Ancora una volta siamo costretti ad assistere alla stessa pellicola vista e rivista. Ormai in Italia c’è questo strano vizio: non si riesce mai a dire “ho sbagliato”. Sarà che siamo abituati ad essere dei vincenti. No, questo non è possibile: storicamente l’Italia è una nazione perdente. Forse è perché da noi non ci si può aspettare che il meglio. No, nemmeno questo è totalmente corretto, dato che il più delle volte tendiamo a fare le cose a metà. È più probabile che sia perché ormai fa parte della nostra cultura moderna. Sì, credo sia così.

In effetti, qualcuno di voi ricorda un politico degli ultimi quindici anni che abbia detto “ho sbagliato e me ne prendo le responsabilità”? Io non me ne ricordo. Al limite ho sentito dire “sì, va bene, abbiamo sbagliato, ma può capitare a tutti. Ci riprenderemo, dateci fiducia, non lo faremo più”.

E poi, matematicamente, rimanevano lì dove erano sempre stati a fare le cose che avevano sempre fatto.

Non mi riferisco a Silvio Berlusconi, o almeno non solo. Lui indubbiamente è il campione indiscusso dell’arte di discolparsi e di riflettere le proprie colpe sugli altri. Mi riferisco più in generale ad un modo di fare italiano e dei politici italiani.

Oggi assistiamo al “dopo illegittimità” del lodo Alfano. Come era prevedibile, il gran sultano sì è adirato notevolmente: ha accusato i giudici di essere comunisti, Giorgio Napolitano di essere comunista, i comunisti di essere comunisti, Gianfranco Fini di essere comunista e Rosy Bindi di essere brutta.

Intorno al gran sultano, tutti i piccoli emiri si sono alzati a difendere la sua bassezza: Maurizio Gasparri attacca il Pd, la Lega Nord sottolinea che ben nove membri della Consulta erano campani, Sandro Bondi attacca Fini, Marcello Pera attacca Fini, Fini – non potendo attaccare se stesso – chiede rispetto.

Dall’altra parte della staccionata, come al solito, tante voci di altrettanti cori: Antonio Di Pietro invoca le dimissioni, Dario Franceschini dice che il Pd risponderà con il popolo delle primarie – di che popolo si tratti, non si sa -, Claudio Fava (Sinistra e libertà) chiede che la sinistra sia compatta.

In tutto questo dall’estero ci guardano come fossimo un film di Boldi e Desica, si guarda lo schermo attoniti chiedendosi: ma c’è davvero qualcuno che li vota, a questi?

Gli italiani guardano e giudicano: c’è chi ha festeggiato e c’è chi ha pianto il povero Silvio, che è sempre bistrattato da tutti.

Io, dal canto mio, oltre ad aver festeggiato – sì, lo confesso: i primi tre brindisi sono stati per questo -, mi auguro che un giorno avvenga il miracolo: Berlusconi, in conferenza stampa o magari a Porta a porta, si sieda, prenda il microfono e dica “sono stato io, è colpa mia”.

Ma – per fortuna o purtroppo – ai miracoli non ci credo, quindi credo che saremo ancora costretti a lungo a vedere questo film di quarta categoria. Speriamo solo che il premier non se ne esca con una frase dal sapore mussoliniano, del tipo “sì, sono stato io e sono pronto a rifarlo. Non siete d’accordo? Chi se ne frega, se non siete con me farete la stessa fine di Luttazzi”.

Questa è molto più plausibile.