Non sono andato alla manifestazione indetta dalla Federazione della stampa per la libertà della suddetta. Non ho comprato il mio biglietto, niente fermate di metropolitana, niente slogan e sberleffi. E sì che avrei potuto incontrare qualche ragazza, e dopo andarmene al McDonald”s. Sarebbe stato un pomeriggio simpatico, sessantottino; mi sarei inebriato nell”odore di sudore e colonia dozzinale, di cappotti di pensionati, di stole da maestrine, mi sarei fatto trasportare dalla forza e dalla foga della folla, avrei cantato, urlato e mi sarei sentito potente, importante, utile. Mi sarei immaginato come un bravo cittadino a sostegno delle istituzioni. Avrei avuto la coscienza a posto.

E invece no.

Mi sono perso Roberto Saviano, Serena Dandini, Michele Santoro e tutti i notabili che ci si aspetta di vedere a questi eventi. Non ci sono stati, nell”ordine: i punkabbestia coi cani, i rasta, le bottiglie di Peroni da 66cl, quegli odiosi tipi dei centri sociali che raccolgono soldi facendo spettacoli di giocoleria e chiedono sempre l”accendino, le ragazze coi dreadlocks e i cani senza museruola, i vecchietti che una volta votavano Pci e si lamentano dei tempi andati, i comunisti al caviale e le loro pretese intellettuali.

Mi è mancata tutta questa gente, ma ho resistito. Proverò a spiegare con qualche parola i miei perché.

Innanzitutto, è irritante pensare che in Italia vi sia un monopolio della libertà. Bisognerebbe spiegare per quale motivo i combattenti per la libertà hanno sempre la bandiera rossa, stanno sempre a sinistra, hanno sempre i toni dimessi dei cani bastonati e hanno tutti quanti la coscienza inquieta e lo stipendio fisso. Vorrei capire perché dover andare a protestare in favore di giornali che drenano i soldi di mio padre – che ha sempre pagato le tasse – per stampare montagne di carta che nessuno legge e che si reggono sui contributi dello Stato.

Quasi tutti i giornalisti che protestano, poi a fine mese riscuotono stipendi pagati con i soldi delle tasse. In un paese postmoderno i periodici dovrebbero provare a mantenersi senza contributi: allora sì che in Italia comincerebbero a parlare di attentato alla democrazia. La verità è che si chiuderebbero testate-fantoccio che continuano a stampare cose che nessuno legge e nessuno vuole.

Berlusconi non ha bisogno di chiudere Liberazione; questo perché Liberazione fallisce ciclicamente ogni due o tre anni, e dunque sa chiudersi benissimo da sola.

Vorrei capire perché dover andare a protestare in favore dell”Ordine dei giornalisti, una cricca di persone che per farmi lavorare pretenderà da me e dai miei coetanei fatiche assurde in cambio di una tessera ridicola, di un patentino di libertà, di un certificato di buona grammatica. I giornalisti in Italia sono una casta, non meno di farmacisti, avvocati, notai, et cetera, e non ho voglia di urlare a favore di coloro i quali smetteranno di sorridere, quando io – che non sono nessuno – chiederò di diventare come loro.

Vorrei realizzare come sia possibile che la libertà di stampa sia in pericolo, se questa gente continua a stampare giornali, a tenere in piedi siti internet, a condurre programmi sulla televisione di Stato, ad avere contratti milionari. Vorrei capire come sia possibile che i politici di sinistra abbiano rapporti così stretti con i giornalisti, perché i talk show siano continuamente gremiti di politici, come batterie di un pollaio, anche quando le registrazioni si effettuano durante le sessioni Con i cinque rulli e 20 linee di pagamento della slot machine Hellboy, il provider Microgaming e riuscito ancora una volta ad offrire un gioco ispirato a ad un celebre eroe dei fumetti per soddisfare i grandi appassionati di un genere che offre sempre grandi avventure e divertimento. parlamentari – e teoricamente lor signori avrebbero altro da fare che ciarlare in televisione.

Queste persone che combattono per noi dovrebbero spiegare perché abitano in centro, quale resistenza combattono indossando bei vestiti, da quale nemico si difendono se vanno in giro impettiti per la strada. E – signori miei – questo non è populismo, questi sono contratti collettivi nazionali.

Vorrei capire perché, se vado contro questa gente, sono necessariamente illiberale o – meglio ancora, visto che il termine si usa sempre – fascista, questa specie di marchio o spauracchio che non ci siamo scrollati di dosso in sessant”anni di democrazia, questa specie di vizietto del Paese.  Vorrei capire perché la gente ha tutta quest”ansia di essere pro o contro i fascisti. Vorrei capire a che servono e a chi servono i fascisti. Ho bisogno di comprendere perché sia così comodo impiegare schemi così lontani dalla contemporaneità, perché si debbano continuare a usare le parole e i pensieri che questa gente ha imparato da giovane. Siamo l”unico Paese al mondo dove – io che ho vent”anni – ho bisogno di imparare le novità di trent”anni or sono; siamo l”unico Paese occidentale dove i ventenni stanno andando a protestare in favore dei vecchi, e di quello che i vecchi pensano.

Se c”è un problema di libertà in questo paese, allora chi ho votato, visto che in Parlamento ci sono almeno tre forze politiche, oltre a una miriade di partiti e partitini che aspettano fuori dal palazzo come cani affamati? A che serve il Partito Democratico, e come mai se vince le elezioni non risolve mai il nodo del rapporto tra politica e televisione? Forse perché le nomine alla Rai fanno comodo? Dovrei protestare in favore di una televisione governata con i piedi, nella quale l”organico è doppio perché c”è il turnover dopo le elezioni? Dovrei urlare e sbracciarmi per difendere l”ennesimo feudo dei posti fissi e degli stipendi per pochi?

Ma a me chi difende? Ma a me chi rappresenta? Ma un concorso per entrare in Rai lo bandiranno mai, o continueranno ad assumere senza concorso come fatto sinora?

Queste sono le domande ben più importanti che mi porgo, mentre mi affaccio dal balcone, in questo quartiere sonnecchiante, ai margini della rivoluzione senza sangue, della guerra senza spari, degli scontri senza morti. Nel piazzale sotto il mio palazzo una bambina insegue una palla, mentre la nonna la guarda in apprensione: chissà cosa pensano loro, chissà quanto gliene importa.

In Italia ci sono dei problemi, ma non saranno i promotori di questa iniziativa a superarli. Non saranno loro, perché questa gente non promuove la Libertà, promuove la propria libertà. Queste persone torneranno a tacere, se e quando vinceranno le forze di sinistra. Tornerà il silenzio su un sistema nel quale l”accesso all”informazione è sempre condizionato. Staranno zitti al prossimo giro di nomine, daranno un placet al nuovo direttore del Tg1, saranno contenti di fare quello che fanno, si sentiranno eroi.

Intanto l”Italia va sempre più in basso. La tv di Stato è una tv politica, decisa dalla politica, lottizzata dalla politica, nella quale il conflitto di interessi è bipartisan, nel quale la proprietà dei mezzi di informazione e delle imprese è indissolubilmente legata agli schieramenti di destra, di sinistra, di centro.

In Italia si è fatta un”operazione culturale spaventosa: si è confusa la terzietà dell”informazione con una pretesa neutralità; motivo per il quale tutti i giornalisti o sono grigi o sono di parte, e dunque hanno una colpa. Per questo motivo tutti sono rimovibili e tutti continuano a lavorare: non si può cacciare chi pensa, perché altrimenti dovrebbero andare via tutti. L”informazione è troppo importante per non metterci le mani; nessuno pensa che una persona possa autonomamente avere delle idee, o avere una professione politica senza la tessera di un partito, o di essere indipendente pur essendo schierato, di esprimere la propria, di criticare un governo inerte o un”opposizione beota.

Povero Vittorini! È questo il risultato della malafede che serpeggia tanto a destra quanto a sinistra! È questa l”espressione di partiti ormai autoreferenziali; schieramenti che non rappresentano più la gente. Pur di prendere voti, i valori della Democrazia, che dovrebbero essere condivisi da tutti, sono diventati terreno di scontro politico: è questo il cancro del Paese.

Domani al corteo non ci vado; non sarà Marco Travaglio a dirmi che è tornata la libertà in tv.