Ho fatto un sogno: era il 1984, e lo era da parecchio tempo, un eterno 1984. Stavo camminando per le strade della mia città, ovunque campeggiavano manifesti con il suo enorme volto sorridente. Sempre sorridente. Lo potevi vedere ovunque fossi. Anche se chiudevi gli occhi, lui era lì davanti a te, a farsi osservare e ad osservarti a sua volta.

Spesso era anche in televisione, quando faceva i suoi comunicati al Paese. Mi pareva esistesse da sempre, come il mondo, sempre giovanile e sorridente, sempre vivo, sempre amato da tutti.


La vita: la vita non era più la stessa di quando ero bambino, la crisi economica aveva lasciato profonde cicatrici nel Paese, le periferie delle città erano il rifugio degli operai, un razza sottosviluppata che veniva tenuta a distanza dai cittadini normali e dagli affari del Paese. Erano solo schiavi, senza diritti e senza voce, dovevano solo produrre. Peggio, c'erano solo gli immigrati.

In giro per le strade le milizie, che da tempo avevano sostituito la polizia, si occupavano di mettere paura alla gente, di farli desistere da qualsiasi forma di ribellione, che fosse disegnare su un muro o parlare a voce alta.

La gente aveva le facce inebetite, degli encefalogrammi, vivi abbastanza per recepire gli ordini ed eseguire il proprio lavoro. Poi la sera a casa dalla famiglia, a mangiare e a guardare la tv, nemmeno il tempo di conversare.

E la televisione mostrava solo reality show che si proponevano di raccontare una vita vera, in cui però nessuno si poteva riconoscere, i programmi pornografici e i telegiornali dove si celebrava il benessere del Paese e il governo.

Sempre lo stesso, il governo. Alle elezioni c'era un solo partito, con un solo candidato.

Alle diciotto di sera il coprifuoco, dopo quell'ora in giro restavano solo prostitute e stupratori, tutti stranieri ovviamente. Nessuno li arrestava, nessuno li condannava, così la gente poteva vivere nel terrore e giustificare le ronde delle milizie dalle teste rasate.

Le carceri però erano sempre piene, probabilmente di chi aveva osato parlare male del governo. E da lì nessuno ne sapeva più nulla, così che in capo a tre giorni tutta la popolazione se n'era dimenticata.

Tutti lavoravano, perché i disoccupati non facevano parte della società, vivevano nelle periferie, dove Dio solo sa cosa accadeva.

Non esisteva la scuola, perché tutta l'istruzione di cui c'era bisogno era fornita dalla televisione.

Non si poteva fare nulla senza il permesso del governo, nemmeno morire. Ovviamente nemmeno lamentarsi: chi si lamentava veniva "vaporizzato". Scompariva nel nulla, lui e tutto ciò che esisteva su di lui, e veniva dimenticato.

Era proibito leggere determinati libri, ascoltare determinate canzoni, dire determinate parole o nomi, addirittura pensare determinate cose.

Ad oggi, non so se mi sono svegliato o se (forse) abbia mai sognato.


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