Si parla molto di globalizzazione, ma spesso se ne ha un’idea abbastanza generica. Il concetto è invece abbastanza semplice: un  mercato è un mercato globalizzato quando quello che succede in una parte del mondo influenza in modo significativo soggetti che vivono o operano molto lontano.

In primo luogo le imprese devono preservare la competitività e, se ottenuta, potranno far leva sull’economia di scala derivante dall’accesso a mercati più estesi. Per i consumatori si è già aperto un mercato con un più ampio ventaglio di prodotti disponibili e quindi con più scelte.

Abbiamo finora letteralmente goduto di tutto questo grazie ai prezzi tendenzialmente più bassi dei prodotti importati con conseguente bassa inflazione. Ma qual è il fenomeno che ha ispirato ed alimentato la recente globalizzazione?

Al consiglio regionale della Lombardia, l’opposizione ha proposto una mozione per l’adesione alla giornata mondiale contro l’omofobia, da celebrarsi il 17 maggio di ogni anno in ricordo dello stesso giorno del 1990, quando l’Organizzazione mondiale dalla sanità cancellò l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali.

Il capogruppo della Lega Nord, il consigliere Stefano Galli, ha espresso il dissenso del suo partito per tre motivi abbastanza imbarazzanti, riportati dal consigliere di Rc Luciano Muhlbauerha, che ha spiegato come il collega ha definito la mozione “un colpo di culo”, dopo aver dichiarato che lui era contrario a celebrare l’omosessualità “come una non malattia mentale”.

Sarà senz’altro una notizia di poco conto. Certo, oggettivamente ha una sua gravità intrinseca, ma considerando la cultura italiana della politica – smemorata e spudorata -, è al quanto irrilevante. Nel senso che chi simpatizza per il governo, continuerà a simpatizzare, e chi lo demonizza, continuerà a demonizzare. La situazione, nella sostanza, resta e resterà comunque la stessa. C’è, tuttavia, qualcosa che mi stupisce: se fino a qualche anno fa si aspettava di passare dal governo all’opposizione – o viceversa – prima di annientare la propria coerenza politica e umana, oggi basta molto meno.

È stata respinta dal governo brasiliano la richiesta di estradizione, inoltrata dal nostro governo, per il terrorista Cesare Battisti. Il Battisti è stato condannato in Italia per ben quattro omicidi, tutti avvenuti durante gli anni di piombo. Anni in cui erano contrapposti terrorismo di destra e di sinistra, anni che hanno devastato il paese trascinandolo in una sorta di guerra civile.

Siamo nel luglio 1999: l’emittente Europa 7 vede assegnarsi la concessione per trasmettere sul territorio nazionale. La relativa frequenza, però, era allora in uso di Rete 4, nonostante a quest’ultima la concessione fosse stata revocata. La legge, in occasioni, come questa, prevede un tempo massimo di sei mesi per ottemperare al cambio dell’utenza della frequenza.

Tuttavia, la Mediaset continua ad utilizzare quelle frequenze, anche se senza autorizzazione a trasmettere – tutt’oggi continua a trasmettere, quindi fin da ora sapere che, comunque siano andate le cose, ha continuato a farlo sebbene non autorizzata fino al 2004, quando la legge Gasparri ha provveduto a sanare le situazione.

Dal 14 aprile 2008 son passati nove mesi. Il governo, concepito quel pomeriggio di primavera dalla maggioranza relativa degli italiani, ha avuto alti e bassi, ma è riuscito a rappresentare in molte situazioni il profondo pensiero del paese. Questo governo e il suo leader escono rafforzati da questi nove mesi, non tanto per le azioni politico-amministrative, ma per il rapporto avuto con la popolazione.

A parte la crisi di popolarità autunnale, provocata dalla manifestazioni del 25 ottobre in piazza San Giovanni, dalle proteste contro la riforma Gelmini e dalle manifestazioni sindacali, la quarta avventura del Cavaliere a palazzo Chigi sembra essere cominciata con il piede giusto.

C’è questa ragazza. Si chiama Eluana, e forse neanche si rende conto di soffrire. È ormai un pesce smarrito in un mare crudele: come i pesci, non è in grado di provare dolore. Le mie competenze mediche sono alquanto limitate, ma il paragone mi pare pertinente. Ora la questione è delicata: qual è il giusto destino della povera Englaro? Questa benedetta spina, o maledetta che dir si voglia – dipende dai punti di vista, dalle proprie credenze che guidano il vivere di ognuno -, va staccata o no?

L’acqua è un bene che, in gran parte delle aree del mondo, purtroppo, non si trova in quantità illimitate. Anzi è scarsa, quindi è un bene economico.

La migliore definizione di bene economico la troviamo nel saggio di Lionel Robbins del 1953 dal titolo “Saggio sulla natura e l’importanza della scienza economica”, ove affermava che l’economia è “lo studio dell’utilizzazione di risorse scarse per soddisfare gli illimitati bisogni dell’uomo”.
Aggiungiamo che il bisogno non deve essere illimitato e, di conseguenza, anche il suo consumo deve essere limitato.


Dieci anni in più e nemmeno sentirli, perché, come diceva Nicola Piovani, “De André non è stato mai di moda. E infatti la moda, effimera per definizione, passa. Le canzoni di Fabrizio restano”. E dieci anni sono tanti, se vissuti in un mondo come il nostro, bastano e avanzano per ergere e distruggere mito dopo mito, almeno quelli effimeri e sterili. Il mito di De André, al contrario, continua a vivere. Non basti: oggi vive più che allora, anzi è maturato con la sua morte. Si è allargata la vista sul suo orizzonte umano, infinito e per questo ancora più interessante. E più il tempo avanza, più le sue radici affondano nel terreno non solo del nostro patrimonio musicale, ma anche di quello culturale.

Ieri ho letto un articolo di Giorgio Bocca, sull’inserto Il venerdì di Repubblica, che mi ha colpito particolarmente.

L’articolo pone questo quesito: la vita è sacra o no? Bocca si chiede perché, “se la vita è considerata sacra, tutte le patrie del mondo si dotano di eserciti per farsi la guerra e di cappellani militari?”. Perché “per secoli la classe dirigente ha raccontato ai sudditi che era bello morire per la patria?”.

Non sono domande ingenue o da sempliciotti, sono legittime.

Mi chiedo perché i martiri siano considerati eroi mentre l’eutanasia è considerata un reato contro la vita: il malato che sceglie di morire non segue, forse, un’idea?

Con l’intervista a Marco Spinello, iniziamo un percorso di conoscenza della giovanile del Pd attraverso una serie di interviste a ragazzi e ragazze che stanno partecipando a quest’avventura.