La montagna della Val di Susa osserva con rassegnazione gli albori di questo pallido luglio 2011 in cui verrà violata per scavare nel suo ventre un tunnel di 70 chilometri. Nessuna camicia verde interverrà per fermare lo scempio ai danni dell’oasi nordica che sta per essere profanata. In fondo non sta succedendo nulla di davvero eccezionale: in ogni regione d’Italia ci sono aree messe a soqquadro da grandi e piccole opere che mettono a rischio la salute della popolazione locale e deturpano il paesaggio.
Per fare qualche esempio, in Abruzzo entro il 2012 dovrebbe prendere avvio la realizzazione di un elettrodotto di 380.000 volt, che passerà a meno di cento metri dalle zone abitative, nonostante tali costruzioni possano causare tumori maligni, leucemie infantili e malattie del sangue; mentre nel 2008 nel Lazio a Torrevaldaliga è stata inaugurata la prima centrale a carbone “pulita”, che emette solo 3,6 milioni di tonnellate all’anno di CO2.
Gli eventi della Val di Susa sono diventati in questi giorni una notizia di rilievo nazionale per un semplice motivo: le proteste hanno raggiunto un livello tale da destare l’attenzione della stampa e dell’opinione pubblica come forse solo le manifestazioni contro i rifiuti a Napoli sono riuscite a fare prima. Si può essere pro o contro riguardo a tali proteste e al modo in cui sono attuate, ma bisogna amaramente constatare che solo quando si arriva a un tale impiego di mezzi si ottiene qualche risultato, si riesce a farsi davvero sentire.
Certo, c’è il rischio di passare dalla parte del torto e farsi una propaganda negativa, come in questo caso è successo ai manifestanti no-Tav, a causa di vari episodi di violenza scoppiati tra polizia e alcuni gruppi minoritari di ignoti dal viso coperto, quelli che in ogni manifestazione vengono ripresi continuamente, ma che raramente vengono poi fermati e identificati, fomentando vari dubbi sulla loro vera identità.
A giudicare dalle informazioni dei tg e di una certa stampa, si ha l’idea che fossero solo questi contestatori a protestare contro la grande opera, che gli unici feriti siano stati i poliziotti e che tutto fosse stato organizzato al solo scopo di creare un’atmosfera da guerriglia. Solo andando a cercare tra video e articoli diffusi in rete si riesce a scoprire quanti pacifici dissidenti siano stati feriti, e si apprendono curiose notizie, come l’utilizzo contro i manifestanti di gas lacrimogeni CS (orto-clorobenziliden-malononitrile), non illegali, ma proibiti in ogni guerra internazionale per via delle conseguenze che hanno sulla salute, oppure dei poliziotti che lanciano da un cavalcavia oggetti sui contestatori.
Certo, l’uso della violenza da parte di alcuni dimostranti c’è stato ed è indubbiamente condannabile: questo peserà sull’esito delle proteste, e così un centinaio di persone male intenzionate potrebbe riuscire ad oscurare un movimento di più di cinquantamila partecipanti. Purtroppo si guarda solo alla violenza dei manifestanti e non a quella di chi vuole costruire un’opera che danneggerà l’ambiente nonché la salute, e in definitiva alla qualità della vita dei cittadini.
Perché è di questo che si parla: secondo un’analisi idrogeologica di Legambiente, le sorgenti d’acqua su cui si basa quasi interamente il fabbisogno idrico di molti acquedotti della Valle di Susa saranno danneggiate dai tunnel che attraverseranno le rocce, e la valutazione di impatto ambientale dell’opera prevede un incremento del 10% nell’incidenza di malattie respiratorie e cardiovascolari a causa dei livelli di polveri sottili prodotte dai cantieri, che significa circa venti morti in più all’anno.
Come già spiegato all’inizio di questo articolo, si tratta solo di uno dei tanti progetti a danno dei cittadini che tutti dovremmo accettare in nome del progresso e del guadagno economico (che, peraltro, in questo caso è messo in dubbio dai no-Tav, che ritengono inutile lo spreco di 14 miliardi di euro per costruire una nuova linea ferroviaria, esistendo già strutture di ampia capacità).
Comunque la si pensi a riguardo della Tav, prima di condannare o appoggiare la causa bisognerebbe riflettere sul fatto che potrebbe accadere a chiunque di noi, in qualunque parte del paese, di trovarsi in una situazione simile a quella dei valsusini, a scontrarsi contro quella che viene pubblicizzata come un’indispensabile opera modernizzatrice, ma che forse è in realtà un mezzo di lucro per pochi, e proprio per questo bloccarla sarà più difficile che se fosse utile sul serio.
Ed è in quest’ottica che bisogna decidere se considerare i sostenitori del movimento degli eroi che combattono per il proprio futuro o dei sovversivi con manie di protagonismo.
Il mondo della politica sembra aver fatto la sua scelta, come al solito sempre a favore della parte avvantaggiata: da quasi tutti i partiti maggioritari arrivano condanne unanimi al movimento no-Tav: democrazia significa potere del popolo, è giusto manifestare, ma non si può interferire con le scelte prese da chi è più potente. Questo il messaggio che si può leggere tra le righe delle dichiarazioni rilasciate da leader di destra e di sinistra; solo pochi partiti più vicini al popolo hanno il coraggio di difendere nel merito la protesta, senza temere di essere bollati come sostenitori dei pochi davvero violenti.
C’è chi ha persino il coraggio di dire che la violenza, effettivamente, come spesso accade non è iniziata affatto dalla parte dei manifestanti, cui è stato impedito di mantenere un presidio pacifico sin dall’inizio. Sarebbe inutile innescare una polemica ulteriore con le forze di polizia, che sono lì solo per eseguire degli ordini venuti dall’alto e che non attaccano di propria iniziativa.
Sarebbe opportuno però evitare di demonizzare per partito preso coloro che stanno dall’altra parte, che manifestano per un dovere morale che sentono di avere e non per obbedire a degli ordini, e che senza protezione e armati solo dei propri ideali rischiano le manganellate senza nessuna gloria e senza essere pagati per farlo.
Antonella Franceschini
