La scorsa settimana, finalmente, mi sono deciso: scendo in politica. Mi candido per le prossime comunali come sindaco.
Proprio per motivo, giusto ieri ho organizzato un incontro pubblico al teatro comunale, per rispondere alle domande dei cittadini. Beh, purtroppo non è andato molto bene. Vi racconto.
Eccomi qui, salto sul palco. Il teatro è già gremito di persone, direi che tutta la cittadinanza è presente. Noto piacevolmente come sia pieno sia da un lato che dall’altro della stanza: tante persone di qua, tante persone di là. Così comincio l’incontro facendo notare che chi è seduto su una metà del teatro è un coglione, così, giusto per cominciare con una risata.
Direi che innanzitutto è importante esporre il mio programma elettorale. È incisivo anche se abbastanza semplice, si articola su pochi ma precisi punti. Leggo ad alta voce: il regolamento comunale è ormai obsoleto e inutile, dovremmo rimuoverlo; gli organi di garanzia presposti a vigilare sul mio mandato – semmai venissi eletto – sono chiaramente dello schieramento opposto al mio, per cui è ovvio che faranno un uso politicizzato delle loro funzioni, tanto vale abolire anche quelli, mi sarebbero d’intralcio; fino ad ora non ho mai avuto problemi con la giustizia, ma se dopo la mia elezione qualche magistrato si dovesse interessare a me, è chiaro che lo farebbe solo per contrastarmi politicamente, visto che sarebbe l’unico modo per porre una fine anticipata al mio mandato. Sì, tutto qui. Bene, ora passiamo alla domande del pubblico.
La prima ad alzare la mano è una ragazza molto giovane, mi chiede come ho intenzione di porre fine ai numerosi stupri che si susseguono nella nostra città. Ma cosa posso fare io, che avrò a disposizione solo un gruppetto di vigili urbani? Mi servirebbe come minimo un vigile urbano per ogni bella ragazza della città, rispondo.
È il turno di un signore di media età, che mi racconta della figlia: ha studiato tanto, laurea triennale, specialistica, ora sta svolgendo un dottorato, fa la ricercatrice. Prende 700 miseri euro al mese, le è impossibile tirare avanti senza l’aiuto dei genitori, considerando che ha anche una figlia di qualche mese e che il marito guadagna poco più di lei. Io capisco la difficoltà della situazione, ma sarà mica colpa mia se l’uomo e la figlia sono dei pezzenti? Colpa sua, perché non ha sposato un ricco miliardario? Avrebbe risolto facilmente il problema.
Allora si alza un’anziana signora e mi fa notare che le mie precedenti risposte sono state scortesi e che sono un vero maleducato, che mi dovrei vergognare. Che rompi palle la nonnina! Mi limito gentilmente a farla notare come sia più bella che intelligente.
Un’altra ragazza si alza subito dopo, mi pare che ripeta più o meno le stesse parole della nonnina, ma io in realtà nemmeno la sto a sentire: è una ragazza così bella che rimango di sasso. Mi riprendo dopo qualche secondo, afferro il microfono e le chiedo se dopo l’incontro sarebbe così gentile da lasciarmi palpare un po’ il suo bel culo e se può lasciarmi il suo numero di cellulare. Mmh, mi sa che non è molto disposta, sembra un po’ imbarazzata, la ragazza.
Vabbè, andiamo avanti. Sento una voce dal pubblico, mi chiede che possiamo fare per gli sfollati de L’Aquila, se li possiamo accogliere qui in città. Ma sì, ma certo, ma ci mancherebbe! Io mi metto nei panni di quei poveri aquilani, e mi rendo conto che in quella situazione una vacanza è proprio quello che ci vuole!
L’argomento cambia ancora: con la crisi economica, dieci giorni fa ha chiuso quella grossa fabbrica in periferia, e parecchi operai sono rimasti senza lavoro, che si può fare? Ma dai, ma queste sono domande faziose! La crisi economica è passata da un pezzo ormai, lo sanno tutti, quella probabilmente è gente che vuole stare a spasso e si giustifica miseramente così. Insomma, è come se io dicessi che oggi non sono andato al lavoro perché durante gli anni di piombo è bene rimanere a casa. Quelli che in passato (quando la crisi economica c’era davvero) hanno avuto di questi problemi, hanno tutti potuto usufrire della cassa integrazione, quindi il problema non c’è proprio mai stato. E anche se fosse, cerchiamo di essere ottimisti, per favore! Parliamo di cose belle.
Vado avanti così per un bel po’, fin quando non avverto che il clima è diventato rovente. Sarà meglio sdrammatizzare con qualcuna delle mie barzellette: la sapete quella dell’italiano, del romeno e dell’albanese? A sentire le reazioni credo che la conoscano già.
Sarà meglio tentare un altro escomotage, potrei intrattenere la folla con una simpatica scenetta che sicuramente piacerà a tutti: faccio finta di andare via, ma in realtà mi nascondo su un lato del palco, dove ci sono le tende del sipario. Aspetto qualche secondo e poi… salto fuori e faccio cu-cù al mio candidato vicesindaco rimasto al centro del palco! Peccato, non sembra né divertito né sorpreso. Eppure mi ero nascosto bene!
A questo punto comincia a volare qualche insulto in mia direzione, strani epiteti su mia madre e sulla mia fidanzata, qualche monetina, penne e matite, volantini accartocciati. Ma come si permettono questi villani? Che andassero a morire ammazzati, loro e tutti quelli come loro, gli urlo contro. Alzo il dito medio in loro direzione, poi lo alterno all’indice più il mignolo, mentre i carabinieri, appena arrivati sul posto, cercano di portarmi via e di sottrarmi al linciaggio.
Qualche cazzotto e qualche sberlone me lo becco comunque strada facendo e così, invece che a casa, mi accompagnano al pronto soccorso, dove comunque mi notificano un paio di denuncie e querele.
Per fortuna oggi è un altro giorno. Ho passato tutta la giornata di in ospedale. E qui, tutto dolorante e ammaccato, riflettendo e riflettendo su quanto accaduto ieri e su cosa potesse essere andato storto, comunque convinto di aver presentato un programma nell’interesse di tutta la cittadinanza e di aver fornito delle ottime soluzioni ai problemi riferiti, non posso fare a meno di pormi insistemente una domanda: perché mi odiano?
Mirko Pagliai
