"Al cuor non si comanda": potrebbe essere questa la frase adatta che ha posto fine alla querelle di queste settimane, che hanno visto contrapposto il Manchester City al Milan sulla cessione di Kakà.
Sappiamo infatti che il presidente del City, lo sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan, aveva lanciato un'offerta di ben 120 milioni di euro per il calciatore. In queste settimane abbiamo assistito a molti tira e molla, a vere e proprie crisi di coscienza da parte del giocatore e della dirigenza milanista. Alla fine ha vinto il cuore, quello di Kakà, che ha deciso di restare in Italia, nel suo Milan, commosso anche dalle tante dimostrazioni d'affetto da parte dei tifosi che sono scesi in piazza a manifestare.
Quindi si potrebbe dire che tutto è bene quel che finisce bene, ma vorrei soffermarmi non sulla conclusione della vicenda, bensì su ciò che sta succedendo nel mondo del calcio.
Come tutti noi sappiamo, il mondo sta attraversando un grave periodo di crisi economica, in cui le famiglie fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, dove il collasso delle banche ha lasciato sul lastrico centinaia di migliaia di persone. Ed è in questo clima che entrano sulla scena questi nuovi ricchi, come il sopracitato sceicco, che per un proprio capriccio, perché di tale si tratta, non indugiano a gettare sul piatto della bilancia cifre da capogiro, come quella proposta per acquistare Kakà.
E che dire poi di Abramovich, che ora ha deciso di vendere il suo Chelsea solo perché non riesce ad appagare più la sua sete di successo? Credo che in periodi come questo sia sbagliato far girare cifre del genere, e ritengo anche che sia uno schiaffo alla miseria di fronte a persone che faticano, magari presenti anche tra quei tifosi scesi in piazza a manifestare contro la cessione di Kakà.
Ebbene, mi chiedo se questo sia veramente il calcio moderno, un calcio dominato solo dai soldi e dalle manie di protagonismo dei suoi attori, un calcio dove non conta più il beau geste, ma solamente quanto guadagni o quale velina stai frequentando.
La gente dovrebbe accorgersi di tutto ciò, e cioè che vengono nutriti con un copione molte volte già scritto, ma dovrebbero accorgersene anche le istituzioni, che non contribuiscono a porre un limite a questo enorme giro di soldi.
Viviamo in un paese in cui le federazioni di sport considerate "minori" fanno fatica ad andare avanti, quegli sport minori come la scherma, il canottaggio e tanti altri, che tanto lustro e gloria hanno dato al nostro paese, mentre la federazione calcio naviga letteralmente nell'oro, per via anche della globalizzazione di questo sport.
In tutto questo, Kakà ha rinunciato al lauto stipendio promessogli dallo sceicco, decidendo di restare nel Milan dove comunque continuerà a percepire un congruo stipendio, fuori della portata dei "comuni mortali". Ma sicuramente ha donato un grande esempio di stile e di attaccamento ai colori, e chissà che non sia di spunto affinchè le cose cambino in questo mondo dominato dal "Dio denaro".


