Continua la protesta, che va avanti da lunedì 16, degli autotrasportatori (Forza d’Urto) e forconi (proprietari terrieri), ai quali si sono uniti anche gli artigiani e i pescatori.
Durante i presidi, i manifestanti sparano botti, i giornalisti epiteti. I nuovi Vespri! I nuovi fasci!
Mossi da una Forza Nuova? Sicuramente da una rabbia antica, a lungo taciuta, che li ha spinti a ribellarsi.
All’inizio la protesta è disorganizzata, anarchica, a Gela, i manifestanti chiedono solidarietà sconsiderata: intimidiscono di abbassare le saracinesche e, se questo non è esaudito, fanno lavorare i vetrai. Oggi, hanno cambiato atteggiamento, sulla Palermo-Sciacca hanno distribuito volantini facendo procedere le auto lentamente.
Dopo l’incontro  con il presidente Ponzio Lombardo Pilato, che ha consigliato di rivolgersi al premier tecnico Monti,
sono emerse divisioni tra chi vuole fermare lo sciopero domani e chi vuole continuare a oltranza.
Intanto Martino Morsello , rappresentante del movimento, continua lo sciopero della fame contro le dichiarazioni di Ivan Lo Bello, Confindustria Sicilia, su presunte infiltrazioni mafiose nel Movimento dei Forconi. 
Il presidente del centro Peppino Impastato di Palermo, Umberto Santino, non esclude questa pericolosa possibilità.
Interessanti  sono le considerazioni che fa il coordinatore di Libera Trapani, intervistato da Rainews 24,  ”è facile lasciarsi strumentalizzare,
ma in questo momento è importante dimostrare che la protesta è legittima” e ancora ”questo movimento che invita le persone a scendere in piazza ricorda il periodo successivo alla morte di Falcone e Borsellino, periodo che ha visto la gente muoversi.”
Stamattina anche gli agricoltori di Piana degli Albanesi sono scesi in strada, bloccando il Bivio Dingoli, che porta a Palermo.Lo trovo un segno straordinario, nonostante le mille contraddizioni, sembra quasi la prima volta che lo fanno, scendere in strada,la strada: l’unica salvezza, come canta Gaber. Dal modo in cui scherzano e cuociono la carne sotto la pioggia sembra una gita fuori porta però i segni sul viso, le mani screpolate,  svelano tutta la loro fermezza e convinzione che stanno facendo la cosa giusta, o almeno l’unica cosa che potevano fare: mostrarsi, dirsi, dirci: esistiamo.
Le interviste rilasciate dai vari manifestanti mostrano una grande disillusione, risposte sommarie, arrabbiate, sicure nel ribadire che non c’entrano con la mafia.
I visi imbronciati, i volti stanchi, le fisionomie precarie incerte ricordano una poesia di Fernando Pessoa:
“Non sono niente. Non sarò mai niente. Non posso volere d’essere niente. A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo. ”
Nel frattempo al nord raccolgono il forcone il movimento degli agricoltori di Torino e di Milano.
Mentre il movimento dei forconi scrive lo statuto su Forza d’urto, stendendo nero su bianco richieste che vanno oltre la defiscalizzazione del carburante, le lady Forconi  invece chiedono riconoscimento. E’ inspiegabile e ingiustificata  infatti l’assenza femminile nella protesta.
Mi chiedo dove sono le camioniste-imprenditrici, perchè le padroncine non prendono parte all’agitazione.
Le donne al volante di camion sono pari al 10- 15%.
Donne che hanno sfidato il machismo e si sono guadagnate rispetto e apprezzamento da  parte dei colleghi maschi,
forti anche del recente incarico di presidentessa affidato a Cinzia Franchini, da parte Fita-Cna, l’associazione degli autotrasportatori più rappresentativa (circa 35 mila iscritti sul totale di 110 mila proprietari di un mezzo pesante).
Donne camioniste che hanno deciso di viaggiare anche in rete, aggiornando il diario dei loro viaggi nel blog Lady Truck Driver gestito da Gisella Corradini, Marzia Guareschi, Rosa Di Gregorio.
Mi chiedo cosa ne pensano, che cosa vogliono, che cosa sperano. Vorrei sentirle. Io so che anche loro si alzano all’alba insieme ai loro mariti, compagni, fratelli.
So che ci sono ancora donne che danno una mano nei campi, come faceva mia nonna.
So che, il più delle volte, sono loro a cuocere il serio del latte per fare la ricotta, a misurare la temperatura  per fare un buon formaggio, sono loro che imbadiscono le tavole, che portano ordine, che rassicurano il cosiddetto capofamiglia e costituiscono una risorsa umana fondamentale.
Anche loro meritano voce in capitolo, dovrebbero prendersi un posto nelle proteste, non si può parlare di rivoluzione se non si ammette il lavoro straordinario delle donne, se loro stesse non si decidono ad uscire fuori.

 

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