«Clandestino è una parola “viva” – è quella parola che serve a designare un mondo indistinto, il mondo dell’ombra appunto, degli “uomini neri”»; ed è all’interno, nelle profondità di questo mondo, che ci conduce Marco Rovelli, scrittore, insegnante e musicista, con il suo ultimo libro, Servi. Il Paese sommerso dei clandestini al lavoro (Feltrinelli, Serie bianca, pp. 224, € 15,00). Dopo Lager italiani (Rizzoli, 2006), un reportage narrativo sui Centri di permanenza temporanea (Cpt), e Lavorare uccide (Rizzoli, 2008), dedicato alle morti sul lavoro, il libro si pone a chiusura di un’ideale trilogia. Clandestino – scrive l’autore – «è una parola offensiva, squalificante», che nello stesso tempo, però, ci dice una verità: «c’è un soggetto negato, che rivendica un’esistenza prima ancora che il diritto».
Leggi tutto
Torno a casa stanca, apro la porta, suona la Madame Butterfly di Puccini. Si tratta dell’aria Un bel dì vedremo: una dichiarazione fiduciosa sul domani. Un ragazzino alto, scarno, pallido, si guarda allo specchio, ha l’aria malinconica. Dice che da grande vuole fare l’elettricista, “unire e scatenare energia”. Si esalta. Leggo nel suo viso la paura di non essere all’altezza, di tradire le aspettative altrui, di non riuscire a realizzare se stesso.
Con un colore disegno sullo specchio, all’altezza della sua bocca, un segno curvilineo. Riesco nel mio intento: sorride. Mi affretto a ripulire il vetro, ma più strofino più la macchia si allarga, inconsapevolmente creo un paesaggio. Ci guardiamo divertiti e disperati. Indietreggiamo, ma entriamo a far parte di un panorama che spazia sull’incombente mole di monte Pecoraro e sul promontorio di terra su cui si affaccia l’aeroporto di Punta Raisi.
Ci ritroviamo davanti ad un cancello, è l’entrata del liceo classico di Partinico. Un gruppo di ragazzi vicini al PSIUP, Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, discute animatamente sui problemi del proprio paese: Cinisi. Un ragazzo con il cappello chiede a gran voce un passo concreto, per fare in modo di esternare questo disagio.
Il giornalino L’Idea Socialista deve servire proprio a questo scopo: si compone di poche ma intense pagine; al suo interno si trovano articoli e vignette, caratterizzate da una forte vena critica nei confronti del malaffare, dell’intesa tra la Chiesa – che garantisce obbedienza – e la mafia – che trasmette un’apparente sicurezza -. Il sindaco democristiano, Domentico Pellerito, turbato dai toni anticonformisti utilizzati, sporge denuncia.
Leggi tutto