È qualche giorno ormai che ho in testa un pensiero irrazionale e (forse) folle. Domenica sera il nostro Presidente del Consiglio è stato colpito al volto in piazza del Duomo a Milano. Non so se sono rimasto più scioccato dal gesto dello squilibrato o dall’immane cordoglio che ha circondato il nostro premier (sicuramente meglio di quanto lo circondavano gli uomini del servizio di sicurezza) subito dopo l’accaduto. Mi ha dato da pensare.
Innanzitutto, l’infame attentato non è avvenuto in piazza del Duomo, bensì in quella piazzetta che c’è dietro alla cattedrale milanese, poco prima di piazza Fontana, assai più piccola (e facile da controllare, a mio avviso). Com’è possibile riuscire a colpire un personaggio così in vista come Silvio Berlusconi (era già accaduto qualche tempo fa: ricordate il cavalletto?)? La colpa è forse del suo troppo amore per la gente, il suo profondo bisogno di star loro vicino, di essere abbracciato e salutato con affetto, la sua smania di protagonismo? Non lo so.
Fatto sta che questo attentato capita proprio a fagiolo: Berlusconi era reduce da una serie di accuse (mafia in primis) e fallimenti (incostituzionalità del lodo Alfano e rischio processi in avvicinamento), di attacchi scellerati ed irresponsabili (anche lui è caduto nel dipietresco attacco al Presidente della Repubblica, con toni ben più gravi di quelli del leader dell'IdV) che gli avevano portato critiche e prese di distanze da parte di alcuni alleati e soprattutto da parte del popolo italiano, che iniziava a considerarlo ormai irrimediabilmente impazzito. Cicchitto stesso si sarebbe aspettato di sentirlo presto declamare le beatitudini da Montecitorio.
Con un solo colpo (in tutti i sensi) Berlusconi recupera il favore di tutto il settore politico (alleati e non), che si stringono attorno a lui e al suo cordoglio (emblematiche le parole misericordiose di Vendola: "a vederlo così lo avrei voluto abbracciare"); recupera l’amore e le attenzioni della popolazione ("povero Silvio") e, soprattutto, riesce a isolare (meglio, stigmatizzare) i due più acerrimi ed infidi suoi rivali, Antonio Di Pietro e Rosy Bindi, quest’ultima criticata all’unanimità anche dal suo partito (la Bindi - ricordo - è Presidente del Pd). È subito partita la campagna della maggioranza contro il clima d’odio e violenza creato ed alimentato dall’opposizione.
"E domani vinceremo perché non siamo coglioni!".
"Vedo che lei è più bella che intelligente".
"La proporrò per il ruolo di kapò".
"Voi siete personaggi indegni della democrazia".
Siccome io non credo alle casualità (non quando sono così gargantuesche, almeno), in casi come questo evidenzio due possibilità: o esiste un Dio, un’entità superiore che vuole che Berlusconi resti al governo, oppure questo "attentato" è stato organizzato per ottenere gli scopi di cui sopra. Vi dico solo che io sono ateo.
Guarda caso l’attentatore è un pazzo ("psicolabile", lo ha definito il padre, quindi facilmente convincibile a compiere una determinata azione), un personaggio che, qualunque cosa raccontasse, non sarebbe creduto. Per giunta elettore del Pd (l’ha detto sempre il padre del soggetto in questione), quindi motivato (in un certo senso) all’eliminazione del santo tiranno.
Guardo le foto dell’attentato, qualche giorno più tardi, e c’è qualcosa che mi sfugge. Troppo sangue. Sembra un film splatter americano anni Settanta. Poi mi accorgo che nelle prime immagini, di Berlusconi appena colpito, il sangue addirittura non c’è. Poi interviene il servizio di vigilanza, prende Silvio e lo porta in macchina. Dopo un po’ Silvio riemerge (debbono aiutarlo ad uscire, fatica a stare in piedi: ma non l’avevano colpito ad uno zigomo? Si vanta di dormire tre ore per notte e per un souvenir su una guancia quasi perde conoscenza?), il suo volto è zeppo di sangue, già coagulato. E la sua camicia e la sua giacca sono linde e pulite, neanche una macchia.
Ma è un pensiero che mi sfiora per un attimo, lo dico a bassa voce, tra me e me, perché di questi tempi non si può parlar male dell’uomo che fino a poco fa stava distruggendo il Paese.
Massimo Tartaglia - non temete - sta bene, Anteo Zamboni dovrà attendere ancora un po’ prima di avere compagnia.


