Introduzione a Linux e alle sue distribuzioni
Pubblicato il 29 gennaio 2009, ore 10:04
Solitamente, con il termine Linux si vuole indicare un sistema operativo, libero e di tipo unix (unix-like), alternativo a Windows e Mac OS (entrambi proprietari) e basato sull’idea di gratuità del prodotto e sul concetto di codice sorgente (l’insieme delle istruzioni che determina il funzionamento di un software) aperto e disponibile a tutti – il così detto open source.
In realtà, il termine specifico si riferisce al solo kernel di Linux (ovvero un software particolare che sta alla base di un sistema operativo – in questo caso, di Linux -, a mo’ di nucleo vitale) sviluppato nel 1991 da Linus Torvalds.
Il sistema operativo Linux, invece, essendo composto dal suddetto kernel Linux e da un insieme di programmi open-source con licenza GNU GPL – licenze libere, o comunque simili -, prende il nome specifico di GNU/Linux.
Nel corso di questo articolo si farà riferimento più volte a Windows per introdurre Linux. Questa scelta è necessaria perché l’utente medio ha conoscenza solo del primo, a discapito del secondo, motivo per cui è possibile sviluppare l’analisi solo “per confronto”.
Mentre Windows si divide solo in versioni (95, 98, ME, 2000, XP, Vista), Linux si divide prima in distribuzioni, poi in versioni.
Le distribuzioni (ndr, nel gergo vengono chiamate anche “distro”) si differenziano l’una dall’altra per una scelta particolare e specifica del kernel da utilizzare e del corollario di software da affiancare al kernel. In questo caso, per “software” si vuole intendere sia i programmi pensati per realizzare le istanze dell’utenza (ad esempio, grafica, browser, suite per l’ufficio, giochi e così via), sia i programmi che permettono l’amministrazione del sistema e delle sue funzioni (i così detti strumenti di sistema). Mentre i primi sono disponibili – grosso modo – per tutte le distribuzioni, i secondi, piuttosto, vengono sviluppati per una distribuzione specifica, a seconda di quelle che sono le sue necessità.
La scelta del software riguarda anche il desktop environment – concetto, questo, sconosciuto nei sistemi Windows, proprio perché, non essendoci una possibilità di scelta in questo senso, non è richiesta nemmeno la conoscenza del concetto -, che consiste nell’interfaccia grafica (ndr, nel gergo viene chiamata anche GUI) che permette all’utente di interagire con il sistema con estrema semplicità, grazie ad un ambiente grafico formato da finestre, icone ed altri elementi grafici. Kde, Gnome e Xfce sono tra i desktop environment più famosi: il primo è il più innovativo per quanto riguarda la grafica, ma pensato sopratutto per gli utenti medio-avanzati per via dell’alto livello di configurabilità; il secondo è orientato alla semplicità d’uso e alla sobrietà degli elementi grafici; il terzo – a differenza degli altri due – è molto leggero e pensato particolarmente per macchine datate.
Trattandosi sempre e comunque di software, possono essere utilizzati su tutte le distribuzioni. Molto di queste, tuttavia, vengono pensate per un DE specifico, nonostante sia possibile la funzionalità degli altri. Altre distribuzioni, invece, vengono sviluppate senza vincoli in questo senso, e si adattano allo stesso modo qualsiasi sia la scelta.
Le versioni, infine, sono mirate semplicemente ad un aggiornamento complessivo dell’insieme della distribuzione, sia del kernel che del parco software.
La gestione dei pacchetti – argomento che non approfondisco, perché di scarso interesse per chi non conosce già Linux – riguarda un altro punto di divergenza delle distribuzioni, che in questo contesto si differenziano in base alle metodologie con le quali viene gestito il software. La scelta può ricadere sul sistema rpm, deb, tgz (ovvero il codice sorgente, disponibile comunque per tutte le distribuzione a fianco di altri sistemi) o altri.
In base a queste scelte, vengono offerte distribuzioni per le finalità più svariate: da un punto di vista quantitativo, alcune offrono una vasta gamma di software che fornisce numerosi strumenti di lavoro, e che facilitano l’approccio al sistema semplificando il lavoro dell’utente; altre sono dotate del minimo indispensabile – si può persino rinunciare all’uso del DE e utilizzare la riga di comando – e puntano tutto sulle performance, sia in termini di velocità del sistema, sia in termini di risorse richieste per il lavoro del sistema; da un punto di vista qualitativo, alcune distruzioni forniscono software costantemente aggiornato, permettendo all’utente di usufruire delle ultime novità informatiche e di avere a disposizione strumenti di lavoro sempre più semplici e sempre più efficienti – scelta privilegiata particolarmente nell’ambiente domestico; altre ancora, al contrario, offrono software testato e stabile, meno aggiornato, ma certamente più sicuro e comunque di per sé già sufficiente all’uso che se ne vuole fare – in particolare, sopratutto negli ambienti lavorativi, e sopratutto nel caso di server.
Passiamo in rassegna alcune delle distribuzioni più famose:
- Debian: creata nel 1993 dal Progetto Debian (un’organizzazione basata su struttura democratica), il cui scopo è quello di creare “una distribuzione universale”, è da sempre una delle più apprezzate, tanto che molte altre distribuzioni sono sue derivate. Ha un ciclo di sviluppo molto lento, in quanto viene sottoposta a lunghe fasi di test, così che sia possibile rilasciare un prodotto perfettamente funzionante e stabile. Disponibile per ben undici architetture di processore diverse, presenta un sistema di aggiornamento semplice e comodo;
- Mandriva: derivata dalla Red Hat e precedentemente conosciuta col nome di Mandrake, è mirata alla semplicità d’uso ed è indirizzata all’utenza alle prime armi, grazie al continuo ricorso a procedure guidate che la rendono estramamente user-friendly. Il DE predefinito è Kde;
- Gentoo: è pensata per i più esperti, in quanto richiede la compilazione del codice sorgente. In questo modo, permette la totale configurabilità di tutti gli aspetti del sistemo, garantendo il massimo delle performance e un’applicazione, nel suo complesso, valida in ogni contesto d’uso. Per gli stessi motivi, è anche estramamente flessibile. La sua comunità garantisce un supporto molto valido per l’utente;
- Fedora: viene curata dal Progetto Fedora e sponsorizzata dalla Red Hat, offre un’ampia scelta del software e rappresenta un ottimo compromesso tra la facilità d’uso e le potenzialità del sistema. Viene costantemente aggiornata, su base semestrale fissa, ed è la seconda distribuzione tra le più utilizzate. Il DE predefinito è Gnome;
- OpenSuse: è sostenuta dalla Novell, che recentemente ha stipulato degli importanti accorti con la Microsoft per garantire l’interoperabilità tra i sistemi Windows e Linux. Anche in questo caso, il suo utilizzo non richiede particolari conoscenze, e nonostante questo le sue potenzialità sono molto ampie. Il suo punto forte è Yast, che, insieme ad altri strumenti come zypper e il 1-click install, garantisce un controllo del sistema completo e intuitivo al tempo stesso. Si adatta perfettamente a qualsiasi DE;
- Ubuntu: derivata dalla Debian nel 2004 e mantenuta dalla Canonical Ltd, è in assoluto la distribuzione più semplice e più utilizzata. Non richiede nessuna conoscenza del settore, né necessita di particolari predisposizioni per il passaggio da Windows – che negli altri casi, può essere anche traumatico -. Anzi, l’installazione è possibile anche a partire da quest’ultimo, proprio come se fosse un suo programma. D’altro canto, non promette grandi potenzialità, nonostante abbia a disposizione una comunità molto sensibile e preparata, che lavora anche alla realizzazione di una documentazione che copre ogni aspetto di questa distribuzione. L’attenzione degli sviluppatori è rivolta innanzitutto all’hardware e al suo supporto, in modo da evitare all’utente tutte quelle operazioni necessarie affinché venga riconosciuto dal sistema. Il DE predefinito è Gnome. Esistono delle varianti di Ubuntu, ovvero Kubuntu (che utilizza il DE Kde), Xubuntu (che utilizza il DE Xfce – particolarmente consigliata per hardware datato) e Edubuntu (che utilizza il DE Gnome e offre software pensato per l’educazione – particolarmente apprezzata negli ambienti scolastici o, in genere, educativi) – per questo motivo, si parla spesso di distribuzioni *buntu.
Altre distribuzioni importanti, ma meno famose, sono CentOS, Knoppix (distribuzione live cd, ovvero avviabile da un supporto esterno come un cd o un dvd), PCLinuxOS, Red Hat (una distribuzione storica), Sabayon (distribuzione made in Italy derivata dalla Gentoo, mirata all’aspetto grafico), Slackware (la più longeva, solo per utenti molto esperti, è la distribuzione con più potenzialità e la più stabile). Tuttavia, l’elenco è molto più esteso e risulta quasi impossibile offrire una panoramica sufficiente per ogni distruzione.
Nonostante questo, internet offre numerose risorse per conoscere dettagliatamente e per scegliere la distribuzione più adatta alle proprie necessità. Il consiglio, tuttavia, anche da chi – come me – ha ormai una certa esperienza nell’ambito, è quella di provarle una alla volta, finché non ci si sente pienamente soddisfatti della scelta.
Risorse:
http://seroblog.wordpress.com/2007/10/24/si-ma-quale-linux/ – analisi ricca, dettagliata e soddisfacente
http://www.programmazione.it/index.php?entity=eitem&idItem=39245
http://lifehacker.com/5054510/battle-of-the-linux-distros
http://www.danielesalamina.it/quale-distribuzione-linux-scegliere-una-veloce-e-sintetica-panoramica-delle-maggiori-distribuzioni-gnulinux
http://www.zegeniestudios.net/ldc/index.php?lang=it – un test che si propone nell’aiutare nella scelta
