che era addirittura stato candidato a miglior pellicola in assoluto.</p>
<p>Viene fuori in sordina invece, facendosi passare per un viandante capitato lì per caso per poi rivelarsi legittimo erede al trono, <strong><i>Vita di Pi</i></strong>. Poco considerato da pubblico e critica (nonostante l’endorsement nostrano di Gabriele Salvatores), muove i primi passi sul red carpet assicurandosi alcuni dovuti premi tecnici che odorano di contentino; poi, quando meno te lo aspetti, la pellicola balza sul palco come la tigre che ne è protagonista, e conquista il premio alla regia per il cinese Ang Lee. La faccia del favoritissimo Steven Spielberg è tutta un programma, e rende giustizia alle ingiuste esclusioni dalle nomination di Tarantino e, soprattutto, di Tom Hooper, oggi forse uno dei primi tre più grandi registi a Hollywood. <i>Vita di Pi</i> spiazza tutti, quindi, e, con quattro premi Oscar, diventa <strong>il film più premiato di questa edizione</strong> degli Academy Award: miglior regia, miglior fotografia, migliori effetti speciali, e miglior colonna sonora.</p>
<p>Qua ora ci vorrebbe una bella conclusione per l’articolo, magari con una battuta ad effetto, ma purtroppo non ho tempo: ho votato Jean Valjean alle elezioni e temo che mi abbiano conteggiato con il Pdl.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://cultura.panorama.it/cinema/oscar-2013-vincitori" target="_blank">Ecco un elenco completo dei premi</a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;essere famigliare, quanto più desiderava</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Feb 2013 14:35:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosalba Di Giuseppe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 16 febbraio è morta a Roma la poetessa napoletana Marina Mariani, all&#8217;età di 85 anni. Poetessa delle cose, del quotidiano vissuto in campo lungo, riprendendo il concetto dall&#8217;artista Cézanne. Marina Mariani era una donna che non temeva di perder tempo e proprio per questo lo spendeva bene perché lo riabilitava, ne dava nuovo senso discorrendo, condividendo, leggendo, dedicandosi agli altri e alle altre. Non procedeva con i passi, nè con il pensiero, l&#8217;aveva imparato dai pescatori che avevano consacrato quasi tutto il loro tempo al mare, &#8221;Io sto./ Mi porta/ la barca: la dirigo appena/ ma più m&#8217;affido a lei.&#8221; Viveva naturalmente e coraggiosamente, intonando Let it be (Lascia che sia). Raccontava con precisione e ironia, osservando la realtà che aveva visto in campo lungo, seguendo la scia di Cézanne: &#8221;è necessario dare l&#8217;immagine di ciò che vediamo dimenticando come è apparsa davanti agli occhi.&#8221; L&#8217;occhio freddo si riscalda... [<em>continua</em>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.diebrucke.it/lessere-famigliare-quanto-piu-desiderava/marina-mariani/" rel="attachment wp-att-3602"><img class="alignleft size-medium wp-image-3602" style="margin-left: 2px;margin-right: 2px" alt="marina mariani" src="http://www.diebrucke.it/wp-content/uploads/2013/02/marina-mariani-159x230.jpg" width="159" height="230" /></a>Il 16 febbraio <strong>è morta a Roma la poetessa napoletana Marina Mariani</strong>, all&#8217;età di 85 anni. Poetessa delle cose, del quotidiano vissuto in campo lungo, riprendendo il concetto dall&#8217;artista Cézanne.</p>
<p>Marina Mariani era una donna che non temeva di perder tempo e proprio per questo lo spendeva bene perché lo riabilitava, ne dava nuovo senso discorrendo, condividendo, leggendo, dedicandosi agli altri e alle altre. Non procedeva con i passi, nè con il pensiero, l&#8217;aveva imparato dai pescatori che avevano consacrato quasi tutto il loro tempo al mare, &#8221;Io sto./ Mi porta/ la barca: la dirigo appena/ ma più m&#8217;affido a lei.&#8221;</p>
<p>Viveva naturalmente e coraggiosamente, intonando <em>Let it be</em> (Lascia che sia). Raccontava con precisione e ironia, osservando<strong> la realtà che aveva visto in campo lungo, seguendo la scia di Cézanne</strong>: &#8221;è necessario dare l&#8217;immagine di ciò che vediamo dimenticando come è apparsa davanti agli occhi.&#8221; L&#8217;occhio freddo si riscalda attraverso un&#8217;opera di trasformazione sentimentale, che si apre su una panoramica nascosta ai sensi, che si apre ai suoni; come <em>La Valse</em>, suscitatagli da Ravel, &#8221;ed ogni volta,mia immagine, ti vedo formarti dall’indistinto, ti avverto, mio ritmo, diventare suono dal silenzio minaccioso.&#8221;<span id="more-3601"></span></p>
<p>Rivaluta, ridà <strong>un&#8217;importanza quasi cinematografica alle cose</strong>, alle persone, alle situazioni famigliari: &#8220;Una farfalla / è entrata nella macchina&#8221; &#8211; &#8220;una vespa&#8230;&#8221; / &#8220;Hai paura? Su, apri il finestrino.&#8221; // &#8230; /Il viola si fa grigio piano piano, / d&#8217;un tratto è inverno. Infine un tentativo, / l&#8217;ultimo. E in fondo, gliene sono grata. / Accompagno qualcuno all&#8217;aeroporto, / e si fa sera».</p>
<p>Il famigliare quanto più desiderava &#8221;che già si svelava intonacato di luce&#8221;. <strong>Ispirata dalla leggerezza di Attilio Bertolucci</strong> (<em>Verso le sorgenti del cinghio</em>), amava molto Umberto Saba, e prese in prestito le sue parole -&#8221;Con una goccia di superstite amore&#8221;- per un suo articolo apparso sull&#8217;<em>Unità</em> in cui racconta la magia dell&#8217;elenco telefonico, &#8221;che rimanda l&#8217;immagine di mondo messo pazientemente in ordine&#8221;, una sperimentazione gioiosa dell&#8217;organizzarsi.</p>
<p>Definita la Szymborska italiana per l&#8217;amore per le piccole cose, per il quotidiano, per la spiccata ironia; Marina Mariani spostava una parola da qui a là e azzardava (si, è proprio uno strano mestiere scrivere versi), e più rischiava più imparava qualcosa da se stessa, anche in età abbastanza matura, rispondendo così a Saba che domandava: &#8221;a una certa età si può solo imparare o insegnare. Ma chi può insegnare a un vecchio? Deve imparare da se stesso o sparire.&#8221; Marina non volle sparire neanche quando morì.</p>
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		<title>Il diario segreto di J.R.</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Feb 2013 23:05:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Migliore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Umorismo e satira]]></category>
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		<description><![CDATA[Ogni presentazione all&#8217;evento annunciato in questi giorni è praticamente inutile, perché da quando ne è stata data notizia, tutto il mondo non ha fatto che parlare di questo: il Papa ha deciso di dare le dimissioni. Benedetto XVI non ha dato spiegazioni ufficiali riguardo la decisione di abbandonare il ruolo di leader della Chiesa cattolica. Solo recentemente, alcune voci di corridoio hanno affermato che le dimissioni sono state imposte al pontefice a causa della recente acquisizione della Chiesa da parte della Apple. Ma questo sembra non essere l&#8217;unico motivo delle dimissioni del papa, e le pagine del suo diario privato, rese disponibili e visibili sul web all&#8217;indirizzo http://madavverocicredi.it/maddai?losaiche=sparosemprecazzate sembrano fornire una spiegazione più completa sui motivi del gesto. Pubblichiamo qui alcuni stralci (parzialmente) tradotti dal suo personale diario. 10 dic. 2012 Io proprio non posso credere che mi hanno fatto di nuovo lo scherzo della panna nelle scarpe. È la... [<em>continua</em>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 2px;margin-right: 2px" alt="" src="http://www.ternimagazine.it/wp-content/uploads/2013/02/BENEDETTO-XI-ANNUNCIA-IN-LATINO-LE-SUE-DIMISSIONI.jpg" width="341" height="236" />Ogni presentazione all&#8217;evento annunciato in questi giorni è praticamente inutile, perché da quando ne è stata data notizia, tutto il mondo non ha fatto che parlare di questo: <strong>il Papa ha deciso di dare le dimissioni</strong>.</p>
<p>Benedetto XVI non ha dato spiegazioni ufficiali riguardo la decisione di abbandonare il ruolo di leader della Chiesa cattolica. Solo recentemente, alcune voci di corridoio hanno affermato che le dimissioni sono state imposte al pontefice a causa della recente acquisizione della Chiesa da parte della Apple. Ma questo sembra non essere l&#8217;unico motivo delle dimissioni del papa, e le pagine del suo diario privato, rese disponibili e visibili sul web all&#8217;indirizzo <span style="text-decoration: underline"><span style="color: blue">http://madavverocicredi.it/maddai?losaiche=sparosemprecazzate</span></span> sembrano fornire <strong>una spiegazione più completa sui motivi del gesto</strong>.</p>
<p>Pubblichiamo qui alcuni stralci (parzialmente) tradotti dal suo personale diario.<span id="more-3594"></span></p>
<p><b>10 dic. 2012<br />
</b><i>Io proprio non posso credere che mi hanno fatto di nuovo lo scherzo della panna nelle scarpe. È la terza volta questo mese. Cosa ci troveranno di così divertente nel tormentare un povero vecchietto indifeso? Ora i miei piedi odorano di formaggio e panna, come una cheesecake. </i><i style="font-size: 13px">Lo sanno tutti che io ci tengo alle mie scarpe, eppure continuano a riempirle di panna spray. È una cosa che proprio&#8230; kitammuorten ndemmammeloreh! </i><span style="font-size: 13px">[</span><b style="font-size: 13px">INTRADUCIBILE</b><span style="font-size: 13px">] </span><i style="font-size: 13px">È una cosa che mi manda fuori dai gangheri. Come se non bastasse, stamattina hanno anche filmato la scena, </i><i style="font-size: 13px">e ora minacciano di caricare tutto su YouTube. Questa tecnologia mi ha veramente rovinato la vita. Ancora non ho capito come mi hanno convinto a iscrivermi a Tuitte&#8230; Twuittie&#8230; Titter&#8230; Il sito con l&#8217;uccello. La Chiesa va avanti da anni perché c&#8217;è sempre un predicatore che parla, mentre tutti gli altri restano in silenzio ad ascoltare. L&#8217;idea che ora tutti possono esprimere la loro opinione è totalmente contro ogni principio di Chiesa e religione. E così ora tutti mi prendono in giro.</i><i><br />
</i><i> Era decisamente meglio ai miei tempi.</i></p>
<p><b>25 dic. 2012</b><i><br />
Questa volta hanno davvero passato il limite. E va bene lo scherzo della panna nelle scarpe, e va anche bene che ogni tanto mi mettono il lassativo nella zuppa. Alla mia età una cosa del genere viene anche utile. Però mettermi le puntine da disegno sulla sedia, proprio durante la messa di oggi no, è troppo! Ho dovuto celebrare tutta la funzione con una puntina da disegno ficcata nel mio papale didietro, sfaccimmen incrostaten und baldracchen von mater </i>[<b>INTRADUCIBILE</b>]<i>.<br />
Sento che mi sta venendo un esaurimento nervoso.</i></p>
<p><b>06 gen. 2013<br />
</b><i>Giunti a questo punto credo di dover mettere dei paletti. Io sono sempre stato un amante dei classici e della tradizione, non a caso mi hanno fatto papa. Però lo scherzo della colla sulla tavoletta se lo potevano risparmiare. È inimmaginabile l&#8217;imbarazzo che si prova quando devi dire a qualcuno che sei rimasto incollato al water, specie se sei il capo della Chiesa. Tra l&#8217;altro, prima dell&#8217;intervento di uno specialista ne è passato di tempo. Per prima cosa, sulle pagine gialle non c&#8217;è niente alla voce &#8220;incollato sulla tazza del water&#8221;, così inizialmente non sapevamo chi chiamare. Per questo c&#8217;è stato uno speciale consiglio vaticano chiamato &#8220;Gluten ut Latrinas&#8221;, e quando è stato deciso che chiamare un medico sarebbe stato adeguato, è stato comunque difficile farsi prendere sul serio. &#8220;Pronto, la chiamo a nome del Papa. Vede, è rimasto incollato alla tazza del water e proprio non sappiamo come&#8230; pronto?&#8221; . Più o meno è in questo modo che sono andate tutte le telefonate. Così, tra una cosa e l&#8217;altra, sono rimasto incollato in quella posizione per 7 ore.<br />
E meno male che abbiamo abolito l&#8217;inferno.</i></p>
<p><b>22 gen. 2013<br />
</b><i>Ancora panna nelle scarpe. Da qualche notte ho un sogno ricorrente. Vengo sommerso in un mare di panna montata, inchiodato con delle puntine da disegno a una tavoletta del water.<br />
Spero che nessuno leggerà mai queste pagine.</i></p>
<p><b>23 gen. 2013<i><br />
</i></b><i>Vi sembra normale, alla mia età, dover subire ancora dei gavettoni dai chierichetti? Per giunta con l&#8217;acqua benedetta! C&#8217;è un ché di ironico che mi sfugge in tutta questa faccenda.<br />
Con questo freddo poi, c&#8217;è il rischio che mi prenda un malanno. Ai miei tempi i giovani erano completamente diversi: rispettavano le persone più anziane, e sicuramente rispettavano anche il Papa. Invece questi ragazzini&#8230; bimbiminkien von meine cojonen </i>[<b>INTRADUCIBILE</b>]<i>. E poi dici &#8220;lasciate che i bambini vengano a me&#8221;. Sì, certo: lasciate che vengano a me, che se li prendo gli faccio una faccia di schiaffi. Altro che perdono divino!<br />
E poi non è giusto: tutti parlano dei soprusi che i preti fanno ai bambini, ma nessuno parla di quelli che i bambini fanno a me. Qualche mese fa, mentre dormivo, uno di loro è entrato nella mia camera e mi ha disegnato un pene sulla fronte. E non l&#8217;ha fatto con una penna normale, ma con una di quelle indelebili. Quel giorno tra l&#8217;altro dovevo celebrare messa, e così sono stato quasi tre ore al trucco per far scomparire quell&#8217;abominio dalla mia fronte. Le risate delle ragazze che passavano il cerone sulla mia testa mi perseguiteranno per sempre.<br />
Padre, perché mi hai abbandonato?</i></p>
<p><b>10 feb. 2013</b><i><br />
Non dormo più, non mangio più. Ho paura di fare qualsiasi cosa. Ogni tanto ho dei flashback in stile reduce del Vietnam. A ogni angolo vedo gavettoni, puntine da disegno. Ho il terrore che qualche vescovo mi faccia una smutandata, o che mi mettano la schiuma nella tiara. Non sarebbe la prima volta che succede.<br />
Oggi pomeriggio due sacerdoti mi si sono avvicinati con un portatile. Io mi sono messo le mani davanti agli occhi e ho urlato &#8220;vade retro!&#8221;, ma non è servito. I due erano venuti a farmi vedere un video a detta loro &#8220;imperdibile&#8221;. Quando gli ho chiesto di cosa si trattasse non mi hanno voluto rispondere. L&#8217;unica cosa che mi hanno detto è che i soggetti principali di questo video erano due ragazze e una tazza. Di più non sapevo. Quello che è successo poi, preferisco non descriverlo.<br />
Non ce la faccio più, ho bisogno di una vacanza.</i></p>
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		<title>Permacultura: imparare dalla natura</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Feb 2013 12:55:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosalba Di Giuseppe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza e sviluppo]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando David incontra il professor Bill all&#8217;università si accende una scintilla negli occhi di entrambi: &#8221;collaboriamo? però bisogna mettersi in discussione sul serio, altrimenti non vale!&#8221; Irrigano il podere della conversazione, coltivano le loro opinioni e le concretizzano nelle pratiche agronomiche orientate a mantenere il più naturale possibile la fertilità del terreno. David, un giorno, prende le redini della situazione, ripropone in forma di tesi tutta la meditazione naturale e umana fatta con Bill. L&#8217;immaginazione supportata dallo studio, la riflessione di un nuovo concetto di natura come forza motrice per una migliore ed equa convivenza tra eco-sistemi è portata avanti, teorizzata, perchè un&#8217;integrazione tra le persone, l&#8217;ambiente e gli animali è sempre possibile. Due anni dopo professore (nel frattempo Bill lascia l’università, vive di auto produzione e sperimentazione) e alunno pubblicano il libro &#8220;Permaculture one&#8221;. Grazie a questa scienza in continua trasformazione, che si sviluppa grazie ad incessanti ripensamenti creativi... [<em>continua</em>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.diebrucke.it/permacultura-imparare-dalla-natura/permacultura/" rel="attachment wp-att-3580"><img class="alignleft size-medium wp-image-3580" alt="permacultura" src="http://www.diebrucke.it/wp-content/uploads/2013/02/permacultura-210x230.gif" width="210" height="230" /></a></p>
<p>Quando <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/David_Holmgren">David</a> incontra il professor <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bill_Mollison">Bill </a>all&#8217;università si accende una scintilla negli occhi di entrambi:<br />
&#8221;collaboriamo? però bisogna mettersi in discussione sul serio, altrimenti non vale!&#8221;<br />
Irrigano il podere della conversazione, coltivano le loro opinioni e le concretizzano nelle pratiche agronomiche orientate a mantenere il più naturale possibile la fertilità del terreno.<br />
David, un giorno, prende le redini della situazione, ripropone in forma di tesi tutta la meditazione naturale e umana fatta con Bill.<br />
L&#8217;immaginazione supportata dallo studio, la riflessione di un nuovo concetto di natura come forza motrice per una migliore ed equa convivenza tra eco-sistemi è portata avanti, teorizzata, perchè un&#8217;integrazione tra le persone, l&#8217;ambiente e gli animali è sempre possibile.<br />
Due anni dopo professore (nel frattempo Bill lascia l’università, vive di auto produzione e sperimentazione) e alunno pubblicano il libro &#8220;Permaculture one&#8221;.<br />
Grazie a questa scienza in continua trasformazione, che si sviluppa grazie ad incessanti ripensamenti creativi che forniscono infinite possibilità di lavoro, di autoproduzione, di autosufficienza, nascono gli eco-villaggi, centri di permacultura, scuole.<span id="more-3579"></span></p>
<p>Dieci giorni fa ho seguito un incontro, tenuto da Gautier Gras, un ragazzo che si è appassionato alla Permacultura da cinque anni, &#8221;non è tanto, la permacultura è alla portata di tutti&#8221; come a dire se sono diventato io uno studioso, tutti possono farlo.<br />
È verissimo, ma quanti sono in grado di crederci così profondamente e girare il mondo, e imparare un italiano squisito?<br />
Gautier ha studiato in America (prima dell&#8217;inizio della sua nuova vita, pre-permaculture), in India (il luogo della sua fioritura) insegna e sperimenta in Malesia, Portogallo e adesso anche in Sicilia.</p>
<p>È una di quelle persone che non ti fa pesare la sua consapevolezza che traspare dalla scioltezza e dall&#8217;umiltà dei suoi gesti.<br />
(&#8221;ti faccio partecipe di ciò che ho acquisito e se ti fa piacere approfondirlo ti do’ una mano&#8221;)<br />
L&#8217;incontro ha visto partecipare circa 30 persone, nel primo veg cafè di Palermo, il Water Ship Down.</p>
<p>Attraverso l&#8217;uso di alcune diapositive, Gautier spiega che la permacultura è agri-cultura permanente,<br />
un sistema che se ben studiato e progettato è uno dei lavori più soddisfacenti che ci siano, perché si creano agro-sistemi produttivi che si prendono cura di noi.<br />
Le persone si prendono cura le une delle altre condividendo ciò che si auto produce, così fanno le piante con gli animali e viceversa,<br />
dando origine ad un&#8217;integrazione armoniosa per soddisfare i propri bisogni in maniera sostenibile e autonoma.</p>
<p>&#8221;Non parlo di spaccarsi la schiena zappando, lo stratagemma consiste nel fare in modo che l&#8217;ecosistema si autogestisca. La permacultura si può applicare ovunque, anche in città, anche nel terrazzo, è un inizio, l&#8217;autonomia a livello di cibo vi sembra poco?&#8221;</p>
<p>Nella permacultura ogni funzione importante è supportata da più elementi.</p>
<p>&#8221;Quando parlai ad un amico di permacultura, lui volle informarsi maggiormente, gli consigliai alcuni libri e si chiuse in camera per un paio d&#8217;ore, quando tornò mi disse: la permacultura è connessioni.<br />
Capì tutto, non c&#8217;era altro da spiegare.<br />
Quello che manca è connessione. Quando parlo di strada parlo di raccolta d&#8217;acqua, di potatura di alberi.<br />
Le connessioni sono interessanti quando producono interazioni benefiche.&#8221;<br />
Si propongono tanti esempi, cito quello della gallina svolazzante e dell&#8217;albero di gelso, che è un albero molto generoso.<br />
&#8221;Il gelso non solo nutre le galline con i suoi frutti che cadono spontaneamente,<br />
ma fornisce ombra e protezione contro le aquile o altri animali che potrebbero importunare le galline, crea una sorta di rifugio,<br />
in cambio esse concimano il terreno. Di solito si divide tutto, pollaio qui, orto lì, importante è far connettere gli elementi naturali, animali e umani. Le civiltà sono basate sulla quantità di terra in loro possesso, se non ci si prende cura della terra le civiltà cadono.</p>
<p>Questi uomini e la loro terra non possono essere separati, perché questa terra ha fatto diventare così questi uomini, e questi uomini hanno fatto di questa terra quello che è. Sono legati loro malgrado per sempre. Marcela Serli, un&#8217;attrice argentina, con il suo &#8216;Me ne vado&#8217;, parla di autoallestirsi, immaginarsi, perché è importante riscoprire se stessi, le proprie potenzialità, ridefinire i propri bisogni, farsi partecipi del cambiamento proprio e del territorio in cui si abita.<br />
La domanda è &#8221;posso essere io co-creatore/creatrice in questa terra?’’<br />
La permacultura dà questa possibilità.<br />
La permacultura è mappa concettuale, è un disegno geografico sentimentale che faccio colorare alle piante e agli animali, li metto nella condizione di farlo, lasciandoli liberi, ponendo attenzione alla loro incolumità, sviluppando tecniche sempre nuove di compostaggio, per non sprecare nulla, per non lasciare nulla al caso.<br />
Mi siedo, mi informo, studio un piano, lo metto in atto, sperimento ancora e ancora.<br />
A chi lo critica per non essersi scagliato apertamente contro il capitalismo, il consumismo, Gautier risponde evasivo, cosa doveva dire di più? Era tutto implicito nel suo discorso iniziale, nel momento in cui parla di autosufficienza, di ridefinire i rapporti con gli animali e l’ambiente, di riciclo, del centro commerciale, l&#8217;Eastgate Building Centre di Harare, in Zimbabwe, arieggiato attraverso un sistema di auto raffreddamento e ventilazione che usano le termiti africane.<br />
‘’La tana di termite ci insegna molto sotto il punto di vista dell’efficienza energetica. Esse coltivano un fungo dentro la tana, tagliano la gramigna in foglioline, scavando tubi e canali fanno disperdere l’aria nelle stanze’’<br />
<a href="http://www.diebrucke.it/permacultura-imparare-dalla-natura/harare/" rel="attachment wp-att-3581"><img class="alignleft size-medium wp-image-3581" alt="harare" src="http://www.diebrucke.it/wp-content/uploads/2013/02/harare-230x171.jpg" width="230" height="171" /></a></p>
<p>Chiudono l’incontro Danilo e Simona, che espongono i loro programmi perma-culturali a Sagana, tra cui Corsi di permacultura organizzati in 4 moduli, per info <a href="http://www.Centrothardoling.it">www.Centrothardoling.it</a><br />
&#8220;Ogni cosa che puoi immaginare, la natura l&#8217;ha già inventata&#8221;. Albert Einstein.</p>
<p>• Introduzione alla Permacultura (1992) Bill Mollison; Slay Reny M. &#8211; Terra Nuova Edizioni<br />
• Permacoltura &#8211; Un&#8217;agricoltura perenne per gli insediamenti umani (1992) Bill Mollison; David Holmgren</p>
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		<title>Vai con le nomination!</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jan 2013 12:36:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Moggia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è solo Gianni Canova ad avere il sentore che questa cerimonia degli Oscar 2013 potrebbe vedere il ritorno di Steven Spielberg sul palco del Kodak Theatre, dopo quattordici anni dall’Oscar vinto per Salvate il soldato Ryan. Il suo Lincoln (12 candidature, record di questa edizione) è favorito come vincitore della migliore pellicola dell’anno, e forse solo il musical Les Miserables di Tom Hooper (già Oscar con Il discorso del re) o Argo di Ben Affleck potrebbero insidiarlo. Il biopic sul presidente americano, però, ha dalla sua un forte peso politico: difficile non cogliere, nella lotta contro la schiavitù portata avanti da Lincoln contro una forte opposizione, la lotta per i diritti condotta dall’attuale presidente Obama (tra riforma sanitaria e crisi economica); Spielberg è da sempre sostenitore dell’ex-senatore dell’Illinois, al quale ha fatto anche donazioni per la campagna elettorale, e Obama, dal canto suo, si è sempre detto grande ammiratore... [<em>continua</em>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 369px"><img class=" " style="margin-left: 2px;margin-right: 2px" alt="" src="http://images.vogue.it/Storage/Assets/Crops/49125/12/47730/Oscar-nominations_0x440.jpg" width="359" height="277" /><p class="wp-caption-text">Emma Stone assieme al presentatore degli Oscar, Seth MacFarlane</p></div>
<p>Non è solo <a href="http://www.ilcinemaniaco.com/oscar-chi-vince-le-previsioni-del-cinemaniaco/" target="_blank">Gianni Canova</a> ad avere il sentore che <strong>questa cerimonia degli Oscar 2013 potrebbe vedere il ritorno di Steven Spielberg sul palco del Kodak Theatre, dopo quattordici anni dall’Oscar vinto per <i>Salvate il soldato Ryan</i></strong>. Il suo <strong><i>Lincoln </i></strong>(12 candidature, record di questa edizione) è favorito come vincitore della migliore pellicola dell’anno, e forse solo il musical <i>Les Miserables </i>di Tom Hooper (già Oscar con <i>Il discorso del re</i>) o <i>Argo </i>di Ben Affleck potrebbero insidiarlo. Il biopic sul presidente americano, però, <strong>ha dalla sua un forte peso politico</strong>: difficile non cogliere, nella lotta contro la schiavitù portata avanti da Lincoln contro una forte opposizione, <a href="http://blog.ilmanifesto.it/losangelista/2012/12/01/spielberg-obama-e-lombra-lunga-di-lincoln/" target="_blank">la lotta per i diritti condotta dall’attuale presidente Obama</a> (tra riforma sanitaria e crisi economica); Spielberg è da sempre sostenitore dell’ex-senatore dell’Illinois, al quale ha fatto anche donazioni per la campagna elettorale, e Obama, dal canto suo, si è sempre detto grande ammiratore dell’opera politica di Lincoln.<span id="more-3568"></span></p>
<p>Per contro, però,<strong> il film di Affleck ha trionfato a sorpresa ai Golden Globe</strong>: tratto dalla vera storia di un’operazione Cia per la liberazione di cittadini americani dall’Iran di Khomeini attraverso la realizzazione di un finto film, la pellicola unisce le atmosfere ed il ritmo tipico dei thriller (e, quindi, di un cinema percepito come commerciale) a considerazioni storiche e politiche (i rapporti Usa-Iran sono tornati d’attualità), passeggiando sul sentiero – sempre caro all’Academy – del metacinema; il cinema come finzione, e la finzione del cinema al servizio della Cia, in una storia che, però, finta non è. <strong><i>Les Miserables</i></strong>, invece, è un musical con un cast d’eccezione diretto da uno dei migliori registi al mondo, Tom Hooper; al capolavoro di Victor Hugo si uniscono le canzoni broadwayane e il genio del regista, che <strong>ha scelto di registrare in presa diretta il sonoro delle canzoni, invece che doppiarle in studio</strong>, al fine di sfruttare al massimo l’interpretazione degli attori.</p>
<p>Il successo nella nomination più attesa, potrebbe trainare Spielberg alla vittoria del<strong> premio come miglior regista</strong> (complice l’esclusione di Tom Hooper, Paul Thomas Anderson, Quentin Tarantino e Ben Affleck), e forse anche a quella per il <strong>miglior attore protagonista</strong>, dove Daniel Day Lewis dovrebbe prevalere sui rivali principali Hugh Jackman e Joaquin Phoenix.</p>
<p>È un’incognita l’<strong>Oscar alla miglior attrice protagonista</strong>, nel quale gareggia anche Quvenzhane Wallis, candidata per <i>Beast of the Southern</i> <i>Wild</i> ad appena nove anni: in caso di vittoria, sarebbe la più giovane vincitrice nella categoria, togliendo il titolo a Tatum O’Neal (Oscar nel 1974 per <i>Paper Moon</i> a soli 10 anni). La Wallis si ritroverà a gareggiare contro Emanuelle Riva, la più anziana tra le contendenti, con i suoi 83 anni; ma <strong>la favorita del sottoscritto è Jennifer Lawrence</strong>, già giovane candidata a sorpresa nel 2011 per <i>Un gelido inverno</i>, e ora prossima alla definitiva consacrazione con <i>Silver Linings Playbook</i>, per il quale ha vinto il Golden Globe come miglior attice in una commedia o musical (attenzione, però, perché la rivale Jessica Chastain ha vinto lo stesso premio nella categoria dedicata ai film drammatici, per la sua interpretazione in <i>Zero Dark Thity</i>).</p>
<p>Vado sul sicuro (almeno, spero) negli Oscar agli interpreti non protagonisti: <strong>Christoph Waltz</strong> per <i>Django Unchained</i> (un attore a cui darei l’Oscar sulla fiducia ogni anno, anche quando non fa film) e <strong>Anne Hathaway</strong> per <i>Les Miserables</i> (chi se la ricorda, pochi anni fa, nelle commedie romantiche avrà una bella positiva sorpresa).</p>
<p>Si sa che, quando si parla di <strong>miglior sceneggiatura originale</strong>, si dice Quentin Tarantino (quest’anno curiosamente in gara con un film anti-razzista, andando quasi a braccetto con Spielberg), ma <i>Moonrise Kingdom</i>, la favola di Paul Thomas Anderson, potrebbe spuntarla (anche perché, dopo cinque nomination dal 1998 ad oggi, un Oscar se lo meriterebbe anche). Discorso un po’ più complesso per la <strong>miglior sceneggiatura non originale</strong>: logica vorrebbe la vincesse <i>Lincoln</i>, ma riesce difficile immaginarsi un film come <i>Argo </i>che esce dal Kodac Theatre senza un premio.</p>
<p>Miglior film straniero: quasi scontato, dopo il successo di Cannes e le sorprendenti cinque nomination agli Oscar, dire <strong><i>Amour</i> di Michael Haneke</strong>, un regista che piace molto ai critici e all’Academy in particolare (Academy che, per una volta, dimostra di capire qualcosa del proprio lavoro). Per il <strong>miglior film d’animazione</strong>, invece, punterei su <i>Brave</i>, che, secondo la critica, deve guardarsi più da <i>Ralph Spaccatutto </i>che da <i>Frankensweenie</i>.</p>
<p>Bel duello per la miglior canzone: da una parte un film che della musica fa il filo conduttore, <i>Les Miserables</i>, dall’altra un film che ha dalla sua la canzone più vincente dell’anno, <strong><i>Skyfall </i>(il cui tema omonimo è cantato da Adele)</strong>.</p>
<p><strong>E gli italiani?</strong> A dispetto di chi ancora crede in un cinema nostrano in ripresa, un solo connazionale sarà presente sul red carpet: si tratta di Dario Marianelli, candidato per la migliore colonna sonora, nel film <i>Anna Karenina</i>. Ci siamo abituati, ormai, a vedere gli italiani tirati in ballo solo nei premi tecnici, ma è pur sempre qualcosa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Link consigliati:</p>
<p>- <a href="http://www.cineblog.it/post/110121/oscar-2013-tutte-le-nomination" target="_blank">Elenco delle nomination agli Oscar 2013</a></p>
<p>- <a href="http://www.cineblog.it/post/112771/golden-globes-2013-trionfano-argo-e-les-miserables" target="_blank">Elenco vincitori dei Golden Globe 2013</a></p>
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		<title>U cuntu</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jan 2013 10:56:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosalba Di Giuseppe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8221;Cicciu, tu a fare il vagabbondo nun ci vai, a zappari te ne iri!&#8221; Il viso imbronciato dell&#8217;uomo non lascia scampo al ragazzo, tant&#8217;è che non può fare altro che rispondere al genitore, cantando. Ciccio Busacca, uno dei più famosi cunti siciliani (iddu è di Paternò, ricordalo!), comincia la sua carriera sedendo in piazza e &#8221;cuntando&#8221; i fatti di cronaca. Uno dei suoi primi spettacoli è L&#8217;assassinio di Raddusa, in cui si narra di una ragazzina che si vendica della violenza sessuale subita uccidendo il suo aggressore, in piazza, travestita da vecchina. Il successo è immediato e senza pretese, &#8221;se non potete dare un contributo ditemelo, ve lo regalo il libretto&#8221;. Senza microfono e senza corsi di canto si fa sentire, si fa ascoltare da tremila persone in piazza, senza cultura se non quella naturalmente intriseca nel suo spirito volenteroso (imparò a leggere e a scrivere in età matura), con... [<em>continua</em>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.diebrucke.it/u-cuntu/rete100passi/" rel="attachment wp-att-3560"><img class="alignleft size-medium wp-image-3560" style="margin-left: 2px;margin-right: 2px" alt="rete100passi" src="http://www.diebrucke.it/wp-content/uploads/2013/01/rete100passi-230x84.jpg" width="268" height="98" /></a>&#8221;Cicciu, tu a fare il vagabbondo nun ci vai, a zappari te ne iri!&#8221;<br />
Il viso imbronciato dell&#8217;uomo non lascia scampo al ragazzo, tant&#8217;è che non può fare altro che rispondere al genitore, cantando.</p>
<p><strong>Ciccio Busacca, uno dei più famosi cunti siciliani</strong> (iddu è di Paternò, ricordalo!), comincia la sua carriera sedendo in piazza e &#8221;cuntando&#8221; i fatti di cronaca. Uno dei suoi primi spettacoli è <em>L&#8217;assassinio di Raddusa</em>, in cui si narra di una ragazzina che si vendica della violenza sessuale subita uccidendo il suo aggressore, in piazza, travestita da vecchina. Il successo è immediato e senza pretese, &#8221;se non potete dare un contributo ditemelo, ve lo regalo il libretto&#8221;. <strong>Senza microfono e senza corsi di canto si fa sentire, si fa ascoltare da tremila persone</strong> in piazza, senza cultura se non quella naturalmente intriseca nel suo spirito volenteroso (imparò a leggere e a scrivere in età matura), con una memoria strabiliante, visto che le canzoni duravano quasi due ore, con un&#8217; intensità che non richiede sforzo, &#8221;a mia mi veni spontaneu&#8221;.<span id="more-3559"></span></p>
<p>La sua passione genuina lo fa debuttare in un vero teatro, il Piccolo di Milano, facendo rivivere personaggi e storie lontane; per la sua ironia e la sua straordinaria gestualità <strong>nel 1957 viene premiato a Gonzaga come miglior trovatore d&#8217;Italia. </strong>L&#8217;amicizia con il poeta <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ignazio_Buttitta">Ignazio Buttitta</a> gli fa acquistare fama in tutto il mondo, grazie ai testi di forte denuncia antimafiosa (vedi <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/traduzione.php?id=1081">Lamentu ppi la morti di Turiddu Carnevali</a>), proprio per questo Cicciu si attira parecchie antipatie e deve andarsene dalla Sicilia, &#8221; i preti e la mafia mi cacciarono” ma anche i sindaci cominciano a negargli la piazza, appellandosi alla burocrazia. Nonostante ciò Cicciu ha ancora molto successo grazie alle collaborazioni con Dario Fo, ma decide di non cantare mai più per strada perchè &#8221;ci sono troppi rumori e troppe automobili in giro&#8221;.</p>
<p>Forti di quello che sono stati i cunti ( senza dimenticare la sopraffina <a href="http://www.rosabalistreri.it/">Rosa Balisteri</a>) che si sono fatti portatori di memoria e di impegno civile morale e sociale, <strong>le associazioni di Promozione sociale “100 x 100 in movimento” e “Rete 100 passi” hanno pensato di far rivivere il messaggio, rielaborandolo</strong>, approfondendolo, arricchendolo di nuovi contenuti, estendendolo a più gente possibile, seminandolo nel centro storico di Palermo, in un ex magazzino artigianale, chiamato U CUNTU: un luogo di ritrovo dove ci si può raccontare ascoltando anche i racconti degli altri; una bottega per gli artigiani di idee e di attività; una “monelleria” dove i più piccini potranno partecipare al CUNTU a loro dedicato; un auditorium dove poter ascoltare buona musica partecipando alle serate d&#8217;ascolto di Radio 100 passi; un punto d&#8217;incontro per i partecipanti alle varie iniziative, dal gruppo d&#8217;acquisto solidale, alla banca del tempo, ai laboratori artistici; un presidio di legalità dove i giovani, le scolaresche, i praticanti del turismo<br />
consapevole, potranno ascoltare senza filtri U CUNTU delle storie di mafia direttamente dalla voce dei protagonisti e dei familiari delle vittime.</p>
<p>Al piano superiore la tradizione del cuntu siciliano, strumento d&#8217;informazione dei nostri nonni, s&#8217;incontra con le nuove tecnologie di Rete 100 passi: Radio 100 passi, 100 passi TV, il giornale on line, aperti alla partecipazione dei cuntatori. <strong>L&#8217;inaugurazione si terrà domenica 13 gennaio, in via Domenico Sgarlatta n.22</strong> (traversa da via Bari a via Bandiera), interverrà il Presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta. In quest&#8217;occasione Onofrio Dispenza, giornalista Rai, presenterà 100 passi Journal. Ad allietare ancora di più la giornata ci penseranno i cuntastorie <a href="http://www.salvopiparo.it/">Salvo Piparo</a> e Costanza Licata.</p>
<p>Come i cantastorie che nelle piazze cantavano e cuntavano, artisti e cuntatori potranno raccontarsi esibendosi in appositi eventi organizzati nella strada antistante il magasenu, e trasmessi in diretta da Rete 100 passi. Tutto questo ci dice che basta poco per spezzare le catene, per riconquistare gli spazi, basta una penna, una voce.</p>
<p>Stasira vaju e curru cu lu ventu<br />
A grapiri li porti di la Storia<br />
Stasira vogghiu dari pu un mumentu<br />
La vita a lu passatu e alla memoria<br />
Stasira cu la vampa di l’amura<br />
Scavu na fossa, na fossa<br />
A lu duluri<br />
C’è chiù duluri, c’è chiù turmentu<br />
Ca gioia e amuri pi l’umanità<br />
Nun è lu chiantu ca cangia lu distinu<br />
Nun è lu scantu ca ferma lu caminu<br />
‘ncapu li pugna, cuntu li ita<br />
restu cu sugnu, scurru la vita<br />
cantu e cuntu – cuntu e cantu<br />
ppi nun perdiri lu cuntu.</p>
<p>Stasera vado e corro insieme al vento<br />
ad aprire le porte della storia.<br />
Stasera, per un momento,<br />
voglio ridare vita al passato e alla memoria.<br />
Stasera, con la vampa dell&#8217;amore,<br />
scavo una fossa al dolore.<br />
C&#8217;è più dolore, c&#8217;è più tormento<br />
che gioia e amore per l&#8217;umanità.<br />
Non è il pianto che cambia il destino,<br />
non è la paura che arresta il cammino,<br />
apro i pugni, conto le dita<br />
resto chi sono, scorro la vita.<br />
Canto e racconto, racconto e canto<br />
per non perdere il conto.</p>
<p>Rosa Balistreri, (Rosa canta e racconta)</p>
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		<title>Il viaggio-inchiesta di un &#8220;inviato di povertà&#8221; nell&#8217;America latina</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jan 2013 14:43:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vanessa Marques</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Di Battista]]></category>
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		<category><![CDATA[Guatemale]]></category>
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		<description><![CDATA[Scritto da Alessandro Di Battista, un giovane giornalista e cooperante internazionale dei diritti umani, &#8220;Sicari a cinque euro&#8221; è un&#8217;opera di giornalismo d&#8217;inchiesta su assassini latino-americani. Intrecciato con meditazioni che fanno riflettere, il suo racconto parla dei conflitti che hanno devastato il Guatemala, Panama, la Colombia e l&#8217;Ecuador e causato la morte di migliaia di persone. Giovane, entusiasta e con la piena nozione di fare &#8220;il mestiere più bello del mondo&#8221;, l&#8217;autoproclamato &#8220;inviato di povertà&#8221; ha fatto l&#8217;autostop, è vissuto a stretto contatto con i poveri nelle comunità indigene e si è sporcato le mani per comprendere pienamente le storie reali che sono largamente taciute a causa della paura che ha portato ad una forma di sopravvivenza tramite il silenzio. Attraverso queste storie drammatiche, intime e strazianti, l&#8217;autore ci mostra l&#8217;anatomia del macabro sistema che prevale in numerosi paesi in cui il terrore è stato usato come strumento politico. La... [<em>continua</em>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="id_50eb034b3a10c8914365252"><a href="http://www.diebrucke.it/il-viaggio-inchiesta-di-un-inviato-di-poverta-nellamerica-latina-articolo-di-vanessa-marques/di-battista/" rel="attachment wp-att-3547"><img class="alignleft size-medium wp-image-3547" alt="di battista" src="http://www.diebrucke.it/wp-content/uploads/2013/01/di-battista.bmp" /></a>Scritto da Alessandro Di Battista, un giovane giornalista e cooperante internazionale dei diritti umani, <a href="http://www.amazon.it/Sicari-cinque-euro-Adagio-ebook/dp/B00ARK19DU">&#8220;Sicari a cinque euro&#8221;</a> è un&#8217;opera di <strong>giornalismo d&#8217;inchiesta</strong> su assassini latino-americani. Intrecciato con meditazioni che fanno riflettere, il suo racconto parla dei conflitti che hanno devastato il Guatemala, Panama, la Colombia e l&#8217;Ecuador e causato la morte di migliaia di persone.</div>
<div>Giovane, entusiasta e con la piena nozione di fare &#8220;il mestiere più bello del mondo&#8221;, l&#8217;autoproclamato &#8220;inviato di povertà&#8221; ha fatto l&#8217;autostop, è vissuto a stretto contatto con i poveri nelle comunità indigene e si è sporcato le mani per comprendere pienamente le storie reali che sono largamente taciute a causa della paura che ha portato ad una forma di sopravvivenza tramite il silenzio. Attraverso queste storie drammatiche, intime e strazianti, l&#8217;autore ci mostra l&#8217;anatomia del macabro sistema che prevale in numerosi <strong>paesi in cui il terrore è stato usato come strumento politico</strong>.<span id="more-3545"></span></div>
<div>La grande forza dell&#8217;autore è la sua umanità. Trova un modo di fare raccontare alle persone &#8211; ex sicari, indigeni e contadini &#8211; le loro storie attraverso l&#8217;empatia e la compassione.</div>
<div>A volte ci si sente come se l&#8217;autore stia seduto con noi, a raccontare la sua storia. Il suo affetto per il <strong>Sud America</strong> è evidente, il suo amore per gli indigeni e la loro lotta è accattivante. Questo libro si legge un po&#8217; come un diario di viaggio, ci fa ridere e ci fa tifare per lui. È un viaggio del cuore, pieno di avventure, piccole passioni e vittorie personali, così come uno sguardo di prima mano sul sicariato e i movimenti rivoluzionari.</div>
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		<title>Alle nove e mezza.</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jan 2013 19:50:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosalba Di Giuseppe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non dirò una parola sull&#8217;ansia da prestazione, sull&#8217;adrenalina, sul risultato, sulle repliche previste, rimandate, quintuplicate; mi preme raccontarvi il percorso che abbiamo fatto, le prove che abbiamo vissuto con responsabile spensieratezza, citando Davide &#8221;Buje burrin Gianfrà!&#8221; (comportati da uomo) per arrivare ad inscenare Burri me kemben te luçia, (L&#8217;uomo incastrato in una pozzanghera) scritto da Mario Calivà (di cui ho già parlato qui e qui) e diretto da Anna Maria Salerno (regista e operatrice teatrale). Tutto è cominciato a fine febbraio. Un martedì qualunque, nell&#8217;appartamento di Sciaverina e Gero. Personaggi in cerca dell&#8217;interprete adatto, &#8221; ndersa doni za tisana?&#8221; (nel frattempo gradite un pò di tisana?). Beato quel martedì. Beato quell&#8217;appartamento, beate le tante persone che si sono sostituite, intercambiate nei ruoli, beati i dimissionari che ci hanno fatto raggiungere altre persone, dando la possibilità a dei &#8221;conoscenti di vista&#8221; di diventare amici. Beati noi commedianti dilettanti, che abbiamoo saputo... [<em>continua</em>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.diebrucke.it/alle-nove-e-mezza/commedia/" rel="attachment wp-att-3536"><img class="alignleft size-medium wp-image-3536" style="margin-left: 2px;margin-right: 2px" alt="commedia" src="http://www.diebrucke.it/wp-content/uploads/2012/12/commedia-230x153.jpg" width="254" height="160" /></a>Non dirò una parola sull&#8217;ansia da prestazione, sull&#8217;adrenalina, sul risultato, sulle repliche previste, rimandate, quintuplicate; mi preme raccontarvi il percorso che abbiamo fatto, le prove che abbiamo vissuto con responsabile spensieratezza, citando Davide &#8221;Buje burrin Gianfrà!&#8221; (comportati da uomo)<br />
per arrivare ad <strong>inscenare <em>Burri me kemben te luçia</em>, (L&#8217;uomo incastrato in una pozzanghera) scritto da Mario Calivà</strong> (di cui ho già parlato <a href="http://www.diebrucke.it/nove-penne-fanno-unala/">qui</a> e <a href="http://www.diebrucke.it/xhiapirat/">qui</a>) <strong>e diretto da Anna Maria Salerno</strong> (regista e operatrice teatrale).<span id="more-3535"></span></p>
<p>Tutto è cominciato a fine febbraio. Un martedì qualunque, nell&#8217;appartamento di Sciaverina e Gero. Personaggi in cerca dell&#8217;interprete adatto, &#8221; ndersa doni za tisana?&#8221; (nel frattempo gradite un pò di tisana?). Beato quel martedì. Beato quell&#8217;appartamento, beate le tante persone che si sono sostituite, intercambiate nei ruoli, beati i dimissionari che ci hanno fatto raggiungere altre persone, dando la possibilità a dei &#8221;conoscenti di vista&#8221; di diventare amici. Beati noi commedianti dilettanti, che abbiamoo saputo prendere in mano la situazione e far vincere la memoria, imparando a far parlare il nostro corpo fluidamente, citando Mjeshtri (Mastro) Totoi &#8221;duhet disciplina edhe kur jzet&#8221; ( ci vuole disciplina anche quando si cammina). Beata Anna Maria e i suoi rimproveri perchè ci ha rimesso a posto le braccia, le gambe e la testa, rendendoci più naturali anche nella vita di tutti i giorni. &#8221;Ora sì che il lavoro è pulito&#8221;. Perchè<strong> il teatro richiede un tempo per ogni cosa</strong>, il gesto che anticipa la battuta, la battuta che dà il via ad un altro gesto, l&#8217;intonazione di voce che dà vita ad una storia parallela, che è nascosta, che può venire alla luce grazie alla bravura del commediante.</p>
<p>Beata la fiducia che Anna e Mario hanno riposto su di noi. Beata anche Rosaria, che ha assistito paziente ai nostri errori. Beati gli applausi partiti spontaneamente e che era difficile frenare insieme alla risata. Beatissima quella sera primaverile te Skliza, subito dopo le prove fatte a muzzu &#8221;lispen buria&#8221; ( mancano in tanti). Quella sera sono piovuti supersantos dal cielo quando tutto sembrava perduto. Citando Luisa, Shokia e Mjeshtri (la moglie del mastro):  &#8221;Jo, ki baluni eshte i vogl e shfritur&#8221; (No, questo pallone è piccolo e sgonfio). Con nostra sorpresa, visto il silenzio attorno, sono venuti in nostro aiuto i ragazzi immigrati ospitati nel monastero. Ricordo chiaramente quei visi ridenti e quelle braccia lanciare le palle, cinque palle sono piovute su di noi decretando l&#8217;inizio del divertimento anarchico e sconsiderato (Gianfrà ci je elen? ka m chash hunden? sei pazzo? mi vuoi rompere il naso? ).</p>
<p>Beata quella sera estiva in cui siamo arrivati tardi e Papas Jani ci ha chiuso fuori. &#8221;Na thom ai novi ka jane i novi, jo i deci e un quartu, mend veni&#8221; ( se dico alle nove devono essere le nove, non le dieci e un quarto, potete andare ). Una bella lezione di vita sfociata in gavettoni notturni te chiaza (in piazza) e poesie recitate in cima ai pali di cemento. Beato Papas Jani! Beate tutte quelle sere te Patret trascorse lentamente, con indugi, &#8221;ma shka bujem?&#8221; (ma cosa facciamo?), serate un pò balbettanti, battute invincibili fatte sul tavolo da ping pong, qualche birra, la tisana del sole, qualche canzone,<br />
&#8221;ma la commedia?&#8221; e poi quando meno ce lo si aspettava arrivava Papas Kola e col suo sorriso rimetteva in ordine ogni cosa.</p>
<p>&#8221;Coraggio!&#8221;. Papa Kò te duam mire! (ti vogliamo bene) Beate tutte quelle poesie, quei discorsi sugli affetti, sul cambiare, sull&#8217;attenzione da dare alle persone, alle cose, sul voler donare, sul saper ricevere, sul saper cambiare punto di vista, sul volersi soffermare e desiderare di guardare &#8221;sit te jetr jeriu&#8221; (gli occhi di qualcun altro/a ). Beata la canzone di Zefa Skirò Lopa. <strong>Beata la metafora della pozzanghera che rende divertente un aspetto che prima o poi attraversiamo tutti: il blocco, lo stallo, la paralisi psicologica</strong>. Fondamentale è saper trasformare questo momento in opportunità, in riflessione, imparando l&#8217;autoironia di Xhinto e la sua capacità di circondarsi di persone che gli vogliono bene anche se qualcuna di queste (il figlio) vuole cambiare il cognome (solo nella commedia, si intende). Infine, citando Shakespeare, &#8221;un Gianfranco chiamato con un altro nome avrebbe la stessa pazzia&#8221;.</p>
<p>Il titolo indica l&#8217;orario previsto per provare. Cominciavamo quasi sempre mezz&#8217;ora dopo.</p>
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		<title>Cronache dall&#8217;Apocalisse</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Dec 2012 14:14:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Moggia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Inizia con un terremoto. Berlusconi va in tv e finalmente risponde alle domande di Repubblica: si sentiva solo, la madre era appena morta, c’era stato il divorzio, i figli all’estero, e gli amici avevano deciso di tirarlo su con una festa (se avete trovato un doppio senso in questa frase siete solo dei lettori attenti). “Quando vi trovate in una situazione simile – ricorda ai giovani – non drogatevi, ma svagatevi, come ho fatto io.” Berlusconi balza in testa ai sondaggi, e pure Bersani annuncia che voterà per lui, “l’unico in grado di garantire l’alleanza tra i Moderati”. Quindi tocca a Luciana Littizzetto, che si è rotta il cazzo ormai anche della Rai e di Fazio e, severa annunciatrice di sventure, fende con la sua lingua biforcuta i sette sigilli del cancello del Teatro Ariston, proferendo laconica: “Quest’anno niente Sanremo!” Ed è subito il fuggi fuggi più bieco, con hair-stylist... [<em>continua</em>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border: 0px none;margin-left: 2px;margin-right: 2px" alt="" src="http://www.dday.it/userFiles/gallery/articles/siaemain_b_57839.jpg" width="433" height="272" />Inizia con un terremoto. <strong>Berlusconi va in tv e finalmente risponde alle domande di</strong> <em>Repubblica</em>: si sentiva solo, la madre era appena morta, c’era stato il divorzio, i figli all’estero, e gli amici avevano deciso di tirarlo su con una festa (se avete trovato un doppio senso in questa frase siete solo dei lettori attenti). “Quando vi trovate in una situazione simile – ricorda ai giovani – non drogatevi, ma svagatevi, come ho fatto io.” Berlusconi <strong>balza in testa ai sondaggi</strong>, e pure Bersani annuncia che voterà per lui, “l’unico in grado di garantire l’alleanza tra i Moderati”.</p>
<p>Quindi tocca a <strong>Luciana Littizzetto</strong>, che si è rotta il cazzo ormai anche della Rai e di Fazio e, severa annunciatrice di sventure, fende con la sua lingua biforcuta i sette sigilli del cancello del Teatro Ariston, proferendo laconica: <strong>“Quest’anno niente Sanremo!”</strong> Ed è subito il fuggi fuggi più bieco, con hair-stylist che si arrampicano sul sipario e segretarie di produzione che si frustano con le doppie punte. In men che non si dica, dileguatisi i dipendenti statali, l’Ariston diventa terra di conquista:<strong> i lavoratori del Teatro Valle Occupato prendono possesso dell’arena ligure</strong>, con tanto di bandiera a mezze maniche, e fondano qui il primo Regno del Valle Occupato. Non fa in tempo il sole a dirsi tramontato, che l’impresa dei nostri si è già mutata in sordido battibecco sui contenuti del programma: rifare Sanremo in edizione più sobria, o rifarlo ancor più pomposo e sfuggente? Alla fine, si tratta della solita privatizzazione all’italiana.<span id="more-3527"></span></p>
<p>Monti, Berlusconi, Bersani e Casini giungono così a dorso di mulo con squilli di tromba, portando<strong> l’infausta novella della Fine dei Tempi</strong>; a lavor compiuto, passano in parlamento e si fanno assegnare un rimborso spese per il viaggio appena intrapreso. Gioia di un gruppo di accaniti scommettitori di calcio nel carcere di Rebibbia, si vedono confermate le indiscrezioni che avevano ricevuto in un campo rom a inizio stagione: <strong>Allegri non mangerà il panettone, quest’anno</strong>. Magra – è proprio il caso di dirlo – la consolazione: nessuno lo mangerà. La data apocalittica è quella predetta dai Maya e da Andreotti, il <strong>21 dicembre 2012</strong>.</p>
<p>Dalle acque al largo di Taranto, emerge molle e luciferina la Bestia, ed il suo numero è 666-546713, con scatto alla risposta e chiamate sempre e comunque interurbane. Allora e solo allora, qualcuno inizia a rimpiangere di non aver fatto qualcosa contro <strong>l’inquinamento dell’Ilva</strong>.</p>
<p>Il patatrac ormai è fatto, e il mondo sull’orlo del baratro. Invocati a lungo come antichi dèi, dall’alto dei cieli scendono trionfanti, a bordo della loro astronave di oro massiccio fabbricata in Canada dalla Fiat, <strong>i Moderati</strong>, la razza più avanzata dell’intero cosmo. Ma la loro non è visita di piacere né di lunga durata, com’è chiaro dal disco orario: “Siamo giunti fin qui per dirvi che ormai non c’è più nulla da fare per voi, facciamo giusto scorta delle vostre ricchezze –per salvarle dalla distruzione, è ovvio – e ripartiamo. Tante care cose.”</p>
<p>Orfani, vagano per la terra senza sosta, barcollanti alla ricerca di un’idea, <strong>le tribù peccatrici degli esodati, e degli ex-giornalisti di <i>Pubblico</i>, guidati dal profeta Telese</strong>. S’incontrano presso le sette porte per i sette gloriosi regni del mondo che fu, presso le quali han trovato rifugio i reduci del <i>Manifesto</i>, colmi di idee ed ideali da riempirci tre repubbliche, ma senza una guida. Senza indugi, il profeta Telese si fa loro condottiero, i dannati lo accolgono, e le tribù che egli fin lì avea traghettato attraverso il deserto restano alla sbarra, nella speranza che l’Apocalisse non sia poi così lontana.</p>
<p>Il dottore, in consueta apprensione, porta sette volte da bere a Pannella, ed egli sette volte rovescia il calice empio d’acqua sul pavimento.<strong> La Meretrice di Babilonia telefona dal Messico</strong>, e dice che non potrà passare, che si trova in vacanza.</p>
<p>Si sciolgono le calotte polari, stufe d’esser chiamate “frigide” e “pelate”; s’innalza il livello dei mari, e <strong>l’acqua densa di salsedine invade tutta la Pianura Padana</strong>, Bossi corre a prendere il suo venerando e sempiterno fucile, ma non fa in tempo a bestemmiare, che già il danno è fatto: la vicinanza al mare l&#8217;ha trasformato in terrone. Le testate nucleari esplodono in tutto il pianeta; da Marte, uno spettacolo grandioso, a soli 10 euro con tanto di posto macchina e popcorn. Devastata dalle esplosioni, <strong>la Francia si stacca dalla Terra</strong> e, trasformata in un gigantesco asteroide, va a mietere vittime nello spazio aperto, vendicando il Bruce Willis di <i>Armageddon</i>. Tutto il mondo festeggia l’allontanamento dei francesi, compreso Gerard Depardieu, da poco trasferitosi in Belgio, che dedica un commosso ricordo alle tasse, senza le quali non gli sarebbe mai venuto in mente di andarsene.</p>
<p>Ignari del destino che li attende, 300mila fedeli di lungo corso si assiepano ai cancelli di quello che un tempo fu l’Eden. Per secoli hanno pregato e atteso, nella speranza che la loro buona volontà venisse ripagata dall’Altissimo, ma l’ultima beffa è in agguato proprio nel momento in cui il disiato riposo sembra prossimo: <strong>“Solo 11mila di voi entreranno nel Regno dei Cieli” allerta San Pietro, prima di dare inizio al Concorsone</strong>.</p>
<p>Ed infine giunge dallo spazio aperto <strong>Galactus, il divoratore di mondi</strong>, figlio del mefistofelico delfino bianco delle barrette Galak, così com’era stato annunciato dai profeti Lee e Kirby. I distributori di preservativi smettono di funzionare, il telegiornale arriva a dare addirittura una notizia vera al giorno, il Papa si suicida assieme al suo amante, e il Presidente Obama sale sul monte Rushmore a decantare <i>Il Capitale</i> in lingua araba.</p>
<p>Ed in tutto questo trambusto, <strong>c’è solo un posto dove si sta tranquilli, ed esso è l’Italia</strong>. Perché tutti nel mondo si sono sempre dedicati alla ricerca e all’inseguimento del futuro, e ora che il futuro non esiste più non sanno come fare, e il loro progresso finirà per schiacciarli e distruggerli. Gli assennati governanti italiani, invece, hanno sempre fatto di tutto, da secoli e secoli, per ritardare il futuro; mentre tutti guardavano avanti, loro han preferito volgere lo sguardo indietro, al passato. Perché essi sapevano che, prima o poi, questo infame momento sarebbe giunto, e ci han preparato per tempo. Ed è guardando al passato, senza mai andare avanti, che affronteremo le elezioni di fine febbraio, le prime elezioni del mondo post-apocalittico (e forse le uniche).</p>
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		<title>Dimissioni: sMontiamo il Governo.</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Dec 2012 20:24:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serena Reda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri Liberi]]></category>
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		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
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		<description><![CDATA[8 Dicembe, giorno di apparizioni e sparizioni mariane. La sinistra aveva appena preso la decisione avanguardista di schierare Bersani. La Meloni aveva appena smesso di strabuzzare gli occhi per aver scoperto che le primarie del PDL erano tutta fuffa. Ed ecco il coup de théâtre: Monti decide di dimettersi. Non subito, beninteso. Si dimette ora per dopo. Il commento più significativo sul gran rifiuto montiano arriva da un tweet di Pier Ferdinando Casini: &#8220;Chi pensava di costringere Monti a galleggiare ora è servito&#8221;. Molti forse avranno pensato al pagliaccio Pennywise quando dice al  piccolo Georgie &#8220;Lo vuoi un palloncino? Galleggiano lo sai&#8230; Galleggiano, galleggiano tutti e anche tu galleggerai&#8221;. Invece no. Stavolta è Casini. Cala il sipario sul governo Monti, tramonta il sole sull&#8217;impero del Professore. Paradossalmente però queste dimissioni arriveranno solo dopo la legge di stabilità. Come a dire: siamo così stabili che molliamo. Ora è momento di propaganda elettorale, è tempo di ascoltare i dibattiti. Obama scansati... [<em>continua</em>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left"><a href="http://www.diebrucke.it/dimissioni-smontiamo-il-governo/pennywise/" rel="attachment wp-att-3513"><img class="alignleft size-full wp-image-3513" style="margin-left: 2px;margin-right: 2px" src="http://www.diebrucke.it/wp-content/uploads/2012/12/pennywise.jpg" alt="" width="329" height="226" /></a>8 Dicembe, giorno di apparizioni e sparizioni mariane.</p>
<p style="text-align: left">La sinistra aveva appena preso la decisione avanguardista di schierare Bersani. La Meloni aveva appena smesso di strabuzzare gli occhi per aver scoperto che le primarie del PDL erano tutta fuffa. <strong>Ed ecco il coup de théâtre: Monti decide di dimettersi</strong>. Non subito, beninteso. Si dimette ora per dopo. Il commento più significativo sul gran rifiuto montiano arriva da un tweet di <strong>Pier Ferdinando Casini</strong>: &#8220;Chi pensava di costringere Monti a galleggiare ora è servito&#8221;. Molti forse avranno pensato al pagliaccio <strong>Pennywise</strong> quando dice al  piccolo Georgie &#8220;Lo vuoi un palloncino? Galleggiano lo sai&#8230; Galleggiano, galleggiano tutti e anche tu galleggerai&#8221;. Invece no. Stavolta è Casini.<span id="more-3512"></span></p>
<p style="text-align: left">Cala il sipario sul governo <strong>Monti</strong>, tramonta il sole sull&#8217;impero del Professore. Paradossalmente però queste dimissioni arriveranno solo dopo la legge di stabilità. Come a dire: siamo così stabili che molliamo. Ora è momento di propaganda elettorale, è tempo di ascoltare i dibattiti. Obama scansati ché noi c&#8217;abbiamo i comizi di Storace! In un periodo in cui tutto trema, dal governo alla terra sotto i nostri piedi, <strong>l&#8217;unico pensiero solido che ci può rasserenare è la coerenza del nostro Paese</strong>.</p>
<p style="text-align: left">La coerenza della <strong>destra che candida ancora</strong> <strong>Berlusconi</strong> dopo i suoi primi 20 anni di governo (?) perché &#8220;un Berlusconi del &#8217;94 non l&#8217;abbiamo trovato. Non che non l&#8217;abbiamo cercato. EL GHE NO&#8221;. Grandi e piccini stanno già aspettando l&#8217;epica puntata di Porta a porta in cui il Cavaliere lamenterà che è tutta colpa del governo (tecnico) precedente.</p>
<p style="text-align: left">La coerenza della sinistra nel non fare niente di niente e nell&#8217;ottenere quelle risicate vittorie di Pirro solo grazie agli autogol della destra. <strong>La sinistra che aspetta, temporeggia e perde</strong>.</p>
<p style="text-align: left">La coerenza della politica italiana più bieca, che prima sfiora e poi lusinga tutti, anche chi politico non è. Quando Monti afferma di dimettersi ora ma non subito, adesso ma non troppo, quasi fa pensare che abbia capito a pieno come si fa il mestiere di politico.</p>
<p style="text-align: left">Coerenza, sì. O meglio perseveranza. Dicono però che errare è umano, perseverare invece&#8230;</p>
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